Lazio

la lunga attesa del presidio sanitario di Roma Est

C’è una serranda abbassata in via Ernesto Breda 35, al Villaggio Breda, e dietro di essa un locale che da anni aspetta di tornare a vivere.

Un tempo lì dentro si vaccinavano i bambini del quartiere, si facevano visite, si incontravano i medici. Oggi invece, al posto delle voci e dei camici bianchi, restano solo il silenzio e la polvere.

È l’ex presidio sanitario dell’Ater, un edificio di proprietà pubblica che doveva diventare un nuovo punto di riferimento per la salute dei residenti della periferia est di Roma.

Ma i lavori non sono mai iniziati. E la domanda che si ripete, tra i portoni e le panchine del quartiere, è sempre la stessa: che fine ha fatto quel progetto?

A riportarla in Campidoglio è la consigliera capitolina Nella Converti, che da mesi prova a riaccendere i riflettori su quella che definisce “una ferita aperta nel cuore del VI Municipio”.

“Quello stabile potrebbe ospitare un servizio di assistenza socio-sanitaria – spiega Convertisarebbe un segnale forte per la comunità, in un luogo che ha bisogno di vedere la presenza concreta delle istituzioni”.

Una promessa rimasta sulla carta

La storia è lunga. Già lo scorso gennaio Converti aveva scritto all’Ater chiedendo di destinare l’immobile a fini sociali.

Poi, a febbraio, l’Assemblea capitolina aveva approvato una mozione che impegnava l’amministrazione a mettere a disposizione i locali del patrimonio Ater per nuovi presidi sanitari di prossimità, anche con canoni agevolati per i medici di base.

Un voto che aveva fatto ben sperare. Ma, dieci mesi dopo, nulla è cambiato: nessuna assegnazione, nessun cantiere, nessuna risposta ufficiale.

“A oggi non ho ricevuto aggiornamenti – racconta Convertie questo silenzio pesa. Perché qui la salute è un’emergenza vera, non una formula astratta”.

Un quartiere anziano e dimenticato

Il Villaggio Breda è un quartiere con un’alta percentuale di residenti over 65. Persone che, spesso, hanno difficoltà a spostarsi e che devono fare i conti con la carenza cronica di medici nel distretto VI della Asl Roma 2, quello di Tor Bella Monaca.

Ad agosto i posti vacanti di medicina di base erano 65. Numeri che raccontano un disagio quotidiano: ricette da ritirare a chilometri di distanza, file interminabili, visite rimandate.

“È una situazione drammatica – prosegue Convertinonostante l’impegno costante del comitato di quartiere e dei cittadini, che da anni chiedono solo di riavere un presidio sanitario sotto casa. È una battaglia di civiltà”.

Il simbolo di una periferia che aspetta

E così, nel quartiere, il locale di via Breda resta chiuso. Una serranda abbassata che è diventata un simbolo: quello delle promesse disattese, dei progetti annunciati e mai partiti, delle periferie che continuano ad aspettare.

In molti, passando, si fermano a guardare quella targa sbiadita del vecchio centro vaccinale. Qualcuno sospira, qualcun altro scuote la testa. Perché qui, dove la sanità è lontana e i medici scarseggiano, anche una porta che si apre potrebbe cambiare la vita di centinaia di persone.

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