La mia vita prima e dopo essere diventata bionda
Per molti e da molti anni io sono «Paola la bionda», o talvolta «la biondina», per via della mia corporatura. Espressioni del tipo «tu che sei bionda stai bene con…», «con il tuo fototipo da bionda…» sono la norma. Talvolta, mi è successo addirittura che la persona con cui stavo parlando si interrompesse per dirmi: «Che strano, avrei giurato che tu avessi gli occhi azzurri, e invece…».
E invece, non solo non ho gli occhi azzurri ma non sono nemmeno bionda. Voglio dire che non sono nata con le ciocche dorate di una Barbie prima maniera, ma poco importa.
Perché come ci ha insegnato la leggendaria Marilyn Monroe, la «bionditudine» trascende la natura: è prima di tutto una filosofia di vita, uno stato d’animo, un modo in cui ti percepiscono gli altri. Molto spesso, una scelta. O almeno così è stato per me: un giorno, ho salutato la vecchia Paola e accolto quella nuova. E non si tratta solo di una storia di pennelli, colpi di sole e Shatush: io divido la mia vita – fin qui – tra prima e dopo essere diventata bionda. Nel mentre, ho cambiato città, trovato lavoro, lasciato un fidanzato, incontrato mio marito. Tutto questo, almeno un po’, per colpa di Gwyneth Paltrow. Ma partiamo dall’inizio, ovvero dal secolo scorso.
Ho ereditato da mia madre capelli e occhi castani. E da ragazzina non mi è mai sfiorata l’idea di un possibile cambiamento. Al contrario, ero orgogliosa della mia chioma. Era il momento di Brooke Shields, Carré Otis e Kelly LeBrock. Le donne spendevano soldi per farsi la permanente, mentre io, per un curioso incrocio di ormoni e cromosomi, mi ritrovavo con un’invidiabile cascata di riccioli color castagna.
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