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La Fed lascia i tassi di interesse al 3,50%-3,75%, in linea con le stime

Tassi fermi al 3,50%-3,75%. Come avevano previsto gli analisti. Il Federal Open Market Committee (Fomc), il comitato di politica monetaria della Federal Reserve, ha deciso di tenere i tassi d’interesse ai livelli di dicembre, dopo tre riduzioni consecutive del costo del denaro e mentre è in corso un’indagine sul presidente Jerome Powell per i lavori di ristrutturazione della sede della Fed. La decisione è stata presa con soli due voti contrari: Stephen I. Miran e Christopher J. Waller, più vicini alla visione di politica economica di Donald Trump, avrebbero preferito un taglio di 0,25 punti percentuali.

Il comunicato ufficiale ha presentato una diagnosi lievemente più ottimistica dell’economia, in grado di giustificare la decisione sul costo del credito a brevissimo termine. L’attività economica è considerata ora in espansione a un ritmo «sostenuto» (solid), mentre a dicembre era soltanto «moderato»: «La spesa dei consumatori si è dimostrata resiliente e gli investimenti fissi delle imprese hanno continuato a espandersi», ha detto il presidente Jerome Powell in conferenza stampa. Le nuove assunzioni, che il mese scorso erano descritte «in rallentamento durante tutto l’anno», ora «sono rimaste bassi» mentre il tasso di disoccupazione «ha mostrato alcuni segnali di stabilizzazione», mentre nel comunicato di dicembre si sottolineava che era leggermente salito da settembre in poi. È anche scomparsa la frase secondo cui «i rischi al ribasso sull’occupazione sono aumentati nei recenti mesi». L’andamento del mercato del lavoro sembra quindi preoccupare un po’ meno.

L’inflazione resta un po’ elevata, ma è sparita la frase che sottolineava il suo aumento durante l’intero 2025. «Escludendo le componenti alimentari e quelle più volatili – ha voluto però sottolineare Powell – i prezzi core PCE sono aumentati del 4,3 per cento; i numeri elevati riflettono in larga misura l’aumento dei prezzi nel settore dei beni, sostenuto dagli effetti dei dazi», mentre i prezzi dei servizi hanno continuato a rallentare. È quindi una situazione di sostanziale stabilità dell’economia, quella che viene descritta, sia pure a livelli non ancora giudicati soddisfacenti e con qualche rischio legato alle politiche commerciali dell’Amministrazione Usa. «L’attuale orientamento della politica monetaria – ha quindi spiegato Powell – è ritenuto appropriato per favorire progressi verso entrambi gli obiettivi di massima occupazione e inflazione al 2 per cento». Nessun commento sul dollaro: la politica valutaria spetta, ha spiegato il presidente, all’Amministrazione.

Le prossime decisione saranno prese, come sempre, “meeting dopo meeting”, sulla base dei dati. Powell ha però sottolineato che «l’economia cresce a un ritmo sostenuto, il tasso di disoccupazione è sostanzialmente stabile e l’inflazione rimane su livelli ancora piuttosto elevati; pertanto guarderemo alle nostre variabili-obiettivo e lasceremo che siano i dati a indicarci la direzione». Non è l’annuncio di una pausa che potrebbe essere prolungata, ma sono parole che appaiono compatibili – nella situazione attuale – con questo scenario. «Permane ancora una certa tensione tra occupazione e inflazione, ma è inferiore a quanto non fosse in precedenza. Ritengo che sia i rischi al rialzo per l’inflazione sia quelli al ribasso si siano probabilmente attenuati in una certa misura», ha, non a caso, aggiunto Powell.

La Fed non appare preoccupata neanche dell’effetto dei dazi, che comincia a sentirsi. «Esistono molte stime diverse e sono tutte molto incerte, ma la maggior parte dello sforamento dei prezzi dei beni deriva dai dazi. Questa è in realtà una buona notizia, perché se non dipendesse dai dazi potrebbe significare che è dovuto alla domanda, e quello sarebbe un problema difficile da risolvere. Riteniamo infatti che i dazi tendano a trasferirsi nei prezzi e a produrre un aumento una tantum». Al netto dell’effetto delle tariffe, l’inflazione si collocherebbe, ha aggiunto, appena al di sopra del 2%. Oltretutto «si registra una disinflazione in corso in tutte le categorie dei servizi, un’evoluzione che consideriamo positiva». L’aspettativa della Fed «è che gli effetti dei dazi sui prezzi dei beni raggiungano un picco e poi inizino a ridursi, a condizione che non vengano introdotti nuovi aumenti tariffari rilevanti». «Se ciò dovesse verificarsi – ha detto ancora – sarebbe un segnale che ci consentirebbe di allentare la politica monetaria». Powell ha anche ripetuto che la politica fiscale è «su un percorso insostenibile» a causa di un ampio deficit in un momento di occupazione sostanzialmente piena; quindi «il quadro fiscale richiede un intervento».


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