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Israele “divide” Gaza. “Pressione per i rapiti”. Sos aiuti: “Finito il pane”


Israele "divide" Gaza. "Pressione per i rapiti". Sos aiuti: "Finito il pane"

La sensazione è che una nuova grande offensiva terrestre israeliana possa incombere su Gaza. Il ministro della Difesa Israel Katz ha infatti annunciato l’ampliamento dell’avanzata nella parte meridionale della Striscia. L’obiettivo, ha detto Katz, «è eliminare e bonificare l’area dai terroristi» e «impossessarsi di vaste zone che saranno annesse allo Stato di Israele». «L’operazione Potenza e spada si sta espandendo, con un’evacuazione su larga scala della popolazione di Gaza dalle zone di combattimento», si legge nella dichiarazione del ministro israeliano. Il portavoce dell’esercito in lingua araba, Avichay Adraee, aveva già invitato i residenti di alcune zone di Rafah e Khan Yunis a lasciare le loro abitazioni: «Non ascoltate i tentativi di Hamas di impedirvi di evacuare in modo da poter rimanere come scudi umani – aveva spiegato – . Abbandonate immediatamente le aree designate». Tutto ciò mentre Benjamin Netanyahu ha annunciato che l’esercito sta «dividendo la Striscia di Gaza» prendendo il controllo dell’asse Morag, la strada che separa proprio Khan Yunis da Rafah, nel sud. «Stiamo aumentando la pressione affinché ci restituiscano gli ostaggi», ha precisato Netanyahu. Il 18 marzo scorso Israele ha ripreso i bombardamenti intensivi su Gaza, ponendo fine a un cessate il fuoco con Hamas durato quasi due mesi. Ma la conta dei morti è inesorabile. Sale a 40 il numero delle persone uccise in un raid dell’Idf a Jabalia, 19 dei quali in una clinica sanitaria dell’Unrwa. A riportarlo sono i media palestinesi, citati da Haaretz. L’esercito israeliano invece ha fatto sapere di aver colpito i militanti «all’interno di un centro di comando e controllo utilizzato per coordinare l’attività terroristica». Come se non bastasse la situazione umanitaria nella Striscia è peggiorata nelle ultime settimane, con Israele che si rifiuta di consentire l’ingresso di aiuti dal 2 marzo; è il più lungo blocco dall’inizio della guerra.

La tensione sale anche a Gerusalemme. Hamas ha denunciato la visita del ministro israeliano Itamar Ben Gvir alla Spianata delle Moschee, come «una provocazione e una pericolosa escalation». Ma la rabbia dei cittadini israeliani cresce sempre di più. Almeno 12 manifestanti sono stati arrestati durante le proteste contro il governo. L’espansione dell’operazione militare a Rafah allarma i familiari degli ostaggi che accusano il governo di Netanyahu di aver «deciso di sacrificare i sequestrati per il bene dei guadagni territoriali». Delle 251 persone rapite, 59 sono ancora trattenute a Gaza e, secondo l’esercito, 34 sono morte. Anche l’altro fronte, la Cisgiordania, non si placa. Il ministero della Sanità palestinese ha fatto sapere che 33 persone sono state uccise dal fuoco delle forze israeliane nella città di Nablus. Ma ci sono novità pure sul fronte internazionale. Si parla da giorni dell’attesissima visita di Netanyahu in Ungheria.

È il primo viaggio del premier israeliano in Europa da quando la Corte penale internazionale l’anno scorso ha emesso un mandato di arresto a suo carico per presunti crimini di guerra nella Striscia, ma Viktr Orbàn annuncerà di uscire dalla Cpi e potrà ricevere Netanyahu senza doverlo arrestare.


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