Economia

La lezione del Pakistan: 12 miliardi di importazioni fossili in meno grazie al solare

Mentre le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano ad alimentare i timori per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi mondiali per il commercio di petrolio e gas, il Pakistan si trova oggi in una posizione più resiliente rispetto al passato. Negli ultimi anni il Paese ha infatti costruito quasi silenziosamente una forma di protezione dagli shock energetici attraverso l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti di abitazioni, aziende agricole e stabilimenti industriali. Una trasformazione avvenuta più per dinamiche di mercato e iniziativa dei consumatori che per una pianificazione centrale, ma che oggi sta riducendo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

L’impatto economico è significativo. Entro febbraio 2026 il Pakistan ha evitato oltre 12 miliardi di dollari di importazioni di petrolio e gas che sarebbero state necessarie per soddisfare la domanda interna. Ai prezzi attesi dal mercato per quest’anno, il Paese potrebbe risparmiare altri 6,3 miliardi di dollari entro la fine del 2026.

Il dato è rilevante perché il Pakistan rimane fortemente esposto alle rotte energetiche del Golfo. Gran parte del petrolio e del gas naturale liquefatto importati transita infatti attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei colli di bottiglia energetici più sensibili al mondo. Nel 2024 il Pakistan risultava ancora terzo al mondo per dipendenza dal Gnl proveniente da carichi transitati nello stretto rispetto al consumo nazionale e quinto per il petrolio.

La diffusione del solare ha però iniziato a modificare questo quadro. L’aumento dell’energia prodotta sui tetti ha ridotto la domanda di gas e alleggerito la pressione sulle importazioni. Alcune spedizioni di Gnl previste nei contratti di lungo periodo sono state dirottate verso altri mercati e il governo ha avviato la rinegoziazione di diversi accordi di fornitura proprio perché la crescita del solare sta riducendo il fabbisogno di combustibili importati.

Le importazioni del Pakistan di combustibili fossili: costo e volume

Le importazioni del Pakistan di combustibili fossili: costo e volume 

“La rivoluzione solare del Pakistan non è stata pianificata a Islamabad – è stata costruita sui tetti. Ma mentre le tensioni intorno allo Stretto di Hormuz aumentano, quei pannelli si stanno dimostrando una delle strategie di sicurezza energetica più efficaci del paese”, ha spiegato Rabia Babar, energy data manager di Renewables First. Il boom del fotovoltaico è stato impressionante. Le importazioni di moduli sono passate da meno di 1 gigawatt nel 2018 a oltre 51 gigawatt all’inizio del 2026, una delle transizioni energetiche guidate dai consumatori più rapide mai registrate. Questo sviluppo ha contribuito a ridurre del 40% le importazioni di petrolio e gas tra il 2022 e il 2024.

Alla base della crescita c’è soprattutto il forte calo dei prezzi dei pannelli prodotti in Cina. Tra il 2020 e il 2024 il costo dei moduli fotovoltaici è sceso drasticamente grazie a sovraccapacità produttiva ed economie di scala, rendendo il solare sui tetti più economico dell’elettricità di rete. Il Pakistan ha inoltre mantenuto per anni un regime fiscale favorevole, con dazi zero sulle importazioni di fotovoltaico dal 2013 fino alla metà del 2025.

Costi per le importazioni di combustibili fossili evitati grazie al solare

Costi per le importazioni di combustibili fossili evitati grazie al solare 

Il risultato è che il Paese ha iniziato a ridurre una delle sue principali vulnerabilità macroeconomiche: la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, che per anni ha pesato sulle riserve di valuta e sull’inflazione. Secondo Lauri Myllyvirta, cofondatore del Centre for Research on Energy and Clean Air, “il boom del solare sui tetti ha tagliato la fattura delle importazioni e sta agendo come una polizza assicurativa contro gli shock del petrolio e del Gnl che arrivano dal Golfo”.

Sebbene il Pakistan rimanga ancora tra i Paesi più esposti alle rotte energetiche dello Stretto di Hormuz, la tendenza è ormai chiara. Ogni gigawatt di solare distribuito installato rappresenta una riduzione strutturale del rischio energetico e geopolitico. In una regione asiatica che resta fortemente dipendente dalle forniture del Golfo, la diffusione del fotovoltaico sta diventando per Islamabad anche una strategia di sicurezza nazionale.


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