Jay Kelly | Indie For Bunnies
Forse a volte si finisce con l’apprezzare certi autori a prescindere, un po’ per affezione sincera, un po’ per abitudine al loro modus operandi. E quindi anche questo “Jay Kelly”, del quale sto leggendo peste e corna, a me è finito per piacere. Certo conferma il trend calante di Baumbach, che non è più il dolente film-maker indie dei vecchi tempi, ma ha anche tante cose buone.

Tutti si sono soffermati molto sulla figura del divo e del cinema, certamente centrali in questo film e trattati con la giusta ironia e con piglio meta. Però a me, più che ogni altra cosa, è sembrato un film sull’assenza, sul costo del successo – anche non prettamente cinematografico. E da questo punto di vista, il racconto funziona molto bene. La fa pesare, la colpevolizza questa assenza. Non solo quella di Jay Kelly, un Clooney praticamente nel ruolo di se stesso (almeno come tipologia di star), ma anche quella del suo agente Ron – un al solito splendido e buffo Adam Sandler.
Certo a volte il film si dilunga un po’ troppo, certo alcune gag sono sciocchine, certo Alba Rohrwacher sembra che se la sta ingravidando lo spirito santo ogni volta che apre bocca, però in toto il film funziona. La trama forse è sempliciotta, ma è davvero ben organizzata e le scene dai set, le scene dunque della memoria di Jay, immortalano la magia della realizzazione di un film con eleganza e garbo.
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