Iran, missili incrociati e pressione su Hormuz. Trump lancia l’ultimatum – Il Tempo

Mentre prosegue la guerra in Medio Oriente, non è ancora chiara la sorte del pilota statunitense disperso da quando il suo caccia Usa F-15 è stato abbattuto venerdì scorso nel sudovest dell’Iran. Anche Teheran, da quanto si apprende, lo starebbe cercando dopo aver messo una taglia sulla sua testa. E questo riaccende negli Usa l’incubo della Crisi degli ostaggi 1979, quando 55 cittadini statunitensi furono sequestrati per 444 giorni e usati come leva negoziale. Un episodio ancora oggi impresso nella memoria nazionale, che accelera dunque la corsa contro il tempo. I velivoli abbattuti sarebbero due: un caccia statunitense F15-E Strike Eagle e un aereo d’attacco statunitense A-10. Un fatto piuttosto raro per gli States, giacché l’ultimo aeromobile affondato da fuoco nemico in combattimento era stato un A-10 Thunderbolt II durante l’invasione Usa in Iraq nel 2003.
Dal canto suo, il presidente Donald Trump è tornato ad alzare il tiro contro il regime: “Ricordate quando diedi all’Iran 10 giorni per fare un accordo o aprire lo Stretto di Hormuz? Il tempo sta per scadere, 48 ore prima che l’inferno si scateni su di loro”. Sul fronte interno, invece, il Segretario di Stato Marco Rubio ha notificato l’arresto di Hamideh Soleimani Afshar e di sua figlia: sono le parenti di Qasem Soleimani, il capo della Forza Quds – unità d’élite dei Pasdaran – ucciso in un raid Usa nel 2020. “Fino a poco tempo fa erano titolari di una green card e vivevano nel lusso negli Stati Uniti. Afshar è la nipote del defunto generale iraniano Qasem Soleimani – ha scritto Rubio sui social – È anche una fervente sostenitrice del regime iraniano, che ha celebrato gli attacchi contro gli americani e si è riferita al nostro Paese come al “Grande Satana”. Questa settimana ho revocato lo status legale sia di Afshar che di sua figlia, che ora sono sotto la custodia dell’Ice, in attesa di essere espulse dagli Stati Uniti. L’amministrazione Trump non permetterà che il nostro Paese diventi un rifugio per cittadini stranieri che sostengono regimi terroristici anti-americani”.
Nel frattempo, l’Iran ha continuato nella sua opera di bombardamenti nel Golfo colpendo perfino la sede della società informatica Oracle a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Attacchi che si aggiungono a quelli contro Israele, che denuncia di aver subito 8 round di missili. Al centro di un importante strike, comunque, è stato il sito nucleare iraniano di Bushehr che è stato fortemente danneggiato. L’Agenzia atomica ha fatto sapere che “non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazione”, esprimendo però “profonda preoccupazione”.
Accanto alle armi, infuria ancora la crisi energetico-economica provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Secondo Nour News l’Iran starebbe pianificando di usare i pedaggi come introito per riparare le infrastrutture danneggiate dalla guerra. E non solo. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, ha lanciato una minaccia velata relativa a una seconda via navigabile strategica della regione, lo Stretto di Bab-el-Mandeb, che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano.
Il tempo scorre, la crisi aumenta e gli Stati Uniti, fra diplomazia e uso della forza, proseguono nel tentativo di chiudere il conflitto quanto prima e di paralizzare il regime iraniano per impedirgli di proseguire il programma nucleare che lo renderebbe un pericolo maggiore di quanto lo è ora.
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