Scienza e tecnologia

La banca chiama? Revolut ora dice in tempo reale se è una truffa

Le truffe telefoniche che fingono di arrivare dalla banca non sono una novità, un po’ come la continua pressione dei call center, ma quando si tratta di soldi gli utenti sono sia più attenti che anche più propensi ad ascoltare (e quindi a farsi, potenzialmente, truffare). Voci sintetiche, script credibili e pressione psicologica rendono le truffe di impersonificazione uno degli scenari più insidiosi.

Revolut prova a rispondere con una nuova funzione di identificazione delle chiamate integrata nell’app, pensata per chiarire in tempo reale se chi ci sta parlando è davvero un operatore ufficiale o no. Non sarà una soluzione miracolosa, ma è un segnale interessante su come le app finanziarie stanno cercando di reagire a un problema che non può più essere ignorato: vediamo come funziona e cosa cambia davvero per gli utenti.

La nuova funzione introdotta da Revolut interviene in un momento preciso: quando apriamo l’app mentre siamo al telefono.

In quella situazione compare un banner in-app che chiarisce subito se la chiamata in corso proviene davvero da Revolut oppure no, includendo anche le app che gestiscono chiamate vocali.

Se la chiamata è legittima, l’app lo conferma esplicitamente. Se invece il numero non è riconducibile a Revolut, il banner avvisa in modo chiaro che non stiamo parlando con la banca, interrompendo uno dei meccanismi più comuni delle truffe di impersonificazione.

Il passaggio interessante è quello successivo. Toccando l’avviso, l’utente viene guidato verso percorsi di protezione contestuali, pensati per reagire subito a un possibile tentativo di frode, segnalare l’accaduto e limitare i danni nel momento in cui la pressione psicologica è più alta.

Questa scelta risponde a uno scenario sempre più complesso. Le voci deepfake e le tecniche di ingegneria sociale rendono credibili anche chiamate che, fino a poco tempo fa, avremmo riconosciuto come sospette. Non a caso, uno studio citato da Revolut mostra come la maggioranza delle persone sovrastimi la propria capacità di distinguere una voce reale da una sintetica.

La funzione non nasce isolata, ma si inserisce nel più ampio lavoro di prevenzione delle frodi che la fintech porta avanti da tempo. Nel 2024, secondo i dati comunicati, i suoi sistemi antifrode avrebbero evitato perdite per oltre 700 milioni di euro, soprattutto legate alle frodi APP, cioè i pagamenti autorizzati sotto inganno.

Dal punto di vista pratico, la disponibilità non è uniforme. La funzione è già attiva su iOS, mentre su Android richiede un’autorizzazione manuale dalle impostazioni di Sicurezza e privacy, un dettaglio che può fare la differenza proprio per quella fascia di utenti meno attenta alle impostazioni di sicurezza.


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