«La multa del Velocar è illegittima». Il Comune di Fano perde anche in appello e ora dovrà pagare anche tutte le spese legali

FANO L’indirizzo giurisprudenziale ormai è univoco. Nei giorni scorsi, il Tribunale di Pesaro ha respinto un appello che il Comune di Fano aveva promosso contro una sentenza favorevole al cittadino del giudice di pace in tema di Velocar. La novità è che invece che compensare le spese, come fino a qualche tempo fa faceva, il giudice ha ritenuto di condannare il Comune a rimborsare al cittadino chiamato in causa le spese legali, in misura pari a circa 3 volte la multa.
L’avvocato Paolini
Anche questo obiettivo, oltre naturalmente quello di annullare la sanzione dello strumento di Metaurilia, è stato raggiunto dall’avvocato Luca Rodolfo Paolini che da tempo si batte perché non vengano riconosciute come legittime le sanzioni elevate per eccesso di velocità in base ai rilevamenti degli strumenti approvati dal Ministero dell’interno ma non omologati dal Ministero dello sviluppo economico. «Questo era uno dei punti cardine della mia difesa» ha dichiarato il legale partendo dall’antefatto del 15 dicembre 2025, quando il sindaco di Fano aveva dichiarato alla stampa che l’orientamento della Amministrazione era quello di appellare in Tribunale le decisioni del giudice di pace, sottolineando il fatto che le spese di difesa talora costano più della multa. Verità sacrosanta, anche se, in realtà, chi ricorre lo fa più per preservare i suoi punti sulla patente che per i soldi. Questa volta invece anche le spese per circa 600 euro sono state addebitate al Comune. «Nel 97 percento circa dei casi – ha evidenziato Paolini – i Comuni vincono “a tavolino” perché la maggior parte de cittadini multati non contesta le multe. Nonostante ciò vogliono “vincere” anche su quel 3 percento circa di cittadini che hanno vinto in primo grado. Invece che finirla lì e godersi il 97 percento incassato “de plano” – come fa la stragrande maggioranza dei Comuni – il Comune di Fano ha deciso di impugnare in tribunale le sentenze sfavorevoli. Confidando in una situazione che nella Marina Americana definiscono “Win-win”: “O vinco io o perdi comunque tu”. Infatti, il Comune “parte forte”, se vince incassa la multa. Se perde le sue spese di difesa le pagano comunque i cittadini con la fiscalità generale. Il cittadino “parte debole”: in caso di compensazione delle spese, sia che vinca sia che perda, sarà comunque “più povero”. Infatti, se vince non paga la multa ma deve pagare il suo legale. Se “perde” paga entrambe di tasca propria».
La dissuasione
Se poi il Comune lo trascina, suo malgrado, anche in un giudizio di appello in Tribunale dove i costi sono più alti è chiaro che subisce anche una sorta di “dissuasione subliminale” ad esercitare il proprio diritto di difesa». La legge è molto chiara al riguarda, prescrive l’uso di strumenti omologati che garantiscano, come ha precisato la Cassazione, “la perfetta funzionalità e precisione dello strumento”.




