Calabria

“La cura educativa in carcere”, il nuovo Quaderno del CRRS&S-Cpia Lombardia curato dal cosentino Corrado Cosenza


Come si fa scuola nei luoghi dove il futuro sembra sospeso e il tempo è scandito dall’attesa? Quale responsabilità educativa ricade sui docenti che ogni giorno varcano i cancelli di un istituto penitenziario? Da queste domande prende forma “La cura educativa in carcere”, il nuovo Quaderno del Centro regionale di ricerca, sperimentazione e sviluppo (CRRS&S) – Cpia Lombardia.

Il volume, disponibile in formato digitale e gratuito, è curato da Corrado Cosenza, cosentino da anni impegnato a Milano nello sviluppo dell’istruzione per adulti in contesti complessi. L’opera raccoglie contributi teorici e testimonianze che raccontano cosa significa fare scuola dietro le sbarre, dove il tempo non scorre ma si misura.

La scuola come spazio di possibilità

Al centro della riflessione di Cosenza c’è la parola “cura”, intesa come fondamento dell’educazione e della dimensione umana. In carcere, la scuola rappresenta uno dei pochi spazi in cui la persona non è identificata con il reato, ma può tornare a essere soggetto portatore di storia e di possibilità di cambiamento.

Non un luogo che giudica o etichetta, ma uno spazio che apre varchi, pensieri e opportunità. Nel saggio emerge con forza la necessità di cooperazione tra istituzioni, di un linguaggio condiviso e di percorsi di formazione congiunta tra docenti e operatori penitenziari. Particolare attenzione è dedicata al valore delle parole: in un contesto detentivo, osserva l’autore, non aprono il futuro ma incidono sul presente, sul “qui e ora”.

I contributi e le testimonianze

Accanto al contributo di Corrado Cosenza, il Quaderno ospita interventi di studiosi quali Ivo Lizzola, Luisa Zecca, Perla Arianna Allegri, Pietro Buffa e Francesca Valenzi, che affrontano il tema dell’istruzione in carcere da prospettive pedagogiche, sociali e giuridiche.

Completano il volume le testimonianze di chi studia e insegna nelle sezioni detentive, offrendo uno spaccato concreto della scuola come spazio di libertà possibile.

Il Quaderno non si limita a riflettere sulla realtà carceraria, ma interpella la società nel suo complesso, chiamata a scegliere se limitarsi alla punizione o investire nella ricostruzione, se escludere o accompagnare. In questa prospettiva, la scuola viene indicata come uno dei luoghi in cui la dignità può tornare a fiorire, anche nelle situazioni più difficili.


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