«La mia Niscemi ferita», studentessa di Unibz organizza gli aiuti da qui – Bolzano
BOLZANO. Prima l’acqua, incessante, violenta. Poi la frana, enorme, sulla piana di Gela, che ha raso al suolo chilometri di territorio. Anni di vita e ricordi distrutti in un attimo. «Non ce la facevo più a stare a guardare», sospira Eleonora Cusa, 25 anni, studentessa di Scienze della formazione primaria a Unibz, che a Niscemi è nata e ha vissuto fino ai sei anni, quando si è trasferita in Alto Adige. Chiama preoccupata suo nonno al telefono: non dorme, racconta, «vive con lo zaino pronto. Teme di perdere la casa, il ricordo di nonna, tutto ciò che ha». Ogni giorno ci sono nuovi sfollati, l’allarme è altissimo perché tutto il terreno su cui poggia la cittadina siciliana a sud di Caltanisetta è stato ritenuto instabile. Le esistenze dei niscemesi, come di tutti gli abitanti delle zone colpite dal ciclone Harry, sono sospese. Supermercati e farmacie, isolati dal maltempo, iniziano ad essere sforniti e in tutta Italia si è iniziata a muovere la macchina della solidarietà. A Bolzano ci ha pensato Eleonora. «Ho organizzato una raccolta fondi in quattro e quattrotto, coordinandomi con associazioni di giù in contatto diretto con la Protezione civile – spiega – In poche ore sono riuscita ad acquistare 230 pannolini per bambini e una confezione per adulti, oltre tre chili di stelline Mellin, quattro chili di pasta senza glutine, 150 manopole saponate e quindici confezioni di omogeneizzati. Poi ho spedito il pacco in Sicilia». Commossa, ringrazia tutte le persone che hanno contribuito alla raccolta. Ma per organizzare la prossima, spiega, serve cautela. «A Niscemi c’è una sola strada funzionante. Sovraccaricarla di camion è rischioso, quindi gli aiuti devono essere ottimizzati e organizzati. Io mi appoggio alla consulta giovani del comune e a un gruppo di volontari catanesi dell’associazione “Cambia”». Nei gruppi girano le immagini dei volontari che con stivali e vanghe stanno aiutando vigili del fuoco e protezione civile nelle zone colpite di Niscemi e del catanese. Se ci sarà la possibilità, spiega la studentessa, «fra pochi giorni andrò giù per stare vicino alla mia famiglia. Il viaggio era già programmato prima che succedesse il disastro, ora se posso essere d’aiuto non ho intenzione di tirarmi indietro». Il paese distruttoSul suo profilo Facebook Eleonora Cusa ha una foto dove si affaccia dalla terrazza del Belvedere: il punto panoramico sulla piana e sulle montagne circostanti dove si conclude la passeggiata del corso principale. «Il fulcro della socialità niscemese». Oggi l’area è interdetta. I paesani escono scortati dai vigili del fuoco, il silenzio della notte è interrotto dal rumore degli elicotteri che sorvolano la zona. I numeri ufficiali parlano di 1.500 persone sfollate, su poco più di 24mila abitanti. «In realtà quelli che hanno dovuto lasciare le loro case sono molti di più», spiega Eleonora Cusa. «Ieri sono stati evacuati altri tre quartieri, i numeri non sono aggiornati. Le persone vivono negli spazi predisposti per gli sfollati, o si appoggiano da amici e parenti, con il peso sulle spalle di dipendere da qualcuno. Poi c’è il tema degli animali: si è pensato subito, giustamente, a mettere in sicurezza le persone. Ma la situazione degli allevamenti nelle campagne, dei cani, dei gatti e di tutti gli animali è davvero tragica». I magistrati della Procura di Gela hanno avviato un fascicolo per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana per comprendere se il cedimento del costone potesse essere stato evitato e se ci siano responsabilità legate ai controlli, alla prevenzione o ai ritardi negli interventi nel corso degli anni. «Sappiamo tutti che c’è una colpa, che non si è fatto abbastanza – così la studentessa – Aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso. Tutti i miei parenti giù vivono preoccupati, il riposo non esiste, ma stanno comunque cercando di reagire, è l’unico modo per non affondare».




