Economia

Istat, la pressione fiscale sale al 42,6% nel 2024. Vendite al dettaglio ferme a febbraio

MILANO – Sale la pressione fiscale in Italia. Lo certifica l’Istat nei suoi conti trimestrali, confermando i dati diffusi già all’inizio del mese di marzo. Secondo l’istituto si è attestato al 42,6% del pil, registrando un incremento di 1,2 punti percentuali rispetto ai 41,4 del 2023. Il dato è tre decimi di punto più alto rispetto a quanto messo per iscritto a settembre nel Piano strutturale di bilancio. Particolarmente marcato il peso del quarto trimestre, periodo dell’anno in cui si concentrano maggiormente alcuni versamenti fiscali, con il dato che sale al 50,6% del Pil, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al 49,1% dello stesso periodo dell’anno precedente.

Frenano le vendite al dettaglio

Numeri che si accompagnano a quelli poco incoraggianti arrivati sul fronte delle vendite al dettaglio a febbraio. Secondo i dati diffusi questa mattina dell’Istat si stima una variazione congiunturale lievemente positiva in valore (+0,1%) e stazionaria in volume. Su base annua, diminuiscono dell’1,5% in valore e del 2,5% in volume. Su base annua “si registra un calo sostenuto, il più ampio degli ultimi dieci mesi, sia in valore che in volume. La flessione coinvolge sia le vendite dei beni alimentari sia quelle dei beni non alimentari”.

Quelle registrate a febbraio, rispetto al mese precedente, per le vendite al dettaglio non sono “variazioni significative”, mentre “solo per il comparto alimentare si rileva un contenuto aumento”, sottolinea l’Istat nel suo commento. Su base annua l’istituto evidenzia “un calo sostenuto, il più ampio degli ultimi dieci mesi, sia in valore che in volume”. La flessione coinvolge sia le vendite dei beni alimentari sia quelle dei beni non alimentari. Sempre in termini tendenziali, le vendite al dettaglio sono in diminuzione per tutte le forme distributive, con un calo meno marcato per la grande distribuzione.

Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, “le vendite precipitano su base annua dell’1,5% in valore e addirittura del 2,5% in volume. Dati a dir poco allarmanti! Non solo riprende la cura dimagrante degli italiani, ma la dieta forzata è di quelle pericolose, con un crollo del 2,9% delle vendite alimentari in volume. Insomma, gli italiani mangiano molto meno cibo in quantità rispetto allo scorso anno”.


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