Ivory, dall’Italia una nuova piattaforma di ‘scrolling intellettuale’
26.03.2026 – 11.30 – “Scroll smart”. Uno slogan essenziale, brillante nella sua semplicità, che riassume in due parole il funzionamento di Ivory, nuova piattaforma in arrivo il 31 marzo: lo scrolling, prerogativa della stragrande maggioranza dei social network, diventa in questo caso smart, intelligente, finalizzato all’arricchimento del bagaglio culturale dell’utente. Di nuovi social network ne spuntano ogni giorno, ma Ivory nasce per distinguersi: sviluppata interamente in Europa, la piattaforma ha sede in Italia, a Benevento, e da qui guarda al panorama internazionale. I tre fondatori – l’italiano Giuseppe Di Maria, lo statunitense Adam Nettles e l’italo-brasiliano di origini venete Uel Bertin – hanno creato Ivory sulla base di un principio ben definito: la valorizzazione delle competenze degli utenti. E la volontà di costruire uno spazio virtuale dedicato alla diffusione del sapere si riflette tanto nei contenuti, quanto nell’architettura stessa dell’applicazione.
Non a caso, i contenuti su Ivory sono organizzati in towers (torri), feed tematici che spaziano dall’arte all’economia, dalla storia alla filosofia e oltre. L’obiettivo dichiarato è quello di favorire, all’interno delle varie communities, conversazioni approfondite e strutturate. Dalle towers principali possono infatti svilupparsi ulteriori sottosezioni, proposte dagli utenti e sottoposte a votazione collettiva. La terza sezione di Ivory si apre invece al mondo accademico: in questa cornice, gli utenti qualificati possono pubblicare gli abstract dei propri articoli scientifici e sottoporli a peer-review. Il fatto che Ivory sia certificato come giornale di ricerca lo distingue notevolmente dagli altri social: sono poche e poco utilizzate le piattaforme dedicate al mondo accademico, mentre le alternative di scrolling “intellettuale” attualmente esistenti non garantiscono in tutti i casi la competenza effettiva di chi carica contenuti. Ivory nasce proprio per questo: offrire uno spazio virtuale di espressione e confronto a professionisti e accademici, garantendo agli users “non esperti” la qualità dei contenuti e l’affidabilità della fonte. Tutto questo, naturalmente, senza rinunciare ad un’interfaccia dinamica, fatta di reels, post, storie e interazioni.
L’obiettivo cardine di Ivory si traduce nella creazione di tre profili utenti: gli users orientati verso specifiche categorie possono interagire con i relativi contenuti e con gli esperti, ma mantengono un ruolo limitato nel sistema di votazione. Vi sono poi gli utenti “professional”, certificati come esperti nella loro area di competenza, e gli utenti “academic”, ovvero ricercatori, dottorandi e professori universitari. La struttura gerarchica e in un certo senso meritocratica di Ivory mira dunque a valorizzare gli users più competenti: ciò avviene anche tramite il sistema di votazione, che consente a ciascun utente di recensire i contenuti in base a criteri di chiarezza, originalità e impatto. L’affidabilità e la trasparenza degli account attivi sono inoltre garantiti attraverso il sistema di accesso alla piattaforma: infatti, soltanto chi si registra con carta d’identità elettronica può iniziare a pubblicare contenuti, ottenendo poi badges e ricompense a seconda della qualità del proprio contributo.
Il progetto di Ivory è ambizioso: come spiegano i fondatori della piattaforma, solo in ambito accademico si contano almeno 30 milioni di potenziali utenti. Inoltre, i feedback ottenuti per la presentazione del progetto sarebbero già decisamente positivi. Ivory mira a diventare un punto di riferimento per chi cerca uno spazio digitale dedicato al sapere e basato sulla competenza effettiva di chi pubblica: un ambiente online che si propone come antidoto al “brainrot”, al “rage bait” e alla disinformazione. La combinazione tra rigore accademico, meritocrazia e interfaccia dinamica rappresenta forse una ricetta vincente. Se le premesse saranno confermate dal lancio, la piattaforma potrebbe davvero intercettare una comunità globale di professionisti e appassionati. Resta da chiedersi se il 31 marzo segnerà davvero una svolta nel nostro modo di concepire lo “scrolling”.
[b.m.]



