La morte di Umberto Bossi, il Senatùr che cambiò la politica italiana: il suo rapporto difficile con Genova

Genova. Si è spento ieri sera, giovedì 19 marzo 2026, Umberto Bossi. Il “Senatùr”, figura centrale e spesso controversa della politica italiana degli ultimi quarant’anni, aveva 84 anni. Il decesso è avvenuto presso l’ospedale di Circolo di Varese dove era stato ricoverato in terapia intensiva nella giornata di mercoledì a causa di un improvviso peggioramento delle sue condizioni di salute.
Nato a Cassano Magnago nel 1941, Bossi non è stato solo il fondatore della Lega Autonomista Lombarda, poi divenuta Lega Nord, ma l’uomo che ha scardinato gli equilibri della prima Repubblica. Con il suo linguaggio diretto, talvolta ruvido e al limite dell’insulto, ha portato i temi del federalismo e dell’autonomia al centro del dibattito nazionale proprio negli anni in cui la politica italiana era sconvolta dagli scandali legati alla corruzione emersi con “Mani Pulite”.
Bossi più volte definì la Lega “antifascista” – famosa la frase “mai con in nipoti dei fascisti” – anche se poi nel 1994 optò per l’alleanza con Silvio Berlusconi che nella sua coalizione di centrodestra aveva”sdoganato” Alleanza Nazionale, nata dallo scioglimento dell’Msi, segnando la nascita del centrodestra moderno. Poi le celebri adunate di Pontida e il rito dell’ampolla con l’acqua del Po: la sua parabola politica ha segnato in modo indelebile il cambiamento del fare politica in Italia e del linguaggio politico. Nonostante la malattia che lo colpì duramente nel 2004, Bossi non aveva mai abbandonato del tutto la scena, rimanendo un punto di riferimento critico e carismatico per il popolo del Carroccio.
I legami con Genova e l’inizio della fine
A Genova inevitabilmente burrascosi rapporti con Sergio Castellaneta, il leader e riferimento genovese per la Lega Nord, noto per essere fumantino e schietto quanto lo stesso Bossi. Nel 1993 la Lega Nord, da sola, con va al ballottaggio per palazzo Tursi con Enrico Serra, perdendo lo scontro contro Adriano Sansa. Ma da Genova, negli anni successivi, inizierà a sgretolarsi il progetto del Senatùr.
E’ lo stesso Castellaneta, infatti, uno dei pochi a sfidare il leader leghista in occasione dell’alleanza con Berlusconi – che diede i natali al Polo delle Libertà – uscendo dal partito (era deputato) e formando il gruppo misto. E poi la corsa per Tursi del 1997, dove lo stesso Castellate, in solitaria con il partito Genova Nuova, e non supportato dalla coalizione di centrodestra, sfiora nuovamente la vittoria al ballottaggio contro Giuseppe Pericu.
Nel frattempo Umberto Bossi a Genova inizia a costruire una nuova generazione di “scudieri”, lanciando un giovane Edoardo Rixi – oggi viceministro per la Lega di Salvini – che successivamente si alternò con Alessio Piana – oggi assessore regionale – nello schieramento leghista in Sala Rossa.
Da Genova però arriverà il colpo di grazia alla parabola politica bossiana con lo scandalo Belsito e l’inchiesta giudiziaria legata alla gestione dei rimborsi elettorali che vide protagonista appunto l’allora tesoriere genovese del partito. Le indagini della magistratura infatti rivelarono un uso irregolare dei fondi, destinati in parte a coprire spese personali della famiglia del fondatore. Il momento di massima tensione si raggiunse nel 2012 con la consegna alla Guardia di finanza di undici lingotti d’oro, diamanti e dell’auto in uso al figlio Renzo. Il 5 aprile 2012, nel corso del consiglio federale della Lega Nord organizzato per nominare un nuovo tesoriere del partito, Bossi annunciò a sorpresa le proprie dimissioni irrevocabili da segretario federale del partito, motivato la propria scelta spiegando di voler tutelare il partito e al tempo stesso la propria famiglia dalle inchieste.
Dopo le dimissioni da segretario, Bossi si allontanò dalla scena politica e diradò le sue apparizioni pubbliche, venendo comunque ricandidato alla Camera e rieletto deputato. Nel 2013 tento un ultimo colpo, sfidando il giovane e rampante Matteo Salvini per la segreteria del partito, uscendo però sconfitto ottenendo il 18,3% dei voti contro l’81,6 dell’avversario. Un tramonto definitivo, che, acuito dalla malattia, portò il senatùr fuori dai radar politici, pur mantenendo una certa autorevolezza nell’ambiente leghista, poi di fatto “rivoluzionato” dalla stagione Salvini, talvolta in disaccordo con lo storico fondatore.
Lega in lutto
“Lo ricordiamo con grande affetto e la nostalgia delle battaglie che ha saputo portare avanti per il popolo, sempre con grande dignità – ha dichiarato il capogruppo regionale della Lega Liguria Sara Foscolo – Non è mai arretrato e non ha mai mollato, neppure di fronte a mille ostacoli. E’ stato uno dei protagonisti di primo piano del cambiamento e ha segnato la storia del nostro Paese. Non è facile, per noi, dirgli addio. Ci stringiamo attorno ai famigliari ed esprimiamo il nostro cordoglio per la scomparsa di un gigante della politica”.
La Lega Giovani Liguria esprime cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi, fondatore della Lega “Oggi se ne va un gigante della Politica italiana, un uomo visionario, rivoluzionario, che ha saputo trasmettere passione e coraggio e che ha ispirato un popolo, scrivendo una pagina di storia non solo del partito in cui militiamo , ma del nostro Paese. Un uomo coraggioso, senza paura, davvero libero! Ideatore di un nuovo modo di fare politica, un politico che già dai primissimi anni novanta ci ha visto molto lungo sul futuro e sui problemi di oggi. Continueremo a portare avanti con coraggio le sue lotte e saremo sempre sindacato del territorio, oltre le ideologie, vicini alle persone, a difesa della libertà contro i soprusi dei centralismi e impegnati nella battaglia per l’Autonomia”.
Le reazioni della politica
“Apprendo con profondo dispiacere la scomparsa di Umberto Bossi, fondatore della Lega e uomo delle istituzioni, ma anche persona sempre vicina ai cittadini – così il presidente della Regione Liguria Marco Bucci – Nel corso della sua lunga carriera politica ha ricoperto incarichi di primo piano: ministro, senatore, deputato ed europarlamentare, contribuendo per anni alla vita istituzionale del Paese. Alla sua famiglia, alla comunità politica della Lega e a tutti coloro che hanno avuto l’onore di lavorare al suo fianco va il cordoglio mio e della Giunta regionale in questo momento di dolore”.
“A nome di Forza Italia Liguria esprimo cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi. Alla sua famiglia e agli amici della Lega va il nostro pensiero in questo momento di dolore – commenta il segretario Regionale di Forza Italia Liguria, Carlo Bagnasco – Bossi è stato un protagonista della vita politica italiana, capace di rappresentare e interpretare istanze che hanno segnato un’epoca. Il suo percorso si è intrecciato a lungo con quello di Silvio Berlusconi, dando vita a una stagione politica che ha inciso profondamente nella storia del centrodestra e del Paese. Forza Italia Liguria si stringe con rispetto alla famiglia e alla comunità politica della Lega in questo momento di lutto”.
“Ci sono uomini che passano, e uomini che cambiano la storia. Umberto Bossi appartiene a questi ultimi. Ha avuto il coraggio di dire ciò che tanti pensavano ma nessuno osava pronunciare. Ha trasformato un’idea in un movimento, e un movimento in una battaglia che ha segnato un’epoca. Ci ha insegnato a non abbassare la testa, a difendere la nostra terra, a credere che il Nord meritasse rispetto, voce e futuro. Oggi più che mai, il suo insegnamento resta. Nelle piazze, nelle idee, in chi continua a lottare senza piegarsi. Perché certe radici non si spezzano. E certi insegnamenti non moriranno mai. Grazie per tutto quello che ci hai dato”. Eì il messaggio diffuso questa mattina da Patto per il Nord direttivo Liguria




