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la Coppa America si rinnova

Questa mattina alla base di Luna Rossa le tavole erano apparecchiate con le consuete tovaglie a quadretti bianchi e rossi, quelle tavole semplici da trattoria che piacciono a Patrizio Bertelli. Ed erano apparecchiate, almeno per noi, per celebrare un altro risultato. Si, perché un po’ tutti in realtà ci aspettavamo, e forse nel profondo volevamo, la vittoria dell’equipaggio Luna Rossa junior con Marco Gradoni e Margherita Porro con i loro trimmer Maria Giubilei e Giovanni Santi. Per la storia e la leggenda della Coppa America era il risultato perfetto: due ragazze, due maschietti tutti giovani che battono i senior, i millennial. Dimostrava la forza della gioventù, dimostrava che le ragazze possono nelle vela combattere ad armi pari con i maschi. Forse l’unico sport dove la differenza di potenza fisica può essere dimenticata. Invece no…. I giovani hanno sbagliato malamente, rischiando due partenze al limite quando bastava amministrare il vantaggio abbondante che avevano su tutti. Partenza anticipata nella prima delle due regate di flotta, poi squalifica per non aver eseguito la penalità. Non bisognava rischiare in partenza, con quel vantaggio si amministra e basta.

Stessa scena nella ultima regata. I giovani di Luna Rossa sono finiti fuori mentre i senior, hanno dato lezione. Risultato? La match race finale delle Louis Vuitton Preliminary Regatta di Cagliari è stata tra Luna Rossa senior con Peter Burling, Ruggero Tita, Umberto Molineris e Vittorio Bissaro ed Emirates Team New Zealand con Nathan Outtridge e Seb Menzies, Iain Jensen e Andy Malonely. Regata tutto sommato facile per gli italiani che hanno condito i kiwi in partenza e sono rimasti sempre in testa. Trionfo e sirene spiegate per Luna Rossa che ha vinto a casa sua. Fattore campo certamente. Ma anche bravura. Dunque la vittoria è andata ai millennials, altra storia da raccontare. Altra leggenda. Altra esperienza. Altra freddezza. Anche la legge del più forte, perché chi ha vinto è il più forte e ce lo stavamo dimenticando. Intanto Peter Burling ha battuto il suo fantasma, la sua ombra ancora seduta su Emirates Team New Zealand che da tre edizioni era il suo timone.

Per la prima volta i kiwi fanno i conti con la “perdita” di un timoniere ingegnere che aveva chiesto qualche soldo in più e di poter amministrare la sua vita tra Olimpiadi, dove ha vinto tre medaglie con il 49er ed altri eventi. Poi Ruggero “Ruggi” Tita con le sue due medaglie d’oro olimpiche. A bordo di questa Luna Rossa senior quindi ci sono cinque medaglie a cinque cerchi, tre vittorie della Coppa America, sette sfide di Luna Rossa. Poteva andare diversamente? Mah, forse no, l’esperienza conta ancora in questa Coppa che vuole essere diversa e giovane, social. Ma che alla fine ha ancora bisogno delle vecchie grammatiche. Gli altri? Indietro tutti solo a tratti interessanti. Come sempre gli equipaggi solidi sono i neozelandesi e gli italiani. Peter e Ruggi parlano la stessa lingua, semplice: «Era importante vincere e lo abbiamo fatto».

Dice Max Sirena amministratore delegato di Luna Rossa: «Queste regate sono state un test importante per vedere se il lavoro che stiamo facendo è quello giusto, perché è l’unica opportunità che abbiamo per competere contro gli altri, per vedere i velisti sotto pressione e per metterci gli avversari. Importanti anche dal punto di vista dell’immagine, perché ovviamente giochiamo in casa».

Adesso il futuro è Napoli, settembre a Nisida con gli AC 40 e poi maggio con gli AC75. La Coppa, che già a Cagliari si è popolata di giovani influencer, clienti degli sponsor, cerca il suo nuovo futuro. Ammonisce Sirena: «Se la partnership e questo nuovo modo di amministrare l’evento non toglierà l’heritage, la storicità della Coppa, allora funzionerà. Perché questa competizione ha un potenziale unico: non c’è niente oggi a livello globale, mondiale, che ha il potenziale dell’America’s Cup in termini di sviluppo futuro. Dovremo essere tutti bravi e costruirlo insieme».


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