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La maledizione del gatto dietro il flop di Ancelotti al Mondiale: i brasiliani ci credono

ROMA – In Brasile ne sono convinti: la maledizione del gatto sulla Seleção verdeoro continua. Sono passati quattro anni e mezzo da quando Vinícius Rodrigues, addetto stampa della nazionale brasiliana, agguantò un micio sul tavolo della conferenza stampa di Vinicius Jr e lo scaraventò a terra. Si era al Mondiale in Qatar, il Brasile aveva appena travolto la Corea del Sud agli ottavi. Quattro giorni dopo quell’episodio, arrivò la dolorosa eliminazione ai rigori contro la Croazia, il cui simbolo fu l’immagine di Neymar in lacrime.

Altro continente, stessa scena

Dopo 1.274 giorni da allora, negli Stati Uniti, la scena si è ripetuta: O’Ney in lacrime e Brasile a casa, questa volta addirittura agli ottavi. E nei commenti su Instagram alle fotografie del disastro calcistico torna la superstizione felina: “Da quando abbiamo maltrattato quel gatto, le cose sono precipitate”, scrive una certa Helena sotto un post del quotidiano nazionale O Globo. Pioggia di like. Mai dire gatto. Lo ha detto Helena, è diventata verità.

Cambia la panchina ma non il destino

In Qatar, sulla panchina del Brasile sedeva Tite. Negli Stati Uniti, a guidare Marquinhos e compagni è stato Ancelotti, primo straniero di sempre alla guida della nazionale più titolata del mondo, arrivato al leggendario centro di allenamento di Granja Comary dopo una carriera costellata di vittorie. Ma, a leggere i commenti dei gattari in rete, nulla ha potuto contro l’anatema del micio. Nemmeno lui, che fra campo e panchina ha vinto, fra l’altro, sette Champions League.

L’episodio nella conferenza di Vinicius

Non solo i brasiliani, ma anche i tifosi argentini in rete hanno rispolverato la storia del gatto per spiegare l’eliminazione dei rivali di sempre. E rilanciano la frase sciagurata pronunciata dall’addetto stampa della Seleção dopo aver gettato il gatto a terra: “Con i gatti si fa così, no?”. In quel dicembre del 2022 la federazione brasiliana cercò subito di ridimensionare la vicenda. Anche il Consiglio Regionale di Medicina Veterinaria dello Stato di San Paolo intervenne con una nota, spiegando che il comportamento dell’addetto stampa non poteva essere considerato un caso di maltrattamento. Ma ormai, per i superstiziosi, la frittata era fatta.

Il tentativo del cambio di nome

Per spegnere ogni residua polemica, lo staff della nazionale decise di adottare il felino e di chiamarlo “Hexa“, in portoghese “Sesta”, in riferimento al sogno del Brasile di aggiungere un’altra Coppa del Mondo in bacheca. Tutto inutile. I gatt maltrattati non hanno sei vite. “I gatti si trattano bene e basta”, si legge nei commenti alla più precoce eliminazione del Brasile dal 1990 a questa parte. E c’è chi fa notare: “Il Qatar è un Paese islamico e il profeta Muhammad era profondamente legato alla sua gatta Muezza“. I prossimi Mondiali, peraltro, si giocheranno in parte in Marocco.


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