Marche

La guerra e lo stretto di Hormuz chiuso, container fermi al porto di Ancona: trasportatori in ansia


ANCONA Il conflitto Usa-Israele contro l’Iran aggiunge un ulteriore livello di incertezza all’economia marchigiana. Riaccende la pressione su gas, carburanti e materie prime, alimenta rischi speculativi lungo la filiera energetica, mette sotto stress trasporti e supply chain. E rende più complesso l’accesso ai mercati internazionali, come attestano i container diretti verso il Golfo Persico fermi al porto d’Ancona. È in questo contesto che arrivano i dati sul quarto trimestre 2025 (241 imprese) del Centro Studi di Confindustria Marche. Registrano un incremento tendenziale della produzione industriale, rispetto allo stesso periodo del 2024, dello 0,5% contro l’1,1% della manifattura italiana. «Il recupero del secondo semestre ha controbilanciato quasi completamente la flessione iniziale», osserva il presidente di Confindustria Marche, Roberto Cardinali.

Le conseguenze

Moda e calzature restano in sofferenza; meccanica, alimentare, mobile e cantieristica navale mostrano un quadro più solido; migliora il mercato interno, l’estero resta fragile. «Ogni trimestre ci troviamo di fronte a scenari imprevedibili – riassume Cardinali – In questo contesto, formulare previsioni e programmare investimenti è quanto mai complesso». Resta rilevante il ruolo della dimensione delle imprese: le più piccole sono più in difficoltà. Il dettaglio dell’export lo traccia l’Area studi Cna che attribuisce la crescita delle vendite italiane negli Usa nel 2025 quasi solo al farmaceutico. Osserva Massimiliano Santini, direttore di Cna Ancona: «Se si esclude questo comparto, alimentare, meccanica, metallo, mobili e automotive arretrano». I settori tipici del Made in Italy segnano negli Usa un -3,7%. Avverte: «Barriere commerciali e incertezza colpiscono soprattutto le piccole imprese che necessitano di mercati più stabili e politiche che le tutelino davvero». Anche perché Santini teme il ritorno di «fenomeni speculativi sulle bollette e alla pompa» e che «l’aumento del prezzo del gas e dei carburanti si scarichi ancora una volta sulle imprese, in particolare su artigiani, piccole aziende e autotrasportatori». Un rischio reale. Nelle Marche, autotrasporto e logistica contano 3mila imprese: 70% artigiane, 22.900 addetti che movimentano più dell’85% delle merci.

Il comparto

I conti li fa Samuele Renzi, presidente di Confartigianato Trasporti Marche: «Un mezzo pesante percorre in media 100mila km l’anno e consuma circa un litro ogni tre km. Quindi, un aumento di 10 centesimi al litro significa circa 3mila euro in più a veicolo». Il carburante pesa tra il 25 e il 35% dei costi operativi. «Il carburante – denuncia Renzi – torna a essere un fattore di instabilità strutturale». Lancia un doppio appello: al Governo, «per un intervento straordinario per contenere i costi del gasolio»; ai committenti, «per riconoscere i maggiori oneri e adeguare le tariffe, altrimenti i mezzi dovranno essere fermati». Anche il settore dell’edilizia chiede «misure emergenziali a sostegno delle imprese». Paga già il conto della guerra e su due fronti: energia e materie prime. «Cominciano a scarseggiare le scorte di bitume, materiale fondamentale per l’asfalto, e quelle di alluminio» segnala Carlo Resparambia, presidente di Ance Marche. Un altro effetto domino del blocco dello Stretto di Hormuz che capita in una fase post ciclo espansivo legato a Superbonus e Pnrr ma con prezzi di realizzazione delle opere saliti nel 2025 del 30% rispetto alle previsioni di gara, spinti da acciaio (+30%), bitume (+49%) e rame (+65%) si si prende in riferimento il pre-Covid.




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