Kinds: Giardini botanici, colori e memorie :: Le Recensioni di OndaRock
Possono bastare dodici anni per un secondo album? È questo il tempo impiegato da Kwesi Sey per dare un seguito al suo curioso debutto “ILP”, al netto di qualche Ep e della colonna sonora della serie tv “Rye Lane”, per la quale, nel 2023, aveva vinto il premio di “Best Original Music” al BIFA, il festival del cinema indipendente britannico. Un risultato davvero niente male, considerata l’anima tutto sommato schiva di un padre di famiglia che lavora principalmente come ingegnere del suono per una pletora di artisti differenti, da Loyle Carner a Tirzah e Solange.
Ma è dagli intimi presupposti dell’ambito domestico che adesso nasce “Kinds”, un ascolto composto da nove tracce ambient totalmente beatless, venate da una grana produttiva mista di umano e digitale, morbida ma all’occasione ringhiosa sotto un velo di nubi minacciose. Non a caso, l’album è stato presentato nella suggestiva cornice del giardino botanico del Barbican, celebre complesso socio-residenziale nel centro di Londra noto per la sua robusta architettura brutalista – il contrasto tra l’austerità del cemento armato contro il fogliame tropicale è certo suggestivo e lo si può osservare nel player integrale dell’evento rilasciato su YouTube.
Kwes è affetto da sinestesia, un fenomeno psichico che dà l’impressione di vedere accavallati tra loro suoni e colori; tessendo memorie personali ispirate anche dal rapporto con i figli, che hanno contribuito al disegno in copertina, l’ascolto si snoda silenzioso ma inquisitorio attraverso vari gradi di tonalità, come si evince già dalle tre tracce in apertura: dal bucolico drone accennato di “Blue White Violet” al più ammutolito “Blue White Cyan” e poi dentro lo squarcio paranoico di “Blue Violet”, Kwes imprime una sottile progressione sonoro-cromatica mimando lentamente con la propria manopola l’incupirsi dei colori, sulla falsariga della scuola di William Basisnki.
Con l’arrivo del giallo e del marrone su “Brown Green Yellow”, infatti, l’ascolto acquista una qualità organica sensibile al tatto, poi torna sui propri passi con la punta di dramma “Violet”, si perde nell’avvolgente notturno “Black (Grey)”, cangia con lentezza invisibile tra “Yellow Green” e “Green White”, infine plana con “Orange Blue” su un contrasto più marcato rispetto a quanto sentito in precedenza, pur senza mai sovvertire la quiete di fondo che pervade l’intero lavoro.
Ascolto dunque sottile, fatto per riempire l’ambiente senza sovrastarlo, ma allo stesso tempo marcatamente venato da un intimo lirismo umano, “Kinds” è sicuramente meno “Music For Airports” e molto più “Atlas”, un album di Laurel Halo sul quale faceva presenza Coby Sey, il fratello minore di Kwes, anche lui musicista indipendente attivo nel sottobosco londinese, perché questo è davvero un affare di famiglia su più piani elettivi. Non aspettatevi grandi sconquassi né idee rivoluzionarie, eppure, nel vasto e amorfo campo della musica ambient, “Kinds” riesce a occupare un minuscolo spazio tutto suo.
11/03/2026




