Cultura

Kula Shaker – WORMSLAYER | Indie For Bunnies

Nell’era della tecnica, dei tecnicismi e del costante progresso (o almeno di quello che si presume sia) la spiritualità perdurata nel tempo ed abbracciata incondizionatamente fatica ad insinuarsi. Con le pratiche settimanali su tappetini di gomma tra Asana e respirazione diaframmatica proviamo, in un modo tutto occidentale, ad evadere e raggiungere livelli più o meno consapevoli di noi stessi. Meglio di niente, ma si può fare di più per alimentare il nostro spirito. Mens sana in corpore sano è un mantra doveroso da perseguire e se a questo ci aggiungiamo distorsioni di chitarre, echi, flanger, tablas, sitar, rock, blues, Hammond, psichedelia, sonorità sixties, l’heritage del Britpop ed una trentennale esperienza non possiamo che respirare profondamente e lasciarci andare.

I Kula Shaker risplendono come luce nell’oscurità – “light in the shadows / with spiritual greed / and the mystical seed” – canta Crispian Mills in “Charge Of The Light Brigade” brano iconico dell’ottavo album della band inglese in cui si fondono tradizione, innovazione e misticismo ed in cui si sente il ritorno del tastierista storico Jay Darlington a rincarare la dose nella produzione artistica di un gruppo che ama contaminare le melodie, i fraseggi con creatività e cultura.

In Wormslayer – Il nome dell’album potrebbe essere un omaggio alla collezione di magazine sulla pesca degli anni ’70 di Crispian – si respira il folk amalgamato al soul che a sua volta dà al rock uno slancio psichedelico affinché il blues possa affermarsi tra desert e ballad e dove non manca lo sguardo ad Oriente per sottolineare quanto la gratitudine sia il primo passo di rottura in questo mondo contemporaneo avido e poco spirituale. “Broke As Folk“, anticipato anche sul nostro sito Indie For Bunnies, prima traccia scritta per l’album, esprime tutta l’attenzione ai suoni e alla dinamica evocativa ed espressiva di cui sopra e se ci riporta indietro ai sapori e ai settaggi dei Pink Floyd e dei Doors (l’apertura sul ride di Paul Winterhart è un omaggio a “Riders On The Storm” e a John Desmore e mi piace immaginarlo) è tutto di guadagnato per il nostro benessere interiore.

Al benessere emotivo si aggiunge “Little Darling”, più ricercata ed intima, “Be Merciful”, ripescata da un vecchio bootleg di più di vent’anni fa e recitata come fosse un’ovazione verso il cielo, a cui si aggregano “Shaunie” e “The Winged Boy” in cui un legame quasi impercettibile ci libra. L’intermezzo di “Day For Night” disegna l’immagine del merlo fischiettante sentito da Paul McCartney a Rishikesh in India (“Blackbird singing in the dead of night”) che si poggia delicatamente alla finestra di Lou Reed per la durata di 1’19”.

Stimoliamo i nostri chakra e lasciamoci guidare con “Lucky Number” e “Good Money” che scorrono lisce e battono un tempo più elevato e che sono il biglietto da visita iniziale di un album che è un susseguirsi di richiami, nuove strutture e rilettura e critica delle decisioni che in pochi prendono per molti. In Natural Magick, Crispian cantava con fierezza “I don’t wanna pay my taxes for World War Three” e la spiritualità significa anche essere contrari. “Wormslayer”, title track, è la certezza inequivocabile dell’eccellente lavoro svolto fino a qui ed il ponte con “Govinda” è ormai terminato ed il cerchio creativo e meditativo è chiuso.


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