Molise

Isernia, fervono i preparativi per l’anteprima nazionale di ‘Quello che tu hai fatto a me’ (VIDEO) | isNews

Il collettivo ‘Corpi Disabitati’ porta in scena un’opera intensa sulla violenza e il trauma con la regia di Giovanni Gazzanni. Le voci degli attori dal dietro le quinte


di Pietro Ranieri

ISERNIA. Fervono i preparativi per venerdì 27 marzo, quando – alle ore 21 – l’Auditorium ‘10 settembre 1943’ ospiterà l’anteprima nazionale di ‘Quello che tu hai fatto a me’, l’ultima produzione del collettivo ‘Corpi Disabitati’. Lo spettacolo, con la regia di Giovanni Gazzanni che ne ha curato anche la sceneggiatura assieme ad Achille Mandolfo, si addentra in un territorio fragile e complesso, esplorando i temi della violenza, della memoria e della responsabilità individuale e collettiva. L’opera non propone soluzioni semplificate, ma nasce dall’esigenza di sollevare una domanda scomoda sul destino del dolore quando la giustizia non riesce a fornire risposte adeguate alle vittime.

Il cast vede protagonisti, oltre a Mandolfo, Andrea Grasso, Gianni Lillo e Giulia Eugeni, supportati da un apparato tecnico che comprende il sound design e le musiche originali di Vincenzo Pizzi, la voce dal vivo di Andrea Piersimoni e il disegno luci di Eduardo Ribera.

La preparazione dello spettacolo ha richiesto un lavoro profondo sulle emozioni e sulla tenuta psicologica degli interpreti. “Bisogna avere una compagnia ben strutturata e attori che si conoscano molto bene quando si affrontano temi così delicati” spiega Lillo, aggiungendo che il processo creativo ha portato il gruppo a esplorare luoghi oscuri dell’anima: “La scena ci costringe ad essere forti e tenaci; i confronti tra noi sono stati a volte pesanti, ma necessari per la costruzione del personaggio”.

Il lavoro di ricerca alla base della messa in scena ha seguito un approccio quasi documentaristico. Mandolfo sottolinea come il gruppo abbia analizzato diversi casi di cronaca per comprendere l’evoluzione di un corpo dopo l’abuso: “Un corpo abusato è un corpo distrutto, arido, disabitato. Abbiamo messo a confronto percorsi diversi: quello della protagonista femminile, Laura, che sceglie la via delle autorità e della psicoterapia, e quello di Oliver, il coprotagonista che interpreto io, che rimane invece completamente congelato dal trauma”.

L’obiettivo della rappresentazione è quello di offrire una prospettiva corale che coinvolga lo spettatore in una riflessione profonda. Grasso evidenzia infatti come la narrazione parta da episodi che possono coinvolgere chiunque, per poi aprirsi a un racconto universale: “Vogliamo raccontare un insieme di episodi che appartengono a chi subisce una violenza, ma anche a chi la compie. L’intento è spronare il pubblico a riflettere su cosa ci sia dietro il trauma e, soprattutto, sensibilizzare sulle radici profonde della violenza”.


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