Economia

La corsa dell’intelligenza artificiale e il ruolo dell’Asia nella catena del valore globale

La diffusione (e la continua evoluzione) delle soluzioni di intelligenza artificiale, con il loro impatto trasformativo sulle attività economiche e sulla società nel suo complesso, è uno dei trend che sta condizionando fortemente l’andamento dei mercati. Dopo una prima fase dominata dall’IA generativa, stiamo entrando nell’era dell’IA agentica, sistemi capaci non solo di assistere ma di agire in modo autonomo. A sottolinearlo, è Giancarlo Fonseca, Country Head Italy di Lombard Odier Investment Managers, che spiega questo cambio di passo: “Gli agenti IA stanno progressivamente acquisendo quattro attributi chiave: interazione, connessione, apprendimento e autonomia. Questo significa che non si limiteranno a rispondere a richieste o generare contenuti, ma saranno in grado di pianificare, riflettere e portare a termine compiti complessi, arrivando a svolgere interi ruoli operativi finora ricoperti da lavoratori umani in numerosi settori”.

La centralità dell’IA sovrana

Per quanto riguarda gli investimenti, fa sapere l’esperto, la fase iniziale è stata segnata da forti spese in capitale. “Ora il mercato chiede risultati. Le aziende che hanno integrato l’IA in modo profondo nei propri flussi di lavoro ad alto valore aggiunto stanno già registrando benefici finanziari concreti, mentre la monetizzazione dell’ecosistema IA è entrata in una fase avanzata. Le prospettive indicano che il ritorno sugli investimenti diventerà strutturalmente positivo entro il 2027, aprendo la strada a un nuovo ciclo di investimenti più selettivi, guidati dalla sostenibilità dei rendimenti”.

Considerati gli effetti di questa tecnologia sul piano di produttività, occupazione e competitività, il tema dell’IA non è solo tecnologico, ma anche politico, sociale e strategico. Per i governi è una priorità nazionale, e il concetto di IA sovrana sta assumendo sempre più centralità: “La cosiddetta ‘sovereign AI’ nasce dall’esigenza di ridurre la dipendenza da tecnologie sviluppate all’estero, in particolare negli Stati Uniti o in Cina. Affidarsi a infrastrutture e modelli stranieri comporta non solo un costo economico implicito, ma anche rischi legati alla sicurezza, alla stabilità sociale e alla capacità di definire autonomamente le proprie politiche industriali”, spiega Fonseca. E aggiunge: “Con una quota crescente di professioni già influenzate dall’IA – e con stime che indicano un’accelerazione significativa nei prossimi anni – la rapidità della trasformazione impone risposte politiche tempestive. Questo significa investimenti massicci nelle infrastrutture digitali, nello sviluppo dei talenti e nella creazione di ecosistemi innovativi capaci di sostenere la competitività di lungo periodo. In questo scenario, il controllo e la governance delle tecnologie IA diventano elementi centrali della strategia economica dei Paesi”.

La catena del valore dell’IA

Gli investitori che sono interessati alla catena del valore dell’intelligenza artificiale devono comprendere rischi e opportunità, considerata la complessità di questo tema. “La differenza tra vincitori e perdenti non sarà determinata dall’accesso ai large language model, che stanno rapidamente diventando una commodity, bensì dalla capacità di integrarli in modo profondo nei processi core e di trasformarli in prodotti realmente attrattivi e ‘sticky’ – osserva Fonseca – Le aziende meglio posizionate saranno quelle in grado di valorizzare dataset proprietari, costruire economie scalabili e difendibili e generare flussi di utili sostenibili. La prossima fase di accelerazione arriverà infatti dal passaggio dall’adozione sperimentale a un’integrazione strutturale dell’AI nei modelli di business”.

Al contempo, l’esperto evidenzia che “lo sviluppo delle infrastrutture sta entrando in un ciclo virtuoso: il miglioramento dei ritorni sull’investimento suggerisce che la spesa infrastrutturale proseguirà, pur con una certa ciclicità. Inoltre, la progressiva commercializzazione dell’IA fisica – dalla robotica alla guida autonoma – apre nuove direttrici di crescita e diversificazione. Restano tuttavia rischi significativi: eccesso di investimenti in assenza di rendimenti adeguati, obsolescenza tecnologica rapida, pressioni regolatorie e tensioni geopolitiche. In questo contesto, la selettività diventa cruciale”.

Nella catena del valore globale dell’IA, l’Asia ha una posizione centrale, non solo perché detiene una quota dominante della produzione mondiale di semiconduttori, ma anche perché è un attore chiave nelle infrastrutture che rendono possibile l’implementazione su larga scala delle tecnologie di IA, fa notare l’esperto, spiegando l’importanza che questo settore riveste nelle strategie di Lombard Odier Investment Managers: “All’interno delle nostre strategie azionarie high conviction con focus asiatico, la tecnologia – inclusa l’intelligenza artificiale e il più ampio superciclo tecnologico – rappresenta un tema strutturale. L’esposizione copre l’intera catena del valore, dall’infrastruttura alle applicazioni finali orientate alla generazione di ricavi. Privilegiamo aziende con asset scalabili e caratteristiche difensive solide, così come i principali abilitatori dell’ecosistema IA, insieme a società orientate al consumatore che utilizzano l’intelligenza artificiale per accelerare distribuzione e crescita. A nostro avviso, la combinazione tra capacità produttiva, innovazione tecnologica e integrazione nell’ecosistema globale rende l’Asia un protagonista chiave della prossima fase di sviluppo dell’IA”.

Giancarlo Fonseca, Country Head Italy di Lombard Odier Investment Managers

Giancarlo Fonseca, Country Head Italy di Lombard Odier Investment Managers 

Investimenti sostenibili

Un altro tema interessante per gli investitori è quello della sostenibilità e dei prodotti Esg. Il 2025 è stato un anno complesso per i fondi sostenibili globali. Da un lato, negli Stati Uniti si è registrata una reazione politica negativa agli investimenti che tengono conto dei criteri ambientali, sociali e di governance, in particolare con l’insediamento di Donald Trump che ha adottato diverse misure per contrastare le iniziative relative al cambiamento climatico e all’Esg: dinamiche che hanno spinto gli asset manager ad adottare un approccio più cauto nella promozione di prodotti di questo tipo. Dall’altro, l’incertezza normativa ha pesato sul comparto, visto che le regole che influenzano questo tipo di investimenti hanno continuato a evolvere, come la SFDR 2.0 e il pacchetto Omnibus dell’Ue.

“È vero che nel 2025 la sensibilità del mercato verso la sostenibilità è cambiata, anche per effetto di dinamiche politiche negli Stati Uniti e di un contesto regolamentare in evoluzione in Europa. Tuttavia, molto dipende dall’interpretazione che si dà al concetto di sostenibilità. La nostra lettura, coerente nel tempo sia nelle fasi favorevoli sia in quelle più complesse, è che investire in modo sostenibile significhi investire nelle innovazioni che stanno trasformando il nostro modello di sviluppo economico. Le grandi sfide strutturali – dalle emissioni alla perdita di biodiversità, dall’approvvigionamento energetico alla produttività, dalla volatilità delle materie prime alla disruption tecnologica, fino alle pressioni demografiche, alla nutrizione e alla sicurezza delle società – stanno ridefinendo l’economia globale. Per ciascuna di queste sfide emergono soluzioni che, quando diventano scalabili, rappresentano opportunità di investimento”, spiega Fonseca. E precisa: “Oggi, vediamo innovazione in tutti i settori dell’MSCI World: dall’energia, anche in relazione al legame tra sviluppo digitale, intelligenza artificiale e fabbisogno energetico; alla manifattura, con l’economia circolare e le nuove tecnologie produttive; dalla robotica alle piattaforme di distribuzione; dai nuovi brand nati su piattaforme tecnologiche fino alle infrastrutture innovative e alla salute preventiva. Anche nel nostro settore osserviamo innovazioni legate alle piattaforme tecnologiche e alla tokenizzazione. Per il 2026 riteniamo quindi che le opportunità siano diffuse e trasversali. Le tecnologie che cinque o sette anni fa erano in fase di inflection point stanno diventando sempre più mainstream. Questo ci consente di costruire portafogli globali senza bias tematici ristretti, ma con un’esposizione ampia alle trasformazioni strutturali in atto”.

I trend che dominano il comparto dell’economia sostenibile, secondo l’esperto, sono direttamente collegati alle grandi trasformazioni del modello di sviluppo economico. “In primo luogo, la transizione energetica, anche alla luce della crescente connessione tra digitalizzazione, intelligenza artificiale e necessità di dotazione energetica adeguata. In secondo luogo, l’innovazione nella manifattura, che comprende sia l’economia circolare sia l’adozione di nuove tecnologie produttive e robotiche. Un ulteriore ambito è quello delle piattaforme tecnologiche e dei modelli distributivi, che stanno favorendo la nascita di nuovi brand e nuovi ecosistemi industriali. Parallelamente, cresce l’attenzione verso la sicurezza delle società, con investimenti in infrastrutture innovative, mobilità e resilienza dei sistemi. Il tema della salute si sta inoltre spostando sempre più verso la prevenzione, ampliando lo spettro delle opportunità. Le maggiori opportunità per il 2026 non si concentrano in un singolo settore, ma sono distribuite in modo ampio e trasversale. L’elemento chiave è identificare soluzioni scalabili alle grandi sfide strutturali: è in questa scalabilità che vediamo il potenziale di creazione di valore nel medio-lungo periodo”.

In questo contesto si inserisce la strategia TargetNetZero di Lombard Odier – che nel 2026 ha festeggiato il suo quinto anniversario – basata su un approccio che punta a conciliare obiettivi climatici e finanziari, con un’allocazione core, benchmark-aware e a basso tracking error. “La strategia mira a ridurre in modo significativo le emissioni rispetto al benchmark e ad allinearsi agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, investendo in società con traiettorie di decarbonizzazione credibili in tutti i settori, inclusi quelli hard-to-abate. Evitiamo esclusioni semplicistiche, privilegiando un approccio orientato alla transizione reale dell’economia – spiega Fonseca – Elemento distintivo è il nostro strumento proprietario Implied Temperature Rise (ITR), che misura in gradi Celsius l’allineamento climatico di aziende e portafogli con una prospettiva forward-looking, privilegiando la decarbonizzazione futura rispetto alla sola fotografia delle emissioni attuali”.

La gamma azionaria della TargetNetZero è stata ampliata, includendo i mercati emergenti, “per intercettare i leader della transizione nelle economie ad alta crescita, dove si giocherà una parte rilevante della traiettoria futura delle emissioni globali”, sottolinea il country head Italy di Lombard Odier. “Nel reddito fisso, ci distinguiamo da approcci focalizzati unicamente sui labelled bonds, adottando una logica di allineamento complessivo del portafoglio agli obiettivi di temperatura, con metriche forward-looking anche nell’universo obbligazionario. Per il 2026 l’obiettivo resta offrire una soluzione globale e diversificata, capace di ridurre la ‘temperatura’ del portafoglio rispetto al benchmark, mantenendo disciplina sul rischio e coerenza tra performance finanziaria e obiettivi climatici”.

Il mercato azionario asiatico

Secondo la valutazione di Lombard Odier, quest’anno l’azionario di Asia e mercati emergenti si inserisce in un contesto di mercato rialzista destinato a durare. “Dopo quattro anni complessi, la regione beneficia oggi di una combinazione favorevole di abbondante liquidità, fondamentali macroeconomici resilienti e driver strutturali di crescita pluriennale”, evidenzia Fonseca, indicando i trend secolari che sostengono il comparto: leadership tecnologica, rafforzamento dei consumi interni e crescente sofisticazione del sistema finanziario, con impatti positivi nei segmenti selezionati della tecnologia, dell’industria, della finanza e dei consumi.

“Nonostante il significativo recupero registrato negli ultimi due anni, un ampio universo di società di qualità continua a scambiare a valutazioni forward interessanti, a fronte di un potenziale di crescita pluriennale ancora rilevante. Un elemento centrale della nostra view azionaria è il balzo tecnologico dell’Asia e la sua crescente centralità nella supply chain globale dell’intelligenza artificiale. Nel comparto dell’intelligenza artificiale privilegiamo le piattaforme di semiconduttori avanzati – dalla logica di ultima generazione alla memoria ad alte prestazioni – dove la domanda legata all’IA rappresenta ormai il principale motore di crescita. I chip IA stanno assorbendo la maggior parte della capacità incrementale sui nodi avanzati fino al 2026, con ricavi dei semiconduttori logici IA attesi in forte espansione. Anche l’advanced packaging e il testing stanno emergendo come segmenti strategici, beneficiando di maggiore complessità tecnologica, contenuto per chip più elevato e visibilità sugli utili”.

Oltre all’intelligenza artificiale, secondo Fonseca ci sono opportunità anche nella manifattura avanzata asiatica: “Cina e Corea del Sud, in particolare, appaiono ben posizionate per creare valore duraturo in settori come robotica, nuova energia, healthcare e industrie pesanti, sostenute da politiche industriali mirate, crescente adozione dell’IA ed espansione internazionale. Un ulteriore pilastro della crescita azionaria è rappresentato dall’espansione accelerata del wealth management e del fintech in Asia. La regione è destinata a generare migliaia di miliardi di nuova ricchezza nei prossimi anni, mentre il passaggio da prodotti di risparmio tradizionali a soluzioni più sofisticate – fondi e assicurazioni – apre opportunità interessanti di lungo periodo per le società finanziarie e tecnologiche”.

E conclude: “Nel complesso, riteniamo che l’ampiezza e la profondità dei motori di crescita dell’Asia e dei mercati emergenti – dalla tecnologia ai consumi, dalla manifattura all’innovazione finanziaria – offrano una base solida per performance differenziate nel 2026. Pur restando attenti ai rischi geopolitici e alle transizioni di policy, la combinazione di liquidità favorevole e driver strutturali rende il comparto azionario della regione particolarmente interessante per gli investitori di lungo periodo”.


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