Istat, il Molise tra le regioni che si spopolano di più. La Uil chiede risposte urgenti alle istituzioni | isNews
Il segretario generale Gianni Ricci evidenzia dati allarmanti: persone che partono e famiglie che non si formano
CAMPOBASSO. Il Molise è tra le regioni italiane che si spopolano di più. Il report Istat sugli indicatori demografici 2025, pubblicato il 31 marzo 2026, offre un quadro nazionale già preoccupante che per il Molise diventa allarmante.
A livello nazionale le nascite sono state 355mila, i decessi 652mila, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna. Nel Mezzogiorno, e in Molise in particolare, la situazione è ben peggiore. Non si tratta di una novità, ma di una tendenza che si consolida anno dopo anno senza che si registrino inversioni di rotta significative.
Le regioni con il maggior calo demografico sono la Basilicata con – 9,0 per mille, il Molise con – 6,5 per mille e la Sardegna con – 5,1 per mille. Sul fronte della fecondità, il Molise registra appena 1,02 figli per donna, seconda regione più bassa d’Italia dopo la Sardegna. A completare il quadro, il saldo migratorio interno del Molise segna – 3,3 per mille, tra i più negativi del Paese.
“Questi numeri — dichiara Gianni Ricci, segretario generale della Uil Molise — non ci sorprendono, ma non per questo ci lasciano indifferenti. Ci dicono che il Molise continua a perdere popolazione, che i giovani se ne vanno, che non si fanno figli perché non ci sono le condizioni per costruire qui una prospettiva di vita. È una crisi demografica che è anche una crisi economica, sociale e di prospettiva. E le istituzioni non possono continuare a registrarla senza agire”.
La Uil Molise si trova oggi impegnata nella stagione congressuale, che sta attraversando tutte le categorie e i territori regionali. “In ogni congresso che teniamo — sottolinea Ricci — questi temi emergono con forza dalla base. I lavoratori e i cittadini molisani chiedono al sindacato di portare queste problematiche con determinazione davanti alle istituzioni. Raccogliamo questo mandato. Chiediamo alla Regione, al Governo e a tutte le parti coinvolte risposte concrete: politiche per il lavoro di qualità, servizi adeguati per le famiglie, strumenti reali per trattenere i giovani e invertire questa spirale. I dati Istat non sono statistiche astratte: sono persone che partono, famiglie che non si formano, comunità che si spengono. Su questo non è più accettabile il silenzio”.
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