Ambiente

La cooperazione Europa-Golfo e la burrasca della guerra

La nuova guerra del Golfo irrompe nell’anno che potrebbe sancire una svolta, anche multilaterale, nella cooperazione tra l’Europa e le sei monarchie dell’area. Infatti, il primo Forum Europa-Golfo, che riunirà istituzioni e imprese, è previsto a maggio in Grecia; soprattutto, l’Arabia Saudita ospiterà in autunno il secondo summit istituzionale Unione Europea-Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG).

Per gli europei, la strada verso il Golfo era in discesa. Anche perché l’economia era il fulcro della cooperazione. Complice l’instabilità internazionale, i paesi europei e le monarchie della regione sono diventati, di crisi in crisi, partner sempre più assidui: prima la ricerca europea di gas e petrolio dopo l’invasione russa dell’Ucraina (2022), poi il ruolo del Golfo come mediatore nelle guerre mediorientali (Gaza dal 2023; Israele-Iran nel 2025), infine i dazi di Trump a spingere le imprese europee, anche, nei mercati della regione (2025).

Però, la guerra di Israele e degli Stati Uniti all’Iran, e la reazione di Teheran contro le monarchie dell’area, hanno cambiato, per il Golfo, il quadro e le aspettative. Rendendo più difficili le scelte per le istituzioni e i paesi europei. Infatti, l’economia non sarà più protagonista assoluta della partnership: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein e Oman vorranno allargare il perimetro della cooperazione a sicurezza e difesa, con due obiettivi: rafforzare i sistemi nazionali anti-missilistici e anti-droni, nonché trovare partner per contribuire -dopo il cessate il fuoco- alla sicurezza della navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz.

Per Bruxelles e per le capitali europee, sarebbe stato decisamente più semplice discutere con re, emiri e sultani soltanto di accordi di libero scambio e di investimenti in tecnologie avanzate. Ma questa guerra, che colpisce l’economia tradizionale (energia) e quella nuova della connettività (aeroporti, porti, data center, turismo), ha già modificato il modo in cui i governi arabi del Golfo guardano al mondo. E al loro futuro.

Con gli europei che dovranno capire, sul piano bilaterale e multilaterale, come bilanciare interessi e realtà: perché la stabilità del Golfo è ormai un interesse strategico europeo ma, al contempo, le nostre capacità di influenza politica nel quadrante sono assai scarse. E per di più il riarmo europeo -o meglio dire dei singoli stati europei- è appena cominciato.


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