Cultura

Juke-Box – Emmanuel e Gianni Morandi


Emmanuel – “La chica de humo”
(dall’album “Quisiera”, 1989)

Jesús Emmanuel Arturo Acha Martinez, in arte semplicemente Emmanuel, è uno dei cantanti storici del pop messicano. Ha debuttato sul mercato discografico nel 1977 e a oggi conta circa venti album in studio. Gli anni Ottanta sono stati la sua stagione d’oro e vi è concentrata la maggior parte dei suoi successi: nella prima metà del decennio ancora legati ai crismi della canción melódica con atmosfere romantiche, quando non melense, e arrangiamenti orchestrali; nella seconda con un suono più moderno, fondato anche su strumenti elettronici e capace di abbracciare ritmi più scattanti. Questa svolta fu segnata dall’incontro di Emmanuel con l’ambiente musicale bolognese dell’epoca: Mauro Malavasi in particolare, ma anche Lucio Dalla e Luca Carboni, dei quali coverizzò più di un brano.

La collaborazione fu voluta dal distaccamento messicano della Cbs, che guardava sempre con attenzione alla scena italiana. Nell’estate del 1989 Emmanuel si trova così a Bologna, dove è già stato più di una volta negli anni immediatamente precedenti, per registrare nuovo materiale negli studi di Malavasi. Il produttore punta in particolare su un brano che ha appena composto, carazzerizzato da un travolgente e futuristico suono synth-funk.

Per realizzarlo chiama a sé Giovanni Pezzoli, batterista degli Stadio, il chitarrista Bruno Mariani, già accompagnatore di Claudio Lolli e dei sopracitati Dalla e Carboni, e il bassista Luca Malaguti, peraltro fra i più richiesti tecnici del suono della scena italiana dell’epoca. Le tastiere le suona Malavasi stesso, che ne conosce ogni segreto sin da quando produceva disco music negli anni Settanta.

Non è chiaro chi sia il firmatario dei versi: sul disco sono accreditati alla corista e autrice di testi spagnola María Rosario Ovelar, in arte María Lar, mentre in alcuni archivi dei diritti d’autore, incluso quello Siae, a Luis Gómez Escolar, autore di testi spagnolo: entrambi gli artisti hanno lavorato spesso per la scena messicana e risultano pertanto perfettamente plausibili.

La canzone si intitola “La chica de humo” e parla di una folgorazione amorosa non corrisposta, con una discreta dose di autocommiserazione:

Ancora non so chi sia,

forse lo sanno i miei piedi,

la seguono come i topi

il pifferaio di Hamelin,

per poi perderla.

Non voglio parlare di questo argomento,

ma è il mio problema più grande,

lei è sempre in copertina,

a tutta pagina, ogni mattina,

nel diario delle mie pene,

Ah, mi capisce, mi provoca,

ah, si accende, civettuola,

poi svanisce.

E che ne so dove va, dove vive,

e tutto va male,

ed è sempre la stessa storia,

e che ne so, non sono un detective,

sto da cani,

la mia ragazza di fumo.

Non mi ascolta quando parlo,

i suoi occhi dicono di no,

e poi mi contraddice

per piacere, per fare in modo

che un giorno io arrossisca.

Mi sono già lasciato alle spalle i vent’anni,

e lei probabilmente anche,

non siamo qui per giocare,

non mi farà impazzire,

un cruciverba vivente

Quello che sorprende è che il testo di quella che potrebbe essere una torch song in termini di languore e senso di perdita, è supportato da una base strumentale di grande potenza ritmica, propulsa da una sezione ritmica con glissando di basso jazz fusion e batteria che colora un andamento in 4/4 regolari grazie a passaggi segnati dall’uso di sestine, con accenti che danno l’illusione di un tempo dispari (si ascolti la coda strumentale, a partire da 4’59”).
Malavasi dispiega poi tutto il suo arsenale di mago delle tastiere: un groove di pianoforte sincopato, una linea di synth che va a sostenere – e a tratti a rimpiazzare – quella del basso, tappeti che alternano pad d’atmosfera e organo digitale, e infine un memorabile riff di fiati imitati dal tipico preset del Roland D-50: è quest’ultimo l’elemento vincente della canzone, tanto che la sua melodia compone nota per nota lo stesso ritornello.

Emmanuel mostra il suo talento interpretativo: pur non essendo dotato di una voce particolarmente potente, dispone di una buona varietà di registri e timbri, risultando suadente e misterioso nella strofa prima di scattare con aggressività nel ritornello.

La canzone diventa il suo più grande successo e a tutt’oggi è uno degli inni della canzone ispano-americana: al momento della pubblicazione di questo articolo ha accumulato 618 milioni di visite su YouTube e 475 milioni di streaming su Spotify.

Da segnalare il videoclip d’epoca, registrato in uno studio televisivo: l’artista vi appare in uno splendido completo nero, con camicia e sciarpa bianche, e si muove alternando eleganti passi di danza e scatti improvvisi, con tanto di calcio volante sul finale.

Gianni Morandi – “Ma tu chi sei”
(dall’album “Morandi Morandi”, 1992)

Nel 1992 Malavasi decide di portare il brano sul mercato italiano e lo affida a Gianni Morandi, usando la medesima base strumentale: l’eterno ragazzo della canzone nostrana decide però di non seguire l’impronta del testo originale, ma ne apporta uno di taglio sociopolitico: il linguaggio è semplice e diretto, come si confà al repertorio dell’artista, ma contiene comunque qualche tratto sorprendente, come la messa in discussione del proprio personaggio rassicurante (“Quasi quasi cambio faccia anch’io, una vita che sorrido, che cavolo c’avrò da ridere?”) o l’insulto rivolto a Giuliano Ferrara (“Guarda quel ciccione lì, lo pagano per insultare”), che oggi forse avrebbe formulato in maniera diversa, redarguendo i toni violenti del personaggio senza tirarne in ballo l’aspetto fisico (ma nel 1992 la sensibilità pubblica su questi temi era praticamente pari allo zero, anche per un personaggio dai valori positivi come Morandi).

Il ritornello è piccolo manifesto sul mal di vivere dell’Italia dell’epoca:

Ma tu chi sei, cosa fai, dove vivi,

stai male anche tu o non ci sei più?

Ma tu chi sei, cosa fai, cosa dici,

stai bene così o non ne puoi più?

Nella parte centrale viene inserito un inedito intreccio di voci che bofonchiano, fra le quali si riconosce quella di Adriano Celentano. Non è facile seguire ciò che dicono, emerge con chiarezza solo qualche spezzone, come quello in cui il Molleggiato afferma: “Questa politica non è romantica”. La coda strumentale presente nell’originale viene invece tagliata.
Il brano finisce nell’album “Morandi Morandi”, che ottiene un buon successo arrivando al numero 10 nella classifica di Tv, Sorrisi e Canzoni. È il secondo singolo che ne viene estratto, e pur essendo rimasto offuscato da “Banane e lampone” nell’immaginario pop nazionale, in diretta ottiene un buon riscontro radiofonico.

Emmanuel – “La chica de humo”
(dall’album “Mtv Unplugged: Con el alma desnuda”, 2017)

Nel frattempo in Messico la versione di Emmanuel rimane un monolite inscalfibile ed è periodicamente rilanciata tramite i suoi dischi dal vivo, in particolare quando viene registrata per Mtv Unplugged nel 2017: la resa in questione, pur non replicando l’energia dell’originale, è molto riuscita e raffinata, con un arrangiamento folk jazz dominato da sezione d’ottoni, basso e organo elettrico (di realmente unplugged c’è ben poco, ma questo vale per qualsiasi episodio della serie di Mtv, a dispetto del titolo).

15/02/2026




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