Lazio

Ispezione all’alba a Rebibbia, scoperto agente-spacciatore

Erano da poco passate le 7:30 del mattino quando è scattata l’ispezione interna. Un controllo di routine, almeno sulla carta. Ma in pochi minuti, all’interno della struttura, la situazione è precipitata.

Secondo quanto ricostruito, l’agente avrebbe intuito immediatamente il pericolo rappresentato dai cani poliziotto impiegati durante le verifiche e avrebbe tentato una mossa disperata: chiudersi nel bagno del personale per sottrarsi ai controlli.

Un gesto che non è passato inosservato. Il movimento sospetto ha attirato l’attenzione di due ispettori, che lo hanno fermato prima che potesse isolarsi e lo hanno sottoposto a una perquisizione immediata. È stato in quel momento che il sospetto si è trasformato in certezza.

Il “tesoro” illegale nascosto tra divisa e alloggio

Addosso all’uomo gli agenti hanno trovato quattro involucri di hashish, già confezionati e pronti per la consegna, insieme a microcellulari, dispositivi vietatissimi all’interno degli istituti penitenziari perché usati per comunicazioni clandestine con l’esterno.

La perquisizione è poi proseguita nella stanza occupata dall’agente all’interno della caserma: qui sono saltate fuori 15 schede SIM e circa 1.700 euro in contanti, ritenuti il provento di un’attività illecita ben organizzata.

Il quadro si è completato con la perquisizione domiciliare: a casa dell’uomo sono stati rinvenuti altri sei smartphone, rafforzando l’ipotesi di un traffico strutturato e non occasionale.

Da agente a detenuto

Nel giro di poche ore, il ruolo dell’uomo si è ribaltato completamente. L’agente è stato arrestato e trasferito nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, passando in pochi istanti da custode a detenuto.

Ora si trova in attesa della convalida dell’arresto, mentre l’inchiesta entra nella sua fase più delicata.

La dura presa di posizione del sindacato

Sull’episodio è intervenuto con parole durissime il sindacato CNPP/SPP, per voce del delegato regionale Gianluca Garau: «Siamo davanti a un fatto gravissimo che getta fango su migliaia di operatori onesti. Se le accuse fossero confermate, sarebbe un vero e proprio tradimento verso lo Stato e verso i colleghi che ogni giorno rischiano la vita. Il corpo non può permettersi mele marce: chiediamo misure severissime».

Le indagini proseguono

Ora gli investigatori della Polizia penitenziaria stanno passando al setaccio il contenuto dei telefoni e delle SIM sequestrate.

L’obiettivo è ricostruire la rete di contatti, capire a quali detenuti fossero destinati i dispositivi e stabilire se l’agente agisse da solo o facesse parte di un sistema più ampio attivo all’interno delle mura di Rebibbia.

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