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Isernia, Punto Nascite a rischio chiusura: riesplode la protesta | isNews

Gli interventi a seguito delle parole del commissario Bonamico di Calenda, Paglione e Montesanto


ISERNIA. Punto Nascite del Veneziale di Isernia a rischio chiusura, così come il laboratorio di Emodinamica a Termoli. La recente intervista alla Tgr Rai del commissario ad acta Marco Bonamico su quelle che sono le sue impressioni riguardo le decisioni dei tavoli romani sul Piano Operativo Sanitario 2026-2028 recentemente adottato ha riacceso il dibattito in Molise.

“La paventata chiusura del Punto Nascite dell’ospedale di Isernia – scrive la consigliera comunale di Isernia Filomena Calenda – è una scelta che incide profondamente sul diritto alla salute, sulla dignità delle comunità locali e sul futuro di un intero territorio. È inaccettabile che, in un’area già segnata da criticità, si sottragga un servizio essenziale come quello della nascita. La tutela della salute non può essere subordinata esclusivamente a logiche di razionalizzazione economica. Si tratta di garantire sicurezza, prossimità e continuità assistenziale alle donne, alle famiglie e ai neonati. Difendere il punto nascita di Isernia significa difendere il diritto di una comunità a esistere, a crescere, a non essere marginalizzata. Perché un territorio a cui si tolgono servizi fondamentali è un territorio a cui si sta lentamente togliendo il futuro”.

“La salute è un diritto, non un privilegio – il commento del sindaco di Capracotta Candido Paglione – E invece, nella provincia di Isernia, questo diritto sta diventando sempre più difficile da esercitare. Ospedali depotenziati, servizi ridotti, presidi territoriali che scompaiono. Ora si da per certa anche la chiusura del punto nascita dell’Ospedale Veneziale. Un altro colpo a un sistema sanitario già messo a dura prova. E domani? Toccherà sicuramente ad altri servizi essenziali. Intanto, sull’ospedale di Agnone sembra essere calato un silenzio inquietante. A Isernia, quindi, non nasceranno più bambini e al territorio e ai suoi ottantamila abitanti non è riconosciuta neanche la dignità istituzionale di essere Provincia. Intanto c’è chi ha scelto di non restare in silenzio: il sindaco di Isernia da quasi tre mesi dorme in una tenda davanti all’ospedale. Una protesta civile, forte, che richiama tutti alle proprie responsabilità. Quello di Piero Castrataro non è solo un gesto simbolico: è il grido di un intero territorio che non vuole essere abbandonato. Perché senza sanità non c’è futuro. E senza futuro, le nostre montagne si svuotano. Ma una montagna che si svuota non è un problema solo di chi ci vive. È un danno per tutti: meno cura del territorio, più rischio di dissesto, meno tutela dell’ambiente. La montagna protegge, produce acqua, abbatte CO₂, custodisce biodiversità. È un bene comune. Dunque, paradossalmente, difendere la sanità pubblica significa difendere tutto questo. E significa difendere la dignità delle persone e il principio di uguaglianza. Significa difendere la nostra Costituzione e la legge n.833 del 1978, che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale e che oggi vogliono cancellare. Non possiamo tornare indietro. Non possiamo accettare che il diritto alla salute dipenda dal luogo dove vivi. La sanità pubblica si difende, ovunque. Ora”.

“Non c’è stato alcun confronto formale con le istituzioni locali, né con il presidente della Regione né con i sindaci coinvolti – afferma il referente di Termoli di Costruire Democrazia – su decisioni che incidono profondamente sulla vita dei cittadini. Ritengo inaccettabile che si indichino come soluzioni il trasferimento dei servizi sanitari fuori regione o in altri comuni: pensare che i molisani debbano curarsi altrove, nonostante vivano, lavorino e paghino le tasse in Molise, è una posizione difficile da giustificare.

Allo stesso modo, considero riduttivo sostenere che servizi delicati come il Punto Nascite possano essere semplicemente programmati: esistono emergenze, sia cardiologiche che ostetriche, che non consentono attese né spostamenti, e che devono essere affrontate con strutture adeguate sul territorio. Inoltre – sottolinea – il divario sempre più evidente tra gli impegni politici assunti negli anni — difesa degli ospedali, tutela dei servizi, attenzione ai territori — e la realtà delle chiusure che oggi si prospetta. Per questo continuo a sostenere la necessità di superare il commissariamento della sanità molisana e di restituire alla Regione autonomia e capacità di programmazione, alleggerendo al contempo il peso del disavanzo sanitario.

Mi chiedo, quindi, perché questa proposta non trovi il sostegno della maggioranza. Quando sono in gioco diritti fondamentali come la salute, il silenzio non è un’opzione: è complicità. E io non intendo essere complice”


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