Basilicata

La commissione parlamentare: «La strage di Amendolara è da ricondurre al caporalato»

Nelle audizione della Commissione Parlamentare d’inchiesta: «La strage di Amendolara è da ricondurre al caporalato». Chiara Gribaldi: «sono molti gli aspetti problematici emersi».


«E’ emerso e chiaramente che la strage ad Amendolara sia riconducibile al caporalato che assume dimensioni anche molto diverse e sia riconducibile a una forte pressione legata ai temi del lavoro e dunque a una posizione inaccettabile di questi lavoratori che sono stati bruciati e sono stati bruciati perché indubbiamente prima di questo fatto avevano provato a dire che qualcosa non funziona; ecco in questo senso non ci può essere nessuna omertà di nessuno che vuol dire innanzitutto dello Stato e poi naturalmente delle persone che non solo sono in Italia ma non conoscono la lingua ma che devono sapere che in questo Paese non è accettabile che si viene a lavorare e se tu dici che qualcosa non funziona vieni bruciato vivo.

Ecco è questo il messaggio forte che deve uscire con forza da Amendolara perché non è accettabile che in un Paese di uno stato di diritto, la giustizia, la legalità vengono abbandonate e se tu provi a dire che c’è qualcosa che non funziona sul piano abitativo, sul piano dei trasporti sul piano del lavoro, vieni ucciso».

IL BILANCIO DELLA COMMISSIONE SULLA TRAGEDIA DEI QUATTRO BRACCIANTI

E’ questo, in estrema sintesi, quanto riferito dalla Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, Chiara Gribaldi dopo una lunghissima serie di audizioni che sono servite a chiarire i tanti aspetti che hanno portato alla morte violenta di quattro braccianti agricoli (il pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani Amin Fazal Khogjani(28), Ullah Ismat Qiemi(19) e Safi Iayjad(27), arsi vivi presso la stazione di servizio della Ip ad Amendolara, per mano dei presunti caporali Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi pakistani di 32 anni, reclusi nel carcere di Castrovillari.

STRAGE DI AMENDOLARA: LE AUDIZIONI DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE CON I VERTICI ISTITUZIONALI E LA PROCURA DI CASTROVILLARI

La Commissione parlamentare d’inchiesta, composta dalla presidente Chiara Gribaldi, dal vice Andrea Quartini, dal segretario Francesco Mari, dal componente Aboubakar Soumahoro e dal consigliere parlamentare Antonio Pagano, ha per prima ascoltato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, composto dal Prefetto di Cosenza, Rosa Maria Padovano, dal Questore Antonio Borelli, dal Generale di Brigata, Giuseppe Dell’Anna, comandante provinciale della Guardia di Finanza, dal Colonnello Andrea Mommo, comandante provinciale dei Carabinieri di Cosenza e dall’assessore regionale all’agricoltura, Gianluca Gallo. Un’audizione lunghissima che ha preceduta quella che la Commissione parlamentare ha tenuto ascoltando il Procuratore della Repubblica di Castrovillari, Alessandro D’Alessio e il sostituto procuratore Roberta Bello, pubblico ministero a sostegno dell’accusa nei confronti dei due indagati pakistani per omicidio plurimo e pluriaggravato.

LE CRITICITÀ STRUTTURALI DEL RECLUTAMENTO E IL CASO DEL GHETTO DI VILLAPIANA

Su quanto emerso dalle due importanti audizioni, così si è espressa la presidente della Commissione parlamentare, Chiara Gribaldi: «Sono molti gli aspetti problematici emersi. Indubbiamente c’è un tema di contratti, di corretta riconoscenza del lavoro di queste persone, ma come dicevo c’è una questione di lavoro ma anche una questione di sfruttamento se non di vero e proprio schiavismo moderno, di reclutamento del personale che ci fa dire che anche le regole del decreto flussi e dunque delle politiche migratorie non funzionano adeguatamente e molto di questo lavoro oggi è compiuto da persone che vengono da Paesi fuori dall’Italia e c’è poi un tema di servizi, di sfruttamento educativo nel senso che il caporale agisce su queste persone anche fuori dai luoghi di lavoro e quindi durante il trasporto, il tragitto al lavoro e nelle abitazioni.

Abbiamo appreso, a tal proposito, che nell’alloggio di Villapiana vivevano ben 18 persone. Comunque saranno le indagini che appureranno la dinamica di quanto accaduto ». Ancora un’audizione e questa volta con i sindacati e le organizzazioni di categoria.

LE LACUNE DEL DECRETO FLUSSI E IL MANCATO DIALOGO TRA LE BANCHE DATI

Anche in questo capo una lunga audizione perché la Commissione parlamentare ha inteso ascoltare tanto i sindacati quanto le organizzazioni di categoria agricola per conoscere le dinamiche che regolano il lavoro in agricoltura e l’approvvigionamento di mano d’opera. E’ sempre la presidente della Commissione, Chiara Gribaldi che riferisce: «Abbiamo una situazione che non è solo drammatica dal punto di vista della giustizia, abbiamo sentito della carenza degli organici, ma anche dal punto di vista appunto dei controlli mancano gli ispettori manca come dire una filiera che funzioni davvero e nel 2026 non è accettabile che le banche dati per esempio nelle varie amministrazioni ancora non collaborino tra di loro per incrociare i dati e far emergere proprio quello che non va e poi c’è il “Decreto flussi” che evidentemente nelle sue applicazioni ha dimostrato evidenti lacune».

Nel corso delle audizioni è emerso anche il problema della conoscenza della lingua da parte dei lavoratori stranieri e, secondo la Presidente Gribaldi «è una barriera culturale che dobbiamo abbattere e una lacuna che bisogna colmare».

STRAGE AMENDOLARA, LA COMMISSIONE PARLAMENTARE, LE PROPOSTE DI PREMIALITÀ AZIENDALE E LA SFIDA DIGITALE DI SOUMAHORO

Poi un plauso velato alla Regione Calabria che sta compiendo sforzi per sviluppare un’agricoltura di eccellenza e, su questo, la Commissione ha suggerito «di valutare con le premialità le aziende che fanno veramente bene; adottare criteri di attribuzione di punteggi e dunque di agevolazioni varie da inserire anche non solo con l’attenzione alle abitazioni ma per esempio di tenere ben presente il tema del trasporto». Cosi l’onorevole Aboubakar Soumahoro al temine dell’audizione: «I braccianti agricoli ci sono sempre stati perché da una parte abbiamo l’invecchiamento della nostra popolazione e dall’altra parte abbiamo una forte emigrazione dei nostri giovani dalla Calabria. Dall’altra parte bisogna rispondere alle esigenze lavorative del nostro Paese.

Sul tema dell’emigrazione c’è una proliferazione delle norme cioè non c’è linearità bisogna collegare i dati dei centri per l’impiego che vanno rivalutati e le strutture ispettive con una banca dati nazionale; è mai possibile che non si possa utilizzare l’intelligenza artificiale quindi il digitale per sapere dove si va a lavorare x giorno, quante ore di lavoro si svolgono. Sono tutti strumenti che possiamo utilizzare oggi all’interno di questo mercato del lavoro».


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