Veneto

la morte di Giovanni Ferri potrebbe non essere suicidio ma omicidio

La Procura di Pavia ha riaperto le indagini sulla morte di Giovanni Ferri, il meccanico trovato senza vita nel novembre 2010 in un’intercapedine di via Mulino a Garlasco. Dopo sedici anni, la contestazione è stata riformulata e nel fascicolo figura ora l’ipotesi di omicidio volontario.

Fino ad oggi la vicenda era stata archiviata come suicidio dalla Procura di Vigevano. A rompere il silenzio è stato l’esposto presentato lo scorso mese dalla moglie di Ferri, Gabriella Conti, insieme al legale della famiglia, l’avvocato Fabrizio Gallo, che ha segnalato punti ritenuti incongruenti nella ricostruzione originaria.

Tra i motivi indicati dalla famiglia c’è il comportamento abituale dell’uomo: secondo la vedova Ferri lasciava ogni mattina la casa per recarsi al bar di largo Primo Maggio e non era solito trovarsi nella zona dove è stato rinvenuto il cadavere. Inoltre, la moglie ha sottolineato l’assenza di segnali che facessero pensare a un gesto volontario.

Il corpo di Ferri fu scoperto il 22 novembre 2010 da una ragazza di 17 anni. Ninque ore dopo l’uscita di casa per il bar, il meccanico fu trovato rannicchiato in una stretta intercapedine al civico 9 di via Mulino: aveva i polsi tagliati e accanto al suo corpo giaceva un coltello. Sui luoghi furono rinvenuti anche fazzoletti macchiati di sangue, elementi che oggi la famiglia intende far esaminare più a fondo attraverso consulenze tecniche.

Tra i consulenti al fianco della famiglia per le nuove verifiche figurano un criminologo, un genetista e un medico legale. L’esposto ha sollecitato nuovi accertamenti sul coltello rinvenuto accanto alla vittima, con la richiesta di chiarire provenienza e modalità del ritrovamento.

La nuova fase investigativa, oltre a passare dalla Procura di Pavia, dovrebbe vedere il coinvolgimento del Reparto operativo dei carabinieri di Milano. Si tratta dello stesso ufficio e della stessa Procura che dall’inizio del 2025 hanno riaperto le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007.


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Proprio la sovrapposizione degli inquirenti ha riportato alla luce una domanda che negli anni più volte è stata sollevata in città: esistono collegamenti tra la morte di Chiara Poggi e le altre morti che si sono verificate a Garlasco nei successivi anni? Dopo il delitto di Poggi, nei tre anni successivi si registrarono diversi decessi nella stessa area temporale e geografica: il caso Ferri nel 2010, poi un’altra morte nel 2011 e due ulteriori casi tra il 2015 e il 2016.

Al momento non sono emersi elementi che colleghino direttamente gli episodi, ma il nuovo inquadramento della vicenda Ferri rende plausibile l’apertura di accertamenti volti anche a verificare eventuali punti di contatto investigativo con il caso Poggi.

La famiglia di Ferri ha inoltre lamentato che, subito dopo il ritrovamento del corpo, le indagini apparvero esaurite in fretta: questa percezione ha spinto la vedova e il suo avvocato a riattivare la pratica giudiziaria e a chiedere una revisione delle conclusioni originarie.

Nei prossimi giorni la Procura di Pavia dovrebbe definire l’incarico operativo ai carabinieri e le prime attività tecniche che saranno disposte. Sul tavolo rimangono le analisi del coltello e dei reperti trovati vicino al cadavere.

Il 22 novembre 2010 Ferri era uscito per andare al bar di largo Primo Maggio; sei ore dopo il suo corpo fu rinvenuto senza vita in un’intercapedine di via Mulino, con i polsi tagliati e un coltello.


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