Cultura

James Bambu – Angels In The City: Un’anima soultronica :: Le Recensioni di OndaRock

Sarebbe ridondante, su una webzine come OndaRock, evidenziare ulteriormente il valore del mercato indipendente nell’era digitale senza notare quanto tale ricchezza arrivi accompagnata da una paurosa dispersività. Ci sono infatti mille motivi sul perché la critica musicale, oggi, appaia smembrata e arroccata attorno a micro-bolle di riferimento, eppure il suo ruolo non dovrebbe cessare di essere importante per ogni appassionato che si rispetti.
Per quanto scontato, questo assunto si applica particolarmente bene alla grande industria r&b statunitense, responsabile per lo smercio di miliardi di dischi in tutto il mondo durante ottant’anni di storia, eppure particolarmente reticente nel presentare, o sostenere a lungo termine, un certo tipo di voci maschili in controtendenza al canone stabilito dal rispettivo periodo culturale di riferimento.

Ha senso dunque parlare di James Bambu, nativo di Atlanta ma di stanza a New York, perché la sua musica offre una boccata d’ossigeno a chiunque abbia a cuore le mutazioni più delicate dell’r&b contemporaneo. Lo avevamo incontrato tanti anni fa con l’Ep “Del Sol“, il suo secondo in carriera, ma nel frattempo sono arrivati altri lavori, come “PLUSH” e il mini-album “Dialogue”, che purtroppo abbiamo colpevolmente ignorato. Recuperiamo allora il suo debutto ufficiale “Angels In The City”, tredici sottili miniature dall’anima “soultronica” da parte di un cantautore elegante, eccentrico e lievemente psichedelico.

Dotato di una voce naturalmente ricca di sfumature vintage, con la quale riempire lo spazio senza dover strafare con i melismi, James offre un ascolto rilassato ma pungente, fatto di liriche dal taglio confessionale e una produzione attenta a captare ritmi e colori elettro-acustici.
Invischiato tra la calorosa introduzione corale di “Angel.wav” e lo spedito passo dance della conclusiva “Finish Line”, l’autore si muove con convinzione attraverso amori perduti e panorami urbani in dissolvenza – eccolo amareggiato alla chitarra su “Fed Up”, poi avvolto da sample flautistici su “Keep Your Secrets”, a passo di boogie su “Be Patient” o perso nella soffice disperazione di “Where You Wanna Go”. Il diavolo sta nel dettaglio, che sia il pulviscolo garage di “Reputation” o quello breakbeat di “Colder In The Shadows”, due confetture elettroniche che non perdono di vista l’obiettivo, o ancora quando la serpeggiante “Rhythm Of A Kiss” si lascerebbe immaginare intonata da Prince e Timberlake, ma James vi predilige tutto attorno una tersa produzione chillout. Quando poi l’autore decide di osservare le stelle con la splendida ballata “Human”, il tempo si ferma su un giro di accordi incredibilmente semplice ma sempre d’effetto.

Da quando Frank Ocean s’è dato alla macchia, famosamente sfanculando la Def Jam sul più bello, l’industria discografica non mostra grossa fantasia nell’imporre figure maschili ascrivibili al concetto di r&b d’autore oltre The Weeknd, il quale comunque si sta avvicinando a completare un secondo decennio di carriera – figuriamoci, in America stanno ancora spremendo soldi da popstar altamente controverse come Chris Brown e Trey Songz, mentre la più tradizionale figura del troubador rivive in Lucky Daye, SiR, Brent Faiyaz e Daniel Caesar, tutti artisti di talento a vario livello di spendibilità, pur lontani dalla prima pagina dell’agenda mainstream. Sta di fatto che James farebbe la figura della mosca bianca anche in tal girone, eppure è proprio questo a renderlo interessante.
Notevole anche l’impianto visivo attorno ad “Angels In The City”, trattandosi di un prodotto indipendente; disinvolto di fronte alla cinepresa, vistosamente queer nel gusto per accessori e abbigliamento, James Bambu si muove con convinzione da professionista, regalando un ascolto valido su più piani d’attenzione – basta aver voglia di fare un giro verso i confini più lontani del panorama discografico.

30/01/2026




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