Liguria

La nave di Emergency attracca in porto con a bordo 113 migranti. Soldini: “Spero trovino quello che sognano”


Ponte Doria, la nave di Emergency attracca con 113 migranti

Genova. È arrivata nel porto di Genova poco dopo le 6.30 di domenica mattina la Genova la Life Support, la nave di Emergency con a bordo 113 migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale quattro giorni fa.

Scortata dalle motovedette della capitaneria di porto e dalla guardia di finanza, la nave ha attraccato a ponte Doria e atteso il sopralluogo della sanità marittima, che si occupa di stabilire le priorità di sbarco. A bordo anche il celebre navigatore e velista Giovanni Soldini, impegnato come soccorritore nella missione di Emergency. Intorno alle 11 le operazioni di identificazione e sbarco sono terminate.

“Abbiamo da poco concluso lo sbarco, finalmente dopo oltre quattro giorni di navigazione i naufraghi soccorsi in questa missione sono potuti scendere a terra – afferma Domenico Pugliese, Comandante della nave -. Durante questa lunga traversata, che è stata dura soprattutto per le donne in gravidanza e i più fragili, lo staff di Emergency si è preso cura di tutte le persone soccorse.  Mentre la Life Support si prepara a una nuova missione nel Mediterraneo centrale, auguriamo alle persone appena sbarcate il meglio per il loro futuro.”

Le 113 persone soccorse da Emergency sono 9 donne, di cui 2 in gravidanza, e 104 uomini, tra cui 36 minori soli e un bambino che viaggia con la propria famiglia. Provengono prevalentemente da Paesi segnati da violenze, conflitti, povertà estrema, instabilità e crisi climatica, tra cui Bangladesh, Somalia, Eritrea, Egitto, Etiopia, Pakistan e Sudan. In quest’ultimo, in particolare, prosegue da oltre tre anni e mezzo una guerra sanguinosa che ha causato la più grave emergenza umanitaria attualmente in atto. Un dramma che Emergency stessa conosce da vicino, non avendo mai lasciato il Sudan ed essendo tutt’ora attiva e presente con le sue strutture sanitarie a Khartoum, Port Sudan (Stato del Mar Rosso) e Nyala (sud Darfur).

“Mi ha colpito molto l’attitudine piena di speranza di questi ragazzi, uomini e donne scappati da un inferno, che inseguono il sogno di una vita normale – è stato il commento di Soldini – Spero solo che trovino quello che sognano.”

 Uno dei naufraghi a bordo, un ragazzo sudanese, ha condiviso la sua difficile esperienza: “Sono partito solo da Khartoum l’anno scorso. Il mio quartiere è stato sotto assedio per settimane, in ogni momento potevamo venire colpiti con droni esplosivi. Ho deciso di scappare e in poche settimane ho raggiunto la Libia con alcuni amici. La polizia libica ci ha arrestati senza motivo, rubandoci tutto. Ci obbligavano a lavorare tutto il giorno, mangiando pochissimo. Quando ci fermavamo per la fatica, venivamo picchiati con bastoni e minacciati con fucili. Siamo poi riusciti a partire da Zawiya e siamo stati in mare due giorni prima di essere soccorsi. Avevamo ormai l’acqua alle caviglie, mischiata al carburante, nel buio più totale. Quando abbiamo visto la vostra nave abbiamo pensato fosse la Guardia costiera libica, solo dopo alcuni minuti abbiamo realizzato di essere in salvo”.

Le 113 persone sono state recuperate in due distinte operazioni di salvataggio, effettuate il 27 e 28 ottobre nelle acque internazionali del Mediterraneo centrale: 73 si trovavano su una piccola imbarcazione di legno, mentre altre 40 viaggiavano a bordo di un gommone. Tra i naufraghi figurano 36 minori stranieri non accompagnati e nove donne, due delle quali in gravidanza.

La nave ha percorso circa 680 miglia nautiche, pari a circa 1.260 chilometri, dall’area dei soccorsi sino al porto del capoluogo ligure.

Anche il Comune di Genova e Anpas, con la Croce Bianca Genovese, si sono mobilitati, con alcune squadre della protezione civile presenti in banchina per accogliere i migranti e distribuire pasti caldi. 

 


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