Puglia

“La moda italiana è morta”, l’imprenditore Asselta ricorda Valentino

“Dopo di noi il diluvio”. Valentino Garavani nel 2008 parlava così di sé, della sua maison, citando il re di Francia Luigi XV. L’immenso stilista, scomparso il 19 gennaio 2026 all’età di 93 anni, raccontava all’interno del docufilm sulla sua vita “Valentino, l’ultimo imperatore”, che nessuno sarebbe mai stato in grado di portare avanti la sua arte nel mondo della moda. Ne è certo anche lo storico imprenditore Tonino Asselta, monumento assoluto del commercio barese, tra i primi ad aver portato fin dagli anni ’70 nei suoi negozi le iconiche griffes da passerella. Asselta ha conosciuto da vicino quasi tutti i più grandi maestri della moda internazionale, da Giorgio Armani a Gianfranco Ferrè, partecipando due volte all’anno alle sfilate mozzafiato di Valentino, per poi scegliere quali capi di alta moda del couturier amante del rosso mettere in vendita nella sua ‘Asselta Boutique’, in via Argiro. Il commerciante ha ricordato il creativo di Voghera nel salotto di ‘Social Night’, spiegando quanto il suo stile abbia cambiato per sempre la moda femminile, insegnando a intere generazioni cosa significa vestirsi di bellezza.

“Valentino Garavani era una persona di una gentilezza indescrivibile, nobile nel suo modo di essere, amante del bello a 360 gradi. Sono addolorato per la sua scomparsa, un altro genio che se ne va. Era uno stilista immenso che dettava legge nel suo settore, un grande italiano. Il suo prodotto nel prêt-à-porter è sempre stato di un livello altissimo, per non parlare della haute couture che ha sempre avuto dei prezzi inimmaginabili. Il primo capo di Valentino Garavani nelle mie boutique è arrivato 27 anni fa – ha svelato Asselta – in contemporanea all’epoca avevamo le collezioni di Versace, Armani e Ferrè, quello che era l’olimpo della moda. Avevo clienti che arrivavano da tutta la provincia e anche dalle altre regioni d’Italia per poter acquistare un vestito firmato Valentino; allestivo intere vetrine con i suoi abiti da sposa e la gente si fermava a fotografarli. Ho venduto tantissimi abiti rossi, di quel preciso punto di rosso che portava il suo nome, entrando di diritto nella storia. La gente era disposta a pagare milioni di lire e poi migliaia di euro pur di avere nell’armadio un capo o una borsa Valentino… ricordo bene di aver venduto vestiti da 20 milioni di lire e negli ultimi anni da 8.500-10mila euro. Assistevo a due sfilate all’anno di Valentino, ricordo ancora le dive del cinema presenti ai suoi eventi, le top model, da Naomi Campbell a Cindy Crawford. Era un altro mondo”.

Nel mercato del fashion di un certo livello i prezzi sono ancora altissimi, stando ad Asselta, è la qualità, però, a esser comparsa, che nulla ha a che vedere con i prodotti del marchio dell’ultimo ‘imperatore’. “Oggi non mi riconosco, rabbrividisco quando vedo in giro le vetrine piene di collezioni del fast-fashion o vestiti firmati, ma prodotti industrialmente e di scarsissima manifattura – ha concluso Asselta – La moda italiana è morta, senza Valentino, Armani, Ferrè, Versace non c’è alcun futuro”.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »