Jeansinari: Storia dello Shopping a Trieste
22.02.2026 – 13.30 – Oltreconfine chi ha più di quarant’anni associa automaticamente Trieste allo shopping e a piazza Ponterosso. A questo tema ha recentemente dedicato un ricordo il sito Putni Kofer, letteralmente valigia da viaggio: portale di riferimento in Croazia per cultura e appunto viaggi, offre anche a noi uno sguardo sul passato della nostra città, con una prospettiva speculare e complementare a quella di chi ha vissuto da triestino gli anni dei cosiddetti jeansinari. «Negli anni Settanta e Ottanta Trieste era soprannominata il grande magazzino a cielo aperto dagli jugoslavi che vi affluivano a decine di migliaia in treno, autobus e auto», scrive Putni Kofer: «Al centro di quell’universo vi era piazza del Ponterosso, all’epoca piena di bancarelle, dove faceva acquisti la maggior parte della gente, mentre i più benestanti spendevano il loro denaro nelle boutique». Se «Trieste e l’Italia erano la terra promessa dello shopping», le parole d’ordine che maggiormente vi si pronunciavano erano «sconti», «saldi» e «cambio valute», mentre qualcosa che bisognava assolutamente avere erano le paia di jeans, infilate l’una sopra l’altra, per non farsi notare dal doganiere. L’articolo ricorda come l’età dell’oro dei jeansinari triestini è stata raccontata, in anni recenti, anche da prestigiose testate internazionali come Al Jazeera Balkans o dall’edizione serba della Bbc.
A quest’ultima emittente ha affidato le sue memorie Wendy D’Ercole, figlia di un commerciante triestino in biancheria intima dell’epoca, che evoca scene in cui in piazza Ponterosso arrivavano fino a centomila persone in un giorno solo: non si fermavano a dormire, non frequentavano i ristoranti ma si portavano i panini da casa, attirandosi gli sguardi sprezzanti dei triestini benestanti che accusavano i forestieri di lordare la città, mentre gli esercenti triestini dal canto loro non vedevano l’ora che arrivassero: «Il lunedì i proprietari dei negozi andavano in banca, con sacchi neri pieni di denaro, per cambiare dinari o marchi in lire». La «shoppingmania» nacque e fiorì a seguito della stipula degli accordi di Udine tra Italia e Jugoslavia, che in diversi momenti tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Sessanta regolamentarono il commercio e gli spostamenti trasfrontalieri: alcuni permessi speciali, inizialmente previsti solo per le aree di confine, furono poi estesi, favorendo il culmine del fenomeno jeansinaro negli anni Settanta e Ottanta. L’articolo rammenta infine i grandi magazzini da Giovanni, il celebre negozio Darvil, dunque la progressiva scomparsa di quel mondo e gli omaggi che esso ha in seguito ricevuto con la mostra Ponterosso Memorie (2022) e con il documentario Trieste, Yugoslavia (2022). Un mondo di cui oggi rimane solo la leggendaria Mirella.
[l.g.]



