Piemonte

la lettera dei genitori del piccolo Nicolò alla ciclabile umana di corso Regina

TORINO – C’è una barriera di corpi, braccia e sguardi che ogni mattina ridisegna il profilo della pista ciclabile di corso Regina Margherita. A tre settimane dalla collisione stradale costata la vita al piccolo Nicolò, ciclisti, genitori, studenti e residenti continuano a darsi appuntamento per formare la “ciclabile umana”: un cordone vivo che scherma chi pedala, rallenta la frenesia urbana e trasforma un incrocio teatro di una tragedia irreparabile in un presidio permanente di memoria e sicurezza stradale.

Un rito civile, ostinato, pacifico e rigorosamente dal basso, che risponde con la costanza dei fatti a chi liquida queste iniziative come intralcio al traffico o perdita di tempo. Quella catena di persone incarna la determinazione di una comunità che rifiuta l’assuefazione alla violenza stradale e pretende percorsi protetti per gli utenti deboli della strada, sottraendo la morte di un bambino al destino della statistica dimenticata.

La lettera dei genitori

A dare un senso ancora più profondo a questa presenza quotidiana è stata affissa, lì dove l’incidente è avvenuto, una lettera dalla mamma e dal papà di Nicolò. Parole intrise di dignità e gratitudine, che trasformano un dolore incolmabile in un mandato collettivo rivolto a tutta la città:

«Il nostro grazie è per tutti voi che, con il vostro affetto e il vostro impegno, ci date la forza per andare avanti nonostante abbiamo perso la persona più importante della nostra vita: nostro figlio Nicolò.

Vi chiediamo scusa per non essere presenti alle manifestazioni di amore e sostegno organizzate in suo nome, ma vi siamo vicini con il cuore. Ed è con questo stesso cuore che vi chiediamo di andare avanti per tutti i bambini e per ogni persona, perché tutti abbiamo diritto ad avere strade più sicure sulle quali muoverci.

Grazie ancora, siete la parte migliore di questo mondo

Il papà e la mamma di Nicolò».

Il messaggio dei genitori consegna alle istituzioni e all’opinione pubblica un monito ineludibile. Ricordare e manifestare serve a dimostrare che la progettazione dello spazio pubblico e la moderazione della velocità non sono questioni di bandiera o fastidi per gli automobilisti, ma l’unico argine possibile affinché tragedie simili non si ripetano.

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