La destra prova a eliminare il ballottaggio: “Si vince col 40%”. L’opposizione sulle barricate
Per vincere le elezioni amministrative nei comuni con più di 15mila abitanti potrebbe bastare avere il 40% dei voti. Lo prevede un emendamento presentato dalla maggioranza al Senato e sottoscritto dai capigruppo dei partiti di tutto il centrodestra. Si tratta di una proposta di modifica al cosiddetto decreto elezioni, ora al vaglio della commissione Affari costituzionali, e che disciplina il voto delle prossime Amministrative di maggio (con voto domenica e lunedì) e dei referendum di giugno. L’emendamento rispolvera una precedente proposta del centrodestra e assegna anche un premio di maggioranz per il candidato vincente: assegna al gruppo di liste a lui collegate il 60% dei seggi. Quindi basterà prendere il 40% per ottenere il 60% dei posti in consiglio comunale, se nessun’altro gruppo di liste ha superato il 50% dei voti.
Pd, M5s e Avs: “Barricate” – Una proposta che ha provocato la reazione dell’opposizione. “Con un altro blitz notturno la destra che governa vuole riscrivere le regole democratiche a suo vantaggio, è inaccettabile. La destra sta provando a farsi una legge elettorale per i comuni su misura, chiediamo il ritiro di questo emendamento che consideriamo una grave provocazione. Se l’emendamento non verrà ritirato useremo tutti gli strumenti parlamentari possibile per opporci a tale scempio”, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein. “Siamo preoccupati perché in un momento di gravissima crisi del Paese con la vicenda dazi che colpisce tanti lavoratori e imprese, anziché preoccuparsi dei loro problemi maggioranza di destra aumenta la tensione istituzionale con una operazione che abbiamo denunciato oggi in commissione”, ha detto il capogruppo dem Francesco Boccia a margine dell’ufficio di presidenza della commissione Affari Costituzionali del Senato, dove è intervenuto insieme al capogruppo M5s Stefano Patuanelli e a quello di Avs Peppe De Cristofaro. “Ci hanno detto che verranno fatti approfondimenti – aggiunge – sull’ammissibilità” ma se non uscirà dal testo “ci saranno le nostre barricate“. “Abbiamo sottolineato – ha detto Patuaneli – l’assoluta inaccettabilità dal punto di vista costituzionale e politico di questo emendamento: non c’è nessun motivo di urgenza, la materia elettorale non si fa per decreto e se hanno in mente colpi di mano difenderemo la Costituzione”. Per De Cristofaro “è una cosa gravissima non solo nel merito perché va a toccare una leggi che funziona ma anche nel metodo perché agisce su materia elettorale via decreto, non ha nessuna caratteristica di urgenza ed è ragionevolmente inammissibile, se così non fosse sarebbe un furto di democrazia”.
Anci, Iv e Azione contro la proposta – Una “provocazione”, la definisce anche il senatore di Italia viva Ivan Scalfarotto: “L’unico intento – sostiene – è di alzare la tensione del dibattito politico”. Anche Azione contesta il provvedimento, definendolo il “cavallo di Troia per modificare pesantemente il testo unico sulle autonomie locali. In materia elettorale non è possibile usare la decretazione d’urgenza, ai sensi della nostra Carta costituzionale“. Contro l’emendamento si è espressa anche l’Associazione nazionale dei comuni: “Ci auguriamo che ci sia un ripensamento sulla proposta, poiché interverrebbe su un sistema che risulta essere il miglior sistema elettorale del nostro Paese e che finora ha operato a vantaggio dei cittadini. Ricordiamo precedenti tentativi di stravolgere la legge sull’elezione diretta dei sindaci – aggiunge Manfredi – e come accaduto in passato ancora una volta si tenta di farlo senza consultare i comuni”, dice il presidente dell’Anci Gaetano Manfredi.
Fdi: “Esercitiamo nostra prerogativa” – Difende il provvedimento, il senatore di Fdi Marco Lisei. “Spesso la maggioranza viene accusata di essere supina al governo – dice – In questo caso ha esercitato le proprie prerogative parlamentari, decidendo di presentare un emendamento di maggioranza firmato da tutti i capigruppo, introducendo una modifica normativa alla quale tiene”. Sulla presunta urgenza che dovrebbe motivare questa modifica approvata per decreto, aggiunge: “Sulle valutazioni giuridiche confidiamo nel presidente- che sulle ammissibilità e inammissibilità è sempre stato inoppugnabile. Siamo la commissione Affari costituzionali e abbiamo il dovere di fare modifiche che siano costituzionalmente legittime”. Quanto alla proposta di modifica “è una volontà della maggioranza, l’abbiamo già manifestata in altre occasioni. Crediamo che i ballottaggi siano uno strumento di democrazia che è spesso stato fallace perché ha consentito l’elezione di sindaci con meno voti di quelli che avevano preso al primo turno”. Sulla questione i capigruppo dei partiti di centrodestra – Lucio Malan, di Fratelli d’Italia, Massimiliano Romeo, della Lega, Maurizio Gasparri, di Forza Italia, Michaela Biancofiore, di Noi Moderati – “La questione dei ballottaggi nei Comuni sarà risolta. Abbiamo presentato in passato un emendamento in aula che poi fu accantonato per una discussione più meditata. Ora abbiamo presentato come capigruppo del centrodestra un emendamento a un provvedimento all’esame del Senato. Non c’è nessuna norma introdotta dal governo per decreto, ma c’è la possibilità di discutere della questione ballottaggi in sede di conversione del decreto”. Sarà il presidente del Senato Ignazio La Russa a decidere se una modifica di questo tipo si può varare con un semplice decreto: “Vedremo se è compatibile con un decreto o no. Sul contenuto non mi scandalizzo, sulla modalità tutto sarà fatto secondo le regole e sono pronto ad ascoltare le obiezioni che vengono dalle opposizioni”.
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