l conflitto in Medio Oriente. Aggiornamento 14 marzo 2026
14.03.2026 – 16.00 – Premessa – L’attacco americano-israeliano contro l’Iran continua incessantemente. Le forze congiunte hanno continuato a colpire i siti industriali della difesa iraniani in tutto il Paese. Il 13 marzo il segretario statunitense Pete Hegseth ha dichiarato che gli attacchi statunitensi e israeliani hanno annientato la capacità produttiva iraniana di missili balistici, distruggendo aziende e linee di produzione che fabbricano componenti per missili. In tale contesto, siti statunitensi affermano che l’Iran stia consentendo selettivamente il transito di alcune navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Non vengono segnalati attacchi iraniani contro navi civili nello Stretto di Hormuz da quando l’Iran ha colpito una nave battente bandiera liberiana, di proprietà dello Stato cinese, alle 22:19 ET dell’11 marzo. Secondo quanto riportato dai media israeliani, funzionari starebbero discutendo una possibile espansione delle operazioni di terra in Libano. Secondo le fonti, funzionari della sicurezza e della difesa israeliani starebbero valutando diverse opzioni, che vanno da un’operazione di terra su vasta scala fino al fiume Litani ad azioni più limitate nel Libano meridionale.
Rapporti completi nei link in descrizione:
https://www.centcom.mil/
https://understandingwar.org/research/middle-east/iran-update-evening-special-report-march-13-2026/
Oggi concentreremo la nostra attenzione su numerosi aspetti, alcuni dei quali non oggetto di approfondita attenzione da parte dei media:
- le posizioni di Israele e Stati Uniti, espresse dal primo ministro Netanyahu e dal segretario statunitense alla Guerra Pete Hegseth;
- la posizione iraniana, evidenziata da un documento diplomatico ufficiale del Ministero degli Esteri di Teheran;
- le ultime dichiarazioni di Hezbollah dal Libano;
- le due diverse posizioni assunte da Hamas (militare e politica) sul conflitto in corso;
- l’abile posizione diplomatica assunta da Mosca in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Lo faremo cercando di dare, come sempre, voce a tutti, senza esclusione di alcuno.
Conferenza stampa del segretario alla Guerra Pete Hegseth e del capo di Stato maggiore congiunto dell’Aeronautica, generale Dan Caine, 13 marzo 2026
Da questa conferenza stampa estremamente lunga vi propongo alcuni passi salienti, lasciandovi la possibilità e la libertà di leggerla interamente nel link a fine capitolo. Dall’analisi attenta del documento, oltre agli aspetti strettamente militari — in cui emergono sia l’enorme potenza militare americana sia la forte sinergia tra le Forze armate statunitensi e israeliane — merita di essere sottolineato il continuo richiamo di Hegseth ai valori in cui si riconosce gran parte dei conservatori repubblicani, il famoso MAGA (Make America Great Again), fondamentali nella vittoria elettorale di Trump e rilevanti anche in vista delle elezioni di medio termine di novembre. Pete Hegseth: gli Stati Uniti stanno decimando l’esercito del regime radicale iraniano in un modo mai visto prima. Mai prima d’ora un esercito moderno e capace, come quello che l’Iran possedeva, era stato distrutto e reso inefficace in combattimento così rapidamente, devastato. Tra la nostra aviazione e quella israeliana sono stati colpiti oltre 15.000 obiettivi nemici. Si tratta di ben oltre 1.000 al giorno. L’Iran non ha più difese aeree. L’Iran non ha più un’aeronautica militare. L’Iran non ha più una marina militare. I loro missili, i loro lanciamissili e i loro droni vengono distrutti o abbattuti. Il volume dei loro missili è diminuito del 90%. E, come il mondo sta vedendo, stanno dimostrando pura disperazione nello Stretto di Hormuz: una situazione che noi stiamo affrontando e di cui non dobbiamo preoccuparci.
Siamo sulla buona strada per sconfiggere, distruggere e neutralizzare tutte le capacità militari significative a un ritmo mai visto prima. Ma non si tratta solo del fatto che l’Iran non abbia un’aeronautica funzionante o che la sua intera marina sia sul fondo del Golfo Persico, o che la sua forza missilistica si stia riducendo di giorno in giorno. Ancor più importante, non hanno nemmeno la capacità di costruirne di nuove. Questo è l’aspetto più importante che vorrei sottolineare oggi. Presto, molto presto, tutte le aziende iraniane del settore della difesa saranno distrutte. Ad esempio, già due giorni fa, l’intera capacità produttiva iraniana di missili balistici — ogni singola azienda che costruisce ogni singolo componente di questi missili — è stata di fatto neutralizzata. Edifici, complessi e linee di produzione in tutto l’Iran: completamente distrutti. La leadership iraniana non è in condizioni migliori: disperata e nascosta, si è rifugiata sottoterra, impaurita. È quello che fanno i topi. Sappiamo che il nuovo cosiddetto leader è ferito e probabilmente sfigurato. Ieri ha rilasciato una dichiarazione scritta, piuttosto debole a dire il vero. Invocava l’unità. A quanto pare, uccidere decine di migliaia di manifestanti è il suo concetto di unità. Suo padre è morto. È spaventato. È ferito. È in fuga e non ha legittimità. Per loro è un disastro. Chi è al comando? Forse nemmeno l’Iran lo sa. Con il passare delle ore noi lo sappiamo, e sappiamo che lo sanno anche loro: le capacità militari del regime iraniano stanno crollando. Riescono a malapena a comunicare, figuriamoci a coordinarsi; sono confusi e noi lo sappiamo.
La nostra risposta? Continueremo a insistere. Continueremo a spingere, ad avanzare senza pietà, senza tregua per i nostri nemici. Come ho detto fin dall’inizio, il presidente Trump ha le carte in mano. Sarà lui a determinare il ritmo, l’andamento e i tempi di questo conflitto, con la mano saldamente sul volante e sull’acceleratore. Prima l’America: la pace attraverso la forza, in azione. Ogni strumento di intelligenza artificiale, di cyberdifesa, di guerra elettronica e di contrasto ai droni lo stiamo impiegando per accecare, confondere e ingannare il nostro nemico. Perché sappiamo chi sono i buoni qui, e lo sa anche il popolo americano. E questo semplifica il mio lavoro. Io servo Dio, le truppe, il Paese, la Costituzione e il Presidente degli Stati Uniti e rispondo solo a loro, il tutto al servizio della vittoria sul campo di battaglia e degli obiettivi militari che abbiamo stabilito fin dal primo giorno: sconfiggere i missili, i lanciatori di missili e la base industriale della difesa; sconfiggere la marina; e impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare — un obiettivo chiaro, decisivo e realizzabile. E l’ammiraglio Cooper, il comandante del CENTCOM, con cui abbiamo trascorso un paio d’ore ieri sera, sa che, nel perseguimento di questi obiettivi, lo sosteniamo in ogni modo. I suoi comandanti lo sanno, così come le truppe in prima linea. L’ammiraglio Cooper ottiene ciò di cui ha bisogno: risorse, autorità, munizioni, tutto. Non ci fermeremo davanti a nulla pur di vincere.
La guerra è un inferno. La guerra è caos. E, come abbiamo visto ieri con il tragico incidente del nostro aereo cisterna KC-135, possono accadere cose brutte. Eroi americani, tutti quanti. E, come ho fatto con tutti loro, accoglieremo questi eroi a Dover e il loro sacrificio non farà altro che riaffermare il nostro impegno in questa missione. A quei guerrieri per i quali questa nazione prega ogni singolo giorno — sento tutti voi là fuori che pregate per loro — rimanete in ginocchio e pregate per loro. Continuo a dire loro: che Dio vi benedica, vi protegga e vi dia la forza di andare avanti. Generale Dan Caine: prima di iniziare con un aggiornamento, vorrei parlare anche della tragica perdita del nostro aereo cisterna KC-135 avvenuta ieri. L’incidente è avvenuto sopra territorio amico, nell’Iraq occidentale, mentre l’equipaggio era impegnato in una missione di combattimento. E, come ha affermato il CENTCOM, non è stato il risultato di fuoco ostile o amico. Stiamo ancora trattando la situazione come un’operazione di soccorso e recupero in corso. Quattro aviatori sono stati recuperati e l’Aeronautica militare e il Comando centrale degli Stati Uniti forniranno aggiornamenti non appena saranno disponibili nuove informazioni. Vi preghiamo di tenere questi coraggiosi aviatori, le loro famiglie, i loro amici e le loro unità nei vostri pensieri nelle prossime ore e nei prossimi giorni. I nostri militari compiono un sacrificio incredibile per andare avanti e fare ciò che la nazione chiede loro. È un promemoria del vero costo della dedizione e dell’impegno delle forze armate congiunte.
Siamo a conoscenza anche di un incendio a bordo della USS Gerald R. Ford. Il nostro pensiero va all’equipaggio rimasto ferito nell’incendio. Crediamo e speriamo che tutti stiano bene e ne siamo grati. Per qualsiasi ulteriore domanda in merito vi invitiamo a contattare NAVCENT o la Marina militare. Questa mattina entriamo nel tredicesimo giorno dell’Operazione Epic Fury e continuiamo a compiere progressi verso i nostri obiettivi militari. Come ha affermato il segretario, oggi sarà la giornata di maggiore intensità per quanto riguarda gli attacchi cinetici nell’area operativa. Il CENTCOM continua ad attaccare le capacità missilistiche balistiche e dei droni affinché non rappresentino più una minaccia per le forze statunitensi, le nostre basi o i nostri partner. Stiamo continuando a distruggere la Marina iraniana per garantire la libertà di navigazione. Ciò significa colpire la capacità dell’Iran di posare mine e distruggere la sua capacità di attaccare navi mercantili. Stiamo prendendo di mira la base industriale della difesa iraniana, in modo che non possano ricostruire le capacità militari che potrebbero danneggiare gli interessi americani o dei nostri partner. Come ha affermato l’ammiraglio Cooper nel suo aggiornamento di mercoledì, la potenza di combattimento iraniana continua a diminuire a seguito dei continui attacchi.
Abbiamo attaccato oltre 6.000 obiettivi e i nostri pacchetti di attacco continuano a essere lanciati ogni ora, mantenendo un numero senza precedenti di sortite sopra l’Iran. Il CENTCOM ora controlla costantemente il nemico e, di conseguenza, abbiamo assistito a una riduzione dei lanci di missili. In meno di due settimane abbiamo reso la Marina iraniana inefficace in combattimento e continuiamo ad attaccare le navi militari, comprese tutte le navi da guerra di classe Soleimani, armate con missili antinave e armi antiaeree. Abbiamo fatto progressi, ma l’Iran ha ancora la capacità di colpire le forze amiche nel settore della navigazione commerciale e il nostro impegno in tal senso prosegue. Ma voglio chiarire una cosa: l’unica cosa che al momento impedisce il traffico commerciale attraverso lo Stretto — sebbene un certo traffico esista — è l’Iran. Sono loro i belligeranti che mantengono lo Stretto chiuso. Abbiamo fatto della lotta contro la posa di mine iraniane una priorità. Si tratta di posamine, basi navali, depositi e missili che potrebbero influenzare lo Stretto, e il CENTCOM continua a contrastare queste iniziative. Continuiamo inoltre a compiere progressi sul fronte industriale, che comprende fabbriche, armi e magazzini, e continueremo a farlo nei prossimi giorni. Come spesso faccio, vorrei parlarvi un po’ della nostra incredibile forza congiunta. Oggi parlerò della nostra straordinaria artiglieria, composta da soldati e marines americani che hanno affondato navi, distrutto depositi e lanciato sistemi missilistici tattici dell’esercito (ATACMS), missili di precisione (PrSM) e sistemi missilistici ad alta mobilità (HIMARS). Dall’esterno dell’Iran, la nostra artiglieria dell’esercito e dei Marines sta colpendo obiettivi strategici su cui l’Iran fa affidamento per proiettare la propria potenza oltre i confini e per proteggere le nostre truppe schierate. Nei primi tredici giorni dell’operazione le nostre forze di artiglieria hanno fatto la storia.
Hanno lanciato i primi missili di precisione mai utilizzati in combattimento, raggiungendo bersagli in profondità nel territorio nemico. Hanno utilizzato i missili ATACMS per affondare diverse navi, tra cui un sottomarino, e hanno fatto tutto questo con precisione e determinazione, frutto di addestramento incessante e di fiducia nei propri sistemi d’arma. Ieri ho avuto l’onore e il privilegio di parlare con alcuni dei giovani soldati del 3° Battaglione del 27° Reggimento di Artiglieria da Campo di Fort Bragg, Carolina del Nord, l’unità che ha lanciato i primi missili di precisione. I soldati che ho incontrato provenivano da ogni parte degli Stati Uniti: New York, Texas, Delaware, California. Uno di loro era nell’esercito da soli sei mesi e, pur essendo nell’unità da due, era già stato inviato in missione. Era il più giovane, aveva vent’anni, ma non lo si sarebbe mai detto dal modo in cui parlava della missione. Gli altri avevano 22 e 28 anni. Parlavano con una calma, un orgoglio, una determinazione e una chiarezza che fanno capire chiaramente che comprendono il peso di ciò che stanno facendo e delle persone che dipendono da loro. Vorrei soffermarmi oggi, per un attimo, anche sulla loro leadership. Questi giovani americani sono guidati da straordinari giovani leader in prima linea sul campo. Ieri il comandante di batteria e il suo sottufficiale erano lì con questo equipaggio. Sullo stesso schermo video i due non hanno quasi detto una parola, e non ce n’era bisogno. Nei loro occhi, e in particolare in quelli del comandante, si poteva scorgere la tranquilla fiducia che riponeva in questi soldati e nel resto della batteria. Il messaggio è arrivato forte e chiaro e apprezziamo la loro leadership. Quando ieri ho chiesto a questi soldati: “Di cosa avete bisogno da me e dal segretario?”, si sono guardati, hanno fatto una pausa e poi mi hanno guardato di nuovo dicendo: “Altri proiettili, signore”. È stato fantastico. Quindi grazie a quei soldati e marines in prima linea a supporto della nostra missione e grazie alle loro famiglie. Oggi le forze congiunte continueranno a fornire un supporto di fuoco dinamico contro il nemico da terra, mare e aria. Rimaniamo profondamente grati per il loro servizio.
E, per la terza volta oggi, ribadisco che questa sarà la nostra giornata più impegnativa. Questa missione rimane complessa, pericolosa e difficile, e ogni militare ha una famiglia che lo aspetta a casa. Voglio ringraziare oggi tutte le famiglie che sostengono le loro forze all’estero e coloro che lavorano qui negli Stati Uniti. A titolo personale, oggi desidero anche ringraziare lo staff congiunto e il team con cui ho il piacere di lavorare, alcuni dei quali sono proprio qui in questa sala. Stanno lavorando 24 ore su 24 per fornire al segretario e al presidente le opzioni strategiche di cui abbiamo bisogno. Oggi, in conclusione, vi chiedo di ricordare i nostri caduti e coloro che partecipano alle operazioni di recupero per riportare a casa l’equipaggio del KC-135, e di tenere questi militari e le loro famiglie nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere. Sono giorni davvero difficili quando qualcuno bussa alla porta, per le persone da entrambe le parti. Ancora una volta, grazie ai nostri militari in missione, grazie ai nostri caduti e alle loro famiglie e a tutte le forze congiunte. E con questo le passo la parola, signore.
Questo è tutto. Grazie mille.
Conferenza stampa completa nel link in descrizione:
https://www.war.gov/News/Transcripts/Transcript/Article/4434484/secretary-of-war-pete-hegseth-and-chairman-of-the-joint-chiefs-air-force-gen-da/
Conferenza stampa del Primo Ministro Netanyahu – 12 marzo
Questa conferenza stampa giunge dopo alcuni giorni di totale silenzio da parte di Netanyahu, decisione che aveva suscitato sul web una esplosione di fake news, anche provenienti dall’Iran, circa la morte del premier. Dall’analisi delle dichiarazioni espresse dal capo del governo israeliano emerge la chiara volontà di Gerusalemme di modificare gli equilibri di potere in Medio Oriente, di impedire all’Iran di sviluppare un arsenale militare capace di minacciare Israele, e di azzerare la minaccia rappresentata da Hezbollah in Libano.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu:
Cittadini d’Israele, fratelli e sorelle, stiamo vivendo giorni storici, giorni che saranno ricordati negli annali di Israele. Nell’ambito dell’Operazione Leone Ruggente il nostro ruggito si fa sempre più forte. Stiamo schiacciando il regime terroristico in Iran. Stiamo colpendo e annientando il suo alleato Hezbollah in Libano. Grazie a una partnership senza precedenti tra Israele e Stati Uniti abbiamo conseguito risultati straordinari che stanno cambiando gli equilibri di potere in Medio Oriente. Questi successi stanno consolidando lo status di Israele come potenza più forte che mai. Questo radicale cambiamento nel rapporto di potere rispetto ai nostri nemici è fondamentale per garantire la nostra sopravvivenza. Le minacce vanno e vengono, ma quando diventiamo una potenza regionale, e in certi settori una potenza globale, abbiamo la forza di allontanare i pericoli e garantire il nostro futuro. Nel 1993 pubblicai un articolo di giornale in cui scrivevo: “Il pericolo maggiore per l’esistenza di Israele non si trova negli Stati arabi, ma nell’Iran”. Da allora, per oltre trent’anni, il regime degli ayatollah ha agito per danneggiare gli Stati Uniti e l’Occidente, ma prima di tutto per portare avanti il piano di distruzione di Israele.
Lo ha fatto su tre livelli.
Primo livello: ha costruito un “Asse del Male” con gli eserciti terroristici di Hezbollah, Hamas, gli Houthi, il regime di Assad e altri.
Secondo livello: ha lavorato per creare un arsenale di decine di migliaia di missili balistici.
Terzo livello: ha lavorato per sviluppare bombe nucleari con l’obiettivo dichiarato di spazzarci via dalla faccia della terra.
Beh, non lo farà.
In qualità di primo ministro di Israele ho guidato numerose operazioni, palesi e segrete, che hanno rallentato l’Iran e ridotto le sue capacità. Allo stesso tempo abbiamo sviluppato le nostre capacità militari, tecnologiche e diplomatiche per colpire l’Iran con forza e allontanare le minacce dal nostro territorio. Tutti questi sforzi sono confluiti nella Guerra della Redenzione, nell’Operazione Leone Nascente e nell’Operazione Leone Ruggente. Nella Guerra della Redenzione abbiamo gravemente danneggiato l’“Asse del Male”. È ancora presente, ma con capacità notevolmente ridotte. Ci impegniamo a portare a termine il compito: garantire la sicurezza di tutti i cittadini di Israele, in particolare degli abitanti del Nord e del Sud. Hezbollah sta sentendo il peso della nostra forza e lo sentirà ancora più intensamente. Pagherà un prezzo molto alto per la sua aggressione. Nell’ambito dell’Operazione Leone Nascente abbiamo anche aperto la strada, per la prima volta, a un attacco su vasta scala contro l’arsenale missilistico iraniano e contro gli impianti di produzione dei missili. Abbiamo fatto lo stesso per quanto riguarda il progetto nucleare, infliggendo un colpo mortale a scienziati iraniani di alto livello. Erano loro a guidare lo sviluppo delle bombe atomiche destinate a distruggerci. Ora non lo sono più. Dopo l’Operazione Leone Nascente il presidente Trump ed io abbiamo avvertito il tiranno Khamenei. Gli abbiamo detto: se tenti di ricostruire le tue industrie della morte, ti colpiremo con una forza che non hai mai conosciuto. Non solo non ci ha ascoltato, ma ha accelerato i programmi nucleari e missilistici, nascondendoli in profondità sotto alte montagne. Se non fossimo intervenuti immediatamente, nel giro di pochi mesi l’industria militare iraniana sarebbe diventata immune a qualsiasi attacco. Pertanto noi, Stati Uniti e Israele, abbiamo intrapreso insieme una campagna congiunta per proseguire quanto fatto in Rising Lion: impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari e missili balistici che minaccerebbero Israele, gli Stati Uniti e il mondo intero. Questo è il nostro obiettivo.
In breve tempo abbiamo eliminato il nemico Khamenei e molti alti funzionari del regime terroristico. Abbiamo eliminato il vecchio tiranno e il nuovo tiranno, Mojtaba, il burattino delle Guardie Rivoluzionarie, non può mostrare il suo volto in pubblico. Stiamo distruggendo le infrastrutture nucleari, i sistemi missilistici e di lancio, i quartier generali dell’oppressione, i centri di potere del regime e molti altri obiettivi. Allo stesso tempo ci stiamo impegnando per promuovere un altro obiettivo: creare le condizioni affinché il popolo iraniano possa rovesciare il crudele regime tirannico che lo governa da quasi mezzo secolo. Stiamo infliggendo duri colpi alle Guardie Rivoluzionarie e ai Basij, sia nelle strade sia ai posti di blocco, e siamo ancora attivi. Dico al popolo iraniano: il momento in cui potrete intraprendere un nuovo cammino di libertà si avvicina. Vi siamo accanto, vi aiutiamo. Ma, alla fine, dipende da voi. È nelle vostre mani. Anche adesso si può affermare con certezza: questo non è più lo stesso Iran, non è più lo stesso Medio Oriente e non è più nemmeno lo stesso Israele. Non aspettiamo. Iniziamo, attacchiamo e lo facciamo con una forza senza precedenti. Abbiamo stretto un’alleanza senza precedenti con gli Stati Uniti, un’alleanza con il nostro grande amico — il mio amico personale — il presidente Trump. Ci sentiamo quasi ogni giorno. Parliamo francamente, concentrandoci sugli obiettivi, scambiandoci idee e consigli e prendendo decisioni insieme. Il presidente Trump mi ha detto una cosa che voglio condividere con voi. Poco tempo fa mi ha detto: “Il rapporto tra noi è cento volte più forte di qualsiasi rapporto mai esistito tra un presidente americano e un primo ministro israeliano”.
Non pensiamo solo ai nostri Paesi, solo a questa generazione. Pensiamo anche alle generazioni future, al futuro dell’umanità. In questi giorni io e il mio staff stiamo stringendo ulteriori alleanze con i Paesi della regione, alleanze che fino a poche settimane fa sarebbero sembrate inimmaginabili. Stiamo facendo tutto questo grazie all’immensa forza che abbiamo costruito, grazie al grande eroismo dei nostri comandanti e combattenti e grazie alla vostra incrollabile fermezza, cittadini di Israele. So che state seguendo scrupolosamente le istruzioni del Comando del Fronte Interno. Entrate ripetutamente nelle aree protette. So che non è facile. So che la situazione è molto difficile anche ora, al Nord. Ma, attenendovi a queste direttive, state salvando vite umane e state dando a me, al governo israeliano, alle Forze di Difesa Israeliane e alle forze di sicurezza il sostegno e lo spazio necessari per raggiungere gli obiettivi della campagna. Il presidente Trump mi ha chiesto, sbalordito: “Solo in Israele i voli di soccorso sono invertiti. In tutto il mondo le persone vogliono fuggire dalle zone di guerra, ma solo da voi, in Israele, tutti vogliono tornare”. “Da dove viene questo spirito?”, mi chiede sempre. E io gli rispondo: “Questo è il segreto del nostro successo. Questa è la resilienza del nostro popolo. Questa è la forza della nostra fede: la fede nell’Eternità di Israele”.
https://www.gov.il/en/pages/pm-netanyahu-s-remarks-at-his-press-conference-12-mar-2026
https://nypost.com/2026/03/13/world-news/israeli-pm-benjamin-netanyahu-says-israel-us-are-crushing-irans-regime-reshaping-the-middle-east/
Dichiarazione dei diplomatici iraniani sull’aggressione militare statunitense e israeliana contro l’Iran
Allo scopo di comprendere meglio il pensiero iraniano — ricordiamolo, un immenso Paese di oltre 90 milioni di abitanti, nella grande maggioranza persiani, animati da un acceso nazionalismo — desidero proporvi il contenuto del documento diplomatico espressamente voluto dal Ministero degli Esteri di Teheran, perché in poche frasi racchiude sia il pensiero teocratico sia quello politico, con proiezione internazionale.
Documento
“Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.
In effetti, il piano di Satana è sempre stato debole.
Noi, ambasciatori e capi delle missioni diplomatiche e consolari della Repubblica Islamica dell’Iran in tutto il mondo, in qualità di rappresentanti della grande nazione iraniana e custodi dei suoi interessi nazionali, onorando gli alti ideali della Rivoluzione Islamica e rendendo omaggio ai nobili martiri — in particolare al nostro leader e guida martire, il Grande Ayatollah Khamenei — ci impegniamo, insieme al nostro leader martire e a tutti i martiri della patria, compresi i 175 bambini di Minab che persero la vita nell’attacco missilistico perpetrato dagli aggressori americano-sionisti contemporaneamente al martirio del nostro amato leader a Teheran, a difendere con tutte le nostre forze in campo diplomatico la sovranità, la dignità nazionale e l’integrità territoriale dell’Iran contro la brutale aggressione del nemico. Le volgari osservazioni fatte nei giorni scorsi da alcuni funzionari statunitensi riguardo all’apparato diplomatico iraniano e ai suoi onorevoli e patriottici diplomatici rappresentano un’ulteriore chiara dimostrazione della loro incapacità di comprendere le realtà fondamentali dell’Iran e della Repubblica Islamica, nonché la profondità della loro ostilità nei confronti della nazione iraniana e dei valori nazionali e religiosi del popolo iraniano, in particolare il principio di lealtà alla patria e la fermezza nella difesa dell’Iran anche a costo della propria vita. Tali posizioni, che costituiscono una chiara violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale e delle norme diplomatiche, riflettono anche il loro definitivo fallimento nell’aggressione militare contro l’Iran e nei loro disperati tentativi di condurre una guerra cognitiva e psicologica contro i figli e le figlie della nostra amata patria. In qualità di ambasciatori e rappresentanti diplomatici dell’Iran in tutto il mondo riaffermiamo il nostro impegno a proseguire la risoluta azione diplomatica del nostro Paese nel contrastare i nemici dell’Iran. Al fianco delle coraggiose forze armate iraniane non ci arrenderemo nel respingere l’aggressione nemica. Saremo la voce forte del nostro popolo oppresso ma potente nell’arena della diplomazia internazionale e non esiteremo un solo istante nell’adempiere ai nostri doveri legali, nazionali, religiosi e morali al servizio della nostra patria.” Grazie alla grazia divina, alla saggezza e alla ferma determinazione del popolo e dei funzionari iraniani, la Repubblica Islamica dell’Iran uscirà da questa grande prova fiera e vittoriosa e i complotti dei nemici dell’Iran, volti a indebolire la nazione iraniana, falliranno.
O nemico! Se tu sei una pietra, io sono ferro. La mia vita è dedicata alla sacra terra della mia patria.
Ambasciatori e capi delle missioni diplomatiche e consolari della Repubblica islamica dell’Iran nel mondo
https://en.mfa.ir/portal/newsview/784335
Dichiarazioni delle Guardie Rivoluzionarie iraniane e dei vertici di Hezbollah
In diversi siti e social media libanesi riconducibili alla componente sciita, nonché in quelli esclusivi di Hezbollah, hanno trovato recentemente ampio spazio le dichiarazioni delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, testimoniando in tal modo il forte legame esistente tra il regime teocratico di Teheran e Hezbollah.
Queste forze sono accomunate dall’antico obiettivo di distruggere lo Stato di Israele.
Il primo documento, diffuso dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane, pur risultando confuso sotto il profilo militare, evidenzia numerosi riferimenti al conflitto in corso e la chiara volontà di realizzare una forte sinergia politica e militare tra la componente iraniana e quella libanese di Hezbollah.
Nel secondo documento, molto lungo e articolato, di cui vi propongo ampi stralci, lo sceicco Naim Qassem, ai vertici di Hezbollah, espone il concetto politico e militare alla base della scelta di attaccare Israele.
Questo documento merita particolare attenzione, perché la decisione di Hezbollah era stata duramente ostacolata dal presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, figura storica della componente sciita libanese.
Ricordiamo che attualmente in Libano:
- il presidente della Repubblica, generale Joseph Aoun, è cristiano maronita;
- il primo ministro Nawaf Salam è musulmano sunnita;
- il presidente del Parlamento Nabih Berri è musulmano sciita.
Merita infine ricordare che per queste forze — iraniane e libanesi di Hezbollah — sottoposte a durissime e continue ondate di attacchi, appare assolutamente necessario mantenere elevato lo spirito di coesione interno, anche attraverso l’uso della propaganda.
Le Guardie Rivoluzionarie annunciano una nuova fase dell’Operazione True Promise 4
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato che la 47ª ondata dell’Operazione True Promise 4 ha colpito obiettivi sionisti nel sud della Palestina occupata, oltre alla base militare statunitense di Al-Udeid in Qatar. In onore dei martiri Nasirzadeh e Shamkhani, le Guardie Rivoluzionarie hanno preso di mira località nel deserto del Negev, Beersheba, Nowaim, la città di Lod, i nascondigli del gruppo Komala e la base militare statunitense di Al-Udeid, secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale. In una dichiarazione rilasciata venerdì pomeriggio, le Guardie Rivoluzionarie hanno affermato di aver utilizzato missili Kheybar Shekan, sia a propellente solido sia missili di precisione, in operazioni precedenti.
Hanno inoltre precisato che l’operazione è stata condotta in coordinamento con:
- la Marina delle Guardie Rivoluzionarie,
- unità di droni dell’Esercito iraniano,
- le Guardie Rivoluzionarie,
- e Hezbollah libanese.
Secondo una dichiarazione separata, la distruzione delle infrastrutture del comando settentrionale israeliano e dei punti di raccolta delle forze americane — dopo l’avvertimento di lasciare la regione — rappresentava il principale obiettivo strategico dell’operazione. Secondo quanto riportato, obiettivi a Haifa, Cesarea, negli insediamenti di Zarit e Shlomi, nonché il complesso militare-industriale di Holon, sono stati colpiti da droni di Hezbollah e missili aerospaziali delle Guardie Rivoluzionarie. Nel frattempo, sempre secondo il comunicato, i punti di raduno delle forze americane, tra cui le basi di Al-Dhafra ed Erbil, sono stati individuati e bombardati pesantemente con missili e droni della Marina e dell’Esercito delle Guardie Rivoluzionarie.
https://english.almayadeen.net/news/politics/iran–hezbollah-launch-48th-wave-of-operation-true-promise-4
https://english.almanar.com.lb/article/36032/
Hezbollah: la lotta del Libano per la sovranità
Il segretario generale di Hezbollah, Sheikh Naim Qassem, ha affermato che il movimento ha reagito dopo 15 mesi di aggressione israeliana, sottolineando che la resistenza rappresenta l’unica opzione per il Libano per difendere la propria sovranità e i propri cittadini. Nel discorso pronunciato venerdì 13 marzo, Qassem ha dichiarato che la lotta in corso costituisce un legittimo atto di autodifesa contro quella che definisce aggressione israeliana, considerata una minaccia esistenziale per la regione. Durante l’intervento, pronunciato in occasione della Giornata di Quds, lo sceicco ha respinto le accuse secondo cui il recente lancio di missili avrebbe provocato l’occupazione israeliana, spingendola ad attaccare il Libano.
“Non ti sei sentito provocato da quindici mesi di aggressioni continue?”
Secondo Qassem, il Libano non vive una situazione normale, ma una campagna militare prolungata e brutale che dura da oltre quindici mesi. Ha inoltre aggiunto che sono stati emessi ripetuti avvertimenti, sottolineando che la pazienza del movimento non è illimitata.
Perché questo confronto proprio ora?
Secondo lo sceicco Qassem, la leadership di Hezbollah si è riunita in tre diverse occasioni per discutere quando rispondere. “Ci siamo consultati su come rispondere all’aggressione”, ha affermato. “Ogni volta abbiamo valutato che i tempi non fossero opportuni. Eravamo convinti che si dovesse dare un’ulteriore opportunità alla via politica e che le circostanze non fossero ancora propizie.” Il segretario generale di Hezbollah ha affermato che diversi attori internazionali si sono messi in contatto con il movimento di resistenza, esortandolo a concedere più tempo agli sforzi diplomatici. Tuttavia, ha rivelato, nel corso dell’ultimo mese le discussioni in Israele si sono concentrate sulla necessità di intraprendere un’azione militare su vasta scala contro il Libano, con il dibattito focalizzato unicamente sulla tempistica. Lo sceicco Qassem ha anche fatto riferimento all’escalation successiva all’aggressione contro l’Iran e all’assassinio del leader dell’Ummah, Sayyed Ali Khamenei. Ha affermato che la resistenza ha concluso che fosse giunto il momento di affrontare Israele.
Operazione Paglia Divorata
Lo sceicco Qassem ha affermato che la risposta di Hezbollah rientra nel legittimo diritto di difendere il Libano, definendo lo scontro Operazione Paglia Divorata. Il nome deriva da un verso del Sacro Corano, nella Sura al-Fil (L’Elefante), e si riferisce a un famoso evento dell’Arabia preislamica noto come “L’Anno dell’Elefante”. Il nome, ha spiegato, è stato scelto per simboleggiare la resistenza all’aggressione, sottolineando che lo scontro è una battaglia puramente libanese volta a difendere l’intero Paese. Lo scontro è scoppiato dopo che lo Stato libanese non è riuscito a garantire la sovranità né a proteggere i propri cittadini. Ha aggiunto che Hezbollah ha tratto insegnamenti dalla battaglia del Popolo della Forza, sostenendo che Israele attualmente non possiede la capacità di raggiungere i suoi obiettivi strategici. “Non c’è altra soluzione se non la resistenza”, ha sottolineato. “Il nemico sarà testimone della nostra determinazione. Le sue minacce non ci spaventano.” In un altro passaggio del suo discorso lo sceicco Qassem ha elogiato i combattenti di Hezbollah, definendoli impavidi e pronti ad affrontare il nemico a distanza ravvicinata. Li ha descritti come “il sale di questa terra”, sottolineando il loro incrollabile coraggio e la loro dedizione. Il leader di Hezbollah ha inoltre sottolineato che il governo libanese ha il dovere di contrastare l’aggressione, revocare qualsiasi decisione contraria alla resistenza ed evitare di pugnalarla alle spalle, esortandolo invece a dare priorità all’unità nazionale per fermare l’aggressione prima di discutere di altre questioni.
Giornata di Quds: solidarietà con la Palestina
In occasione della Giornata di Quds, lo sceicco Qassem ha invitato tutti i popoli arabi e musulmani, insieme ai popoli liberi del mondo, a schierarsi al fianco della Palestina, sottolineando l’importanza dell’unità con l’Iran. Ha descritto la giornata come un’occasione spirituale e di fede, simbolo di sostegno agli oppressi, della volontà di indipendenza e della fiducia nella libertà umana. Citando il fondatore della Repubblica Islamica, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, lo sceicco Qassem ha affermato: “Il Giorno di Quds non si limita alla questione palestinese, ma è un giorno di rivolta delle nazioni oppresse contro l’arroganza.” Il leader di Hezbollah ha concluso collegando l’attuale conflitto a decenni di instabilità regionale, sostenendo che l’eccessiva ingerenza di Stati Uniti e Israele ha seminato disordini in Medio Oriente per oltre settant’anni, impedendo alla regione di raggiungere una stabilità duratura.
https://english.almayadeen.net/news/politics/hezbollah-sg–devoured-straw-marks-lebanon-s-struggle-for-so
https://english.almanar.com.lb/article/36032/
Le due anime di Hamas
Desidero proporvi due brevi ma diverse dichiarazioni di Hamas, pronunciate dalla componente militare — le Brigate al-Qassam, autrici tra gli altri dell’eccidio del 7 ottobre 2023 — e dalla componente politica del movimento. Si tratta di documenti brevi ma significativi, perché raramente Hamas si è espresso apertamente sull’attuale conflitto tra Iran e Israele.
Abu Obeida elogia gli attacchi missilistici iraniani
Abu Obeida, portavoce delle Brigate al-Qassam, ha elogiato i contrattacchi missilistici condotti dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane contro Israele. “Gli attacchi in corso contro l’entità nemica sionista, condotti con missili avanzati e a grappolo, hanno portato sollievo nei cuori del popolo palestinese”, ha dichiarato Abu Obeida in un comunicato diffuso in occasione della Giornata internazionale di Quds. La mobilitazione di milioni di iraniani scesi in piazza a sostegno della moschea di Al-Aqsa, nonostante la guerra in corso, riflette secondo lui una posizione di principio di solidarietà con la Palestina. Ha inoltre affermato che il sostegno popolare e ufficiale dell’Iran alla causa palestinese dimostra che questa politica continuerà sotto la guida di Mojtaba Khamenei.
https://english.palinfo.com/news/2026/03/14/359498/
Hamas: l’Iran eviti di colpire i Paesi del Golfo
Sabato l’ala politica di Hamas ha esortato l’Iran a evitare di colpire i Paesi vicini del Golfo, pur ribadendo il proprio sostegno al diritto di Teheran di reagire contro Israele. In una dichiarazione ufficiale, Hamas ha condannato quella che definisce l’aggressione americano-sionista contro l’Iran, sostenendo che la Repubblica Islamica ha il diritto di rispondere con tutti i mezzi disponibili, in conformità con il diritto internazionale. Allo stesso tempo, il movimento ha invitato i “fratelli in Iran” ad astenersi dal colpire gli Stati vicini, un appello significativo nel contesto dei timori di una più ampia escalation regionale. Hamas ha affermato che porre fine alla guerra è nell’interesse della regione e del mondo islamico, invitando Stati e organizzazioni internazionali a lavorare per una cessazione immediata dei combattimenti.
https://english.palinfo.com/news/2026/03/14/359505/
https://www.jpost.com/middle-east/article-889895
Conferenza stampa della portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova, Mosca, 12 marzo 2026
Desidero chiudere questo complesso articolo proponendovi alcuni passaggi della lunga e articolata conferenza stampa della portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, concentrando la nostra attenzione sulla parte dedicata alla crisi mediorientale. Come sempre, è possibile leggere l’intero contenuto della conferenza stampa nel link posto al termine di questo capitolo. Troverete nella lettura di questo estratto ampio spazio dedicato alla scelta di Mosca di astenersi sulla risoluzione 2817 delle Nazioni Unite, senza tuttavia apporre il veto. Si tratta di abili mosse diplomatiche che sanciscono, tra molte altre, il ritorno autorevole della Russia sulla scena internazionale.
Estratto della conferenza stampa
Maria Zakharova: passiamo ora ad analizzare la situazione nella regione del Golfo Persico, che occupa una posizione di primaria importanza nell’agenda internazionale. Abbiamo ricevuto numerose domande e vorrei commentare la sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tenutasi l’11 marzo. Come sapete, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato la Risoluzione 2817, elaborata dal Bahrein, che condanna gli attacchi contro i territori degli Stati arabi del Golfo e invita l’Iran a cessare immediatamente tali azioni. Come avete visto, Russia e Cina si sono astenute, in quanto non condividono il contenuto del documento, che viene presentato in modo isolato rispetto alle cause profonde dell’escalation in corso nella regione. Si potrebbe avere l’impressione che l’Iran abbia attaccato i Paesi vicini di propria iniziativa, con intenti malevoli. Mosca ha ripetutamente chiarito che l’attuale crisi in Medio Oriente affonda le sue radici nell’aggressione non provocata degli Stati Uniti e di Israele contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Esprimiamo la nostra estrema insoddisfazione per il processo che ha portato all’approvazione della risoluzione. I suoi promotori bahreiniti hanno respinto ogni proposta russa o cinese volta a correggere il testo, ritenuto sbilanciato. Con il sostegno dei partner cinesi, la Russia ha proposto al Consiglio di Sicurezza di esaminare una bozza alternativa, finalizzata ad avviare una urgente de-escalation e a condannare gli attacchi contro qualsiasi obiettivo civile, senza attribuire colpe. Sembrerebbe che una risoluzione imparziale di questo tipo avrebbe dovuto essere sostenuta da tutti i membri responsabili del Consiglio di Sicurezza. Tuttavia, solo Cina, Pakistan e Somalia hanno votato a favore della proposta russa. Stati Uniti e Lettonia hanno votato contro. Altri Paesi si sono astenuti, pur non avendo sollevato obiezioni al testo russo durante le consultazioni.
Ciò significa forse che non sono interessati a porre fine all’attuale confronto in Medio Oriente?
Indipendentemente dall’esito della votazione dell’11 marzo, riteniamo importante riaffermare il diritto della Repubblica Islamica dell’Iran all’autodifesa, così come quello di tutti gli Stati, in conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Consideriamo inaccettabili gli attacchi contro siti e infrastrutture civili, in Iran, nei Paesi arabi limitrofi o in qualsiasi altro luogo. Chiediamo agli Stati Uniti e a Israele di fermare l’aggressione e di tornare al tavolo dei negoziati. È di fondamentale importanza che tutti i partecipanti al confronto in Medio Oriente, compresi i partner arabi, dimostrino buon senso e moderazione, dicano no ai doppi standard e riprendano gli sforzi per una rapida cessazione del conflitto, sulla base dei principi di buon vicinato. La Russia continuerà ad adottare misure per favorire la de-escalation e la risoluzione pacifica delle controversie. Intendiamo promuovere il concetto russo di sicurezza collettiva e indivisibile per la regione del Golfo, che garantirebbe il rispetto degli interessi di tutti i Paesi della regione. Valutiamo la situazione umanitaria in Medio Oriente come, per usare un eufemismo, estremamente critica. Secondo le autorità iraniane, il numero di vittime civili causate dall’uso della forza da parte di Washington e Tel Aviv si aggira sulle migliaia. Nonostante i tentativi di minimizzare la vicenda e le giustificazioni degli aggressori, la comunità internazionale sta acquisendo sempre maggiore consapevolezza di quanto sta accadendo. A coloro che monitorano la situazione vengono fornite informazioni ufficialmente confermate sul bombardamento di una scuola elementare femminile a Minab, dell’Università Payame Noor a Teheran e di altri siti civili, inclusi luoghi collegati alla Russia.
Le infrastrutture civili vengono distrutte e anche edifici diplomatici e consolari stranieri subiscono danni. Abbiamo già riportato che un attacco missilistico contro un edificio amministrativo a Isfahan ha danneggiato anche la sede del Consolato Generale russo. Nella stessa città, nota per i suoi capolavori architettonici, sono stati danneggiati anche siti patrimonio dell’umanità UNESCO situati nel centro storico. La natura indiscriminata di questi attacchi è sconcertante. Ci aspettiamo che le organizzazioni internazionali competenti forniscano una valutazione imparziale di quanto sta accadendo. Il 7 marzo, americani e israeliani hanno bombardato e incendiato tre depositi di petrolio a Teheran e nei suoi sobborghi. Di conseguenza, enormi quantità di composti idrocarburici nocivi, ossidi di zolfo e ossidi di azoto sono state rilasciate nell’atmosfera. Il petrolio è penetrato nel sistema fognario della città, diffondendosi nell’area urbana e provocando piogge acide. Milioni di residenti si trovano ora a vivere in un ambiente tossico. L’impatto di queste sostanze chimiche su aria, acqua, cibo, flora e fauna avrà conseguenze durature. Tutto questo — come affermano Washington e Tel Aviv — verrebbe fatto nell’interesse del popolo iraniano e della sua liberazione? A seguito della distruzione di ospedali e stazioni di ambulanze e dell’alto numero di feriti, tra cui donne e bambini, la parte iraniana ha richiesto forniture mediche agli Stati amici, tra cui la Russia. Su indicazione del presidente Putin, il nostro Paese fornirà i necessari aiuti umanitari al popolo iraniano. L’espansione incontrollata del conflitto desta profonda preoccupazione. Come avevamo previsto, l’avventura militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha destabilizzato l’intera regione mediorientale. Le ostilità hanno colpito i territori di molti Stati arabi del Golfo, con conseguenze umanitarie devastanti per questi Paesi e per i loro civili. È necessario porre immediatamente fine alle azioni militari, che stanno provocando anche un disastro ambientale e radiologico, e tornare alla ricerca di soluzioni diplomatiche.
Conferenza stampa completa:
https://mid.ru/en/press_service/spokesman/briefings/2085656/
Conclusione
Oggi desidero chiudere questo articolo con un semplice proverbio africano:
“Nella foresta, quando i rami litigano, le radici si abbracciano.”
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
[s.d.]



