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Isernia, riaperta ‘La Porta dell’Inferno’: in scena la mascherata paesana simbolo del Carnevale (VIDEO) | isNews

Nonostante la pioggia il capoluogo pentro non ha rinunciato a rimettere in scena nel centro storico il musical dialettale tratto dalla tradizione popolare


ISERNIA. Anche quest’anno si è riaperta ‘La Porta dell’Inferno’ per l’evento simbolo del Carnevale isernino. Nonostante la pioggia il capoluogo pentro non ha rinunciato a rimettere in scena nel centro storico il musical dialettale tratto dalla tradizione popolare. Il testo, come noto, fu elaborato sul finire degli anni Venti del secolo scorso da Giotto De Matteis, attingendo alla tradizione popolare cittadina. “Le musiche di tale mascherata – almeno per quanto si riscontra dall’edizione messa in scena nel 1929 – furono composte da G. Passarelli – scrive Mauro Gioielli, tra i massimi esperti dei riti del Carnevale in Italia –. In mancanza di spartiti dell’epoca, negli anni Settanta e Novanta dello scorso secolo, alcuni musicisti isernini (soprattutto Sergio Azzolini e Piero Ricci), sulla base dei ricordi degli anziani, tentarono una prima azione di ‘recupero e ricostruzione’ delle melodie originali, che poi sono state definitivamente pentagrammate”.

Protagoniste de ‘La Porta dell’Inferno’ sono alcune maschere simboliche, ciascuna con un ruolo e una precisa caratterizzazione: il Diavolo, l’Avvocato, l’Ingegnere, il Medico, il Notaio, il Veterinario, la Farmacista, il Maestro di musica, il Professore, il Muratore, il Falegname, il Calzolaio, il Pittore, il Fabbro, il Sarto, il Sagrestano, il Barbiere, il Macellaio, la Bigotta e il Cafone.

la porta dell'inferno 2026

“Tali personaggi – spiega ancora Gioielli – scelti secondo una scala sociale più o meno ordinata in chiave decrescente, dai professionisti al ‘cafone’ – inscenano una mascherata. Il Diavolo, fermo davanti alla porta dell’inferno, vede alcune anime che attendono d’entrare. Domanda loro da dove arrivino. Le anime, allora, cantando una per volta, descrivono la città di provenienza. Da quanto ascoltato il demonio comprende che si tratta di Isernia. Quindi, chiede ai dannati cosa vorranno fare una volta entrati, giacché saranno costretti a lavorare per riparare ad ogni colpa commessa. Infine, tutti entrano nell’inferno e la mascherata si conclude”.

Dopo un primo recupero negli anni 1995 e 1996, quando la mascherata tornò nelle piazze del centro storico, è seguito un lungo periodo di oblio. Nel 2023 la tradizione è stata riproposta con la regia di Emilia Vitullo, la direzione musicale di Piero Ricci e i costumi di Emilia Leone. Da allora si è ripetuta tutti gli anni, con l’intenzione dichiarata di re-istituire stabilmente l’antica tradizione paesana.

A completare lo spettacolo, i musicisti che hanno accompagnato dal vivo i canti dei protagonisti. Una grande festa popolare, dal forte significato simbolico e con evidenti tratti satirici, che continua a rappresentare uno dei momenti identitari più sentiti del Carnevale isernino.


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