Italia, investimenti urgenti per rinnovabili e rete energetica moderna
Appare sorprendente come, nel dibattito pubblico italiano, le energie rinnovabili vengano talvolta marginalizzate o considerate poco affidabili, quando rappresentano non solo un elemento imprescindibile ai fini del conseguimento degli obiettivi di sostenibilità al 2030 e al 2050, ma anche un driver di competitività per il nostro sistema industriale. Oggi questo è gravato da un costo dell’energia doppio rispetto alla Francia e superiore del 50% rispetto a quello tedesco, oltre a rappresentare un onere anche per le nostre famiglie. È un dato ormai appurato che il costo dell’energia da fonte eolica e fotovoltaica sia, attualmente, il più competitivo in termini assoluti e che tali fonti siano indispensabili in considerazione dell’inevitabile crescita della domanda di energia elettrica conseguente alla diffusione di veicoli elettrici e data center.
Allo stesso tempo, non possiamo ignorare come la nostra dipendenza energetica da Paesi terzi, in particolare per le forniture di gas, rappresenti un elemento di vulnerabilità strutturale. La crisi innescata dal conflitto russo-ucraino e dalla conseguente interruzione delle forniture di idrocarburi ha evidenziato quanto il sistema attuale esponga l’Italia a importanti rischi geopolitici, con alternative al gas russo – in particolare il Gnl importato dal Golfo Arabico e dagli Usa – inevitabilmente più costose. Tuttavia ciò non significa rinunciare al gas che rappresenta ancora oggi la principale fonte energetica della nostra Nazione.
Il confronto con altri paesi sorge spontaneo. Pur dovendo affrontare complesse sfide interne, il governo britannico, ad esempio, ha presentato una strategia industriale che delinea un piano chiaro per il conseguimento della sicurezza energetica. In Germania, la quota di energia rinnovabile nella produzione elettrica ha raggiunto il 60%, mentre in Italia si attesta al 40%. Parallelamente, questi Paesi hanno avviato processi di modernizzazione della rete elettrica. In Italia, nonostante la natura peninsulare e la grande disponibilità di risorse eoliche offshore e onshore (basti pensare alla dorsale appenninica), solo l’8% della produzione elettrica proviene dal vento, contro il 30% del Regno Unito e percentuali analoghe in Germania.
Risulta dunque urgente promuovere misure propedeutiche al potenziamento delle capacità di produzione energetica da fonti rinnovabili, accompagnate da interventi mirati sul fronte delle interconnessioni e del rafforzamento del ruolo dell’Italia nei nuovi meccanismi di scambio energetico con Paesi confinanti. Basti ricordare l’esempio virtuoso dello scambio fra energia rinnovabile britannica con energia nucleare francese o il triangolo energetico realizzato fra Danimarca, Germania e Gran Bretagna.
L’Italia dispone di tutte le competenze industriali e le capacità tecnologiche per assumere un ruolo di primo piano in questa trasformazione. Tuttavia, ciò richiede una visione di ampio respiro e una politica industriale coerente, volta alla valorizzazione delle eccellenze nazionali e all’orientamento delle risorse pubbliche e private verso lo sviluppo di infrastrutture abilitanti.
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