Ambiente

Krugman: «L’Europa resta forte. Ma l’unificazione europea sta fallendo»


«L’Europa nel suo complesso è molto più forte di quanto la gente si renda conto. È una delle tre superpotenze economiche mondiali, insieme agli Stati Uniti e alla Cina. L’Europa sta andando molto meglio di quanto la maggior parte delle persone pensi, secondo alcuni dati in mio possesso». Parte da questa premessa la lectio magistralis di Paul Krugman, premio nobel per l’economia del 2008, intervenuto ieri a Napoli alla conferenza internazionale promossa dal Dipartimento di Scienze sociali dell’Università Federico II.

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Ma i problemi non mancano: per l’Europa, per l’Italia, per gli Stati Uniti. Per Krugman il problema c’è ed è la disuguaglianza tra regione e regione. In altre parole, punta il dito contro le disparità regionali. Esistono _ per l’economista statunitense _ negli Usa, tra Bostone Alabama, esistono in Italia tra Milano e Napoli, anche in Germania nell’ex bacino carbonifero. Negli Stati Uniti vi sono ampie sacche di povertà, non solo determinata dal basso reddito pro capite, ma anche dalla assenza di servizi e di uno Stato sociale. In Italia _ dice Krugman _ «il problema è il Sud Italia». Un tempo questa era considerata una questione specificamente italiana, invece oggi ogni Paese avanzato ha il suo equivalente del Mezzogiorno e per cercare di risollevare queste aree del mondo serviranno molte politiche pubbliche e anche una buona dose di fortuna». Le persone _ aggiunge _ devono essere assistite per quanto riguarda la mobilità, i servizi, il lavoro. Ciò che fa la differenza, in altri termini, è lo stato sociale in Europa.

Krugman alterna considerazioni positive e ottimiste ad analisi di netta bocciatura. Come quando, stimolato da Romano Prodi che partecipa all’evento, si sofferma sul ruolo della Ue. «Registriamo il fallimento della diplomazia europea. Se non ci sarà unificazione in economia, sarà fallito il processo di unificazione europea. Già il Rapporto Draghi ha posto come urgente questo obiettivo, ma non ci sono passi in avanti». Considerazioni a cui si aggiungono quelle dell’ex premier ed ex presidente della Commissione Europea Romano Prodi: «In venti anni l’Europa ha perso potere e ruolo, un ruolo di bilanciamento _ osserva _ sia sul piano politico che su quello economico. Oggi non riusciamo ad avere una politica comune. L’Europa _ aggiunge Prodi _ è andata avanti finchè Francia Germania sono state buoni partner. Oggi non lo sono più, quindi serve una nuova forza motrice, qualcosa di forte, prima di tutto il cuore».

Krugman, stimolato dalle domande dalla sala parla di populismo, («spesso alimentato da condizioni economiche depresse ma non sempre»), di economia manifatturiera («non tornerà come un tempo »), tecnologie e intelligenza artificiale («su cui l’Europa non resta indietro»). E ancora, «è necessario investire in sostenibilità e pensare a una Europa che dipenda meno dal gas di altri Paesi», ma ammette: «sarà difficile rinunciare al fossile». Boccia misure protezionistiche. Poi il suo sguardo torna sugli Stati Uniti e alla domanda su cosa sarà dopo Trump risponde: «Sarebbe sciocco pensare che dopo il 2029 potremo portare l’orologio indietro. I cittadini americani non approvano la politica del governo in carica. Ma non c’è da fidarsi: lo abbiamo eletto già due volte. Lo abbiamo eletto già due volte».


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