Istruzione, tra aiuti pubblici e privati: come funziona il sistema in Ue

C’è ancora da fare
Misure che, a sentire gli addetti ai lavori, non sarebbero sufficienti ad affrontare una situazione tutt’altro che felice. «Il mondo della scuola deve fare i conti con numerose carenze e criticità – premette Laura Cicilloni, insegnante e dirigente sindacale della Flp Cgil del Sulcis Iglesiente – perché si investe troppo poco. Parliamo dell’edilizia scolastica, dato che mancano proprio gli spazi, ma anche degli strumenti». Un esempio? «Non esiste un comodato d’uso per i libri e le famiglie devono sobbarcarsi i costi che, per un ragazzo di prima media, non sono inferiori ai 300 euro – argomenta -, stesso discorso per computer o tablet. È vero che ci può essere qualche eccezione, ma è legata solamente alla buona volontà e alle iniziative promosse dalle singole scuole». Alla riduzione della spesa si lega un altro aspetto: il tempo prolungato. «Oggi è limitato alle sole scuole primarie, invece dovrebbe essere esteso anche a quelle secondarie – aggiunge -. Inoltre, ritengo sia necessario rendere obbligatorio anche l’ingresso dei bambini all’ultimo anno della scuola per l’infanzia, proprio per prepararli e accompagnarli nel percorso didattico che dovranno poi intraprendere».
Spagna: borse di studio al centro del sostegno
In Spagna le principali forme di aiuto agli studenti sono rappresentate da borse di studio e sussidi diretti gestiti dal Ministero dell’Istruzione e dalle comunità autonome. Questi interventi possono coprire tasse universitarie, trasporti, materiali didattici o erogare somme fisse basate sul reddito e sul luogo di residenza. I prestiti studenteschi sono poco diffusi, mentre esistono alcune agevolazioni fiscali, limitate a specifiche regioni, come le Canarie. Nonostante la crisi del costo della vita abbia portato a tagli locali e proteste, in particolare nella Comunità di Madrid, le borse pubbliche continuano a garantire un accesso quasi gratuito all’università per chi soddisfa i requisiti di reddito. Tuttavia, permangono ostacoli legati a costi di alloggio, materiali e burocrazia, che limitano l’effettiva equità nell’accesso all’istruzione superiore.
Croazia: istruzione pubblica gratuita e sussidi locali
In Croazia, la maggior parte degli studenti a tempo pieno nelle università pubbliche non paga tasse universitarie, grazie a sussidi e borse di studio statali. Gli studenti possono anche beneficiare di vitto e alloggio fortemente sovvenzionati, mentre i trasporti pubblici sono gratuiti o agevolati. Le borse di studio sono differenziate: alcune premiano merito accademico, altre il reddito familiare, integrando eventuali contributi locali, come quelli della città di Zagabria. Le recenti modifiche legislative hanno aumentato le soglie fiscali e le borse per studenti e atleti, permettendo di studiare con un budget molto contenuto. Tuttavia, l’accesso all’università continua a risentire dell’educazione dei genitori: chi proviene da famiglie con istruzione superiore è più propenso a iscriversi all’istruzione terziaria, mentre chi ha genitori meno istruiti incontra maggiori barriere.
Austria: borse di studio mirate ai redditi bassi
In Austria, il sostegno pubblico agli studenti si concentra sulle borse di studio statali, riservate principalmente a chi proviene da famiglie a basso reddito e con requisiti di rendimento accademico. A queste si aggiungono gli assegni familiari per i genitori, che restano disponibili fino ai 24 anni dello studente. Non esistono prestiti pubblici. Durante il periodo di alta inflazione tra il 2022 e il 2025, sia le borse di studio sia gli assegni familiari sono stati automaticamente adeguati al costo della vita, sebbene recentemente alcune misure siano state ridotte a seguito di pacchetti di austerità. Nonostante l’orientamento mirato ai redditi bassi, gli studenti provenienti da famiglie operaie o meno abbienti rimangono sottorappresentati nelle università austriache.
*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”
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