Economia

Iran, l’incertezza della durata del conflitto alimenta volatilità

Mentre il Golfo si infiamma dopo la vasta offensiva militare di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, l’incertezza che condiziona i mercati finanziari riguarda soprattutto la durata del conflitto. Dopo l’avvio dell’operazione americana “Furia epica” (mentre quella israeliana è stata denominata “Ruggito del Leone”), il presidente Usa Donald Trump ha fatto sapere che sarebbe proseguita per circa quattro settimane: tuttavia, è difficile prevedere tempi ed esiti, e gli analisti già immaginano diversi scenari possibili, dalla guerra civile e caos all’invasione di terra, dalla transizione fino alla sopravvivenza di regime. Se la durata della guerra è una delle principali variabili, il prezzo del petrolio è il barometro della situazione, considerando l’impatto provocato da interruzioni e chiusure dello stretto di Hormuz da parte dei Pasdaran – i guardiani della rivoluzione islamica – da dove passa circa un quinto del greggio mondiale, con una media di oltre 20 milioni di barili al giorno.

“Il tema che effettivamente preoccupa di più i mercati è la durata della crisi e il fatto che non si capisca se esista una strategia, e quindi un piano chiaro delle attività militari. Inoltre c’è incertezza sulla successione (dopo l’eliminazione della guida suprema Ali Khamenei – ndr): non è detto che avvenga in maniera controllata, non si può escludere infatti il rischio di un caso Libia e di una guerra civile”, ci dice Marco Monastero, Head of Advisory Business, Jupiter Asset Management, descrivendo l’impatto del conflitto sulle Borse: questa incertezza è un fattore che alimenta volatilità, con i mercati che stornano. E delinea strumenti e strategie per fronteggiare queste fasi.

In primo luogo, la via dell’oro: “Oltre a essere il bene rifugio per eccellenza, in questa fase lo vediamo più propenso a funzionare in tal senso anche tatticamente: rispetto al passato, dove si investiva in Treasury per proteggersi da rischi mondiali geopolitici e comunque dall’incertezza, oggi l’oro guadagna rispetto al dollaro: tra i due asset c’è un tema di fly to quality (un fenomeno per cui di fronte a incertezza e paura, gli investitori spostano i capitali da asset rischiosi a quelli percepiti come più sicuri – ndr)”. E poi ancora “strategie sistematiche, algoritmiche o con visioni di arbitraggio che durante periodi di volatilità funzionano meglio”, aggiunge l’esperto.

Resta alta quindi l’attenzione sui metalli preziosi, anche dopo la loro corsa con cui si è aperto il nuovo anno: in particolare, a gennaio l’oro ha superato i 5mila dollari l’oncia e l’argento ha raggiunto i 120 dollari. “Le banche centrali dal 2010 e gli hedge fund dal 2023 avevano cominciato a investire in maniera massiccia in questo comparto – quindi comprando lingotti, derivati, e in generale prendendo posizione su questa commodity; nel corso del 2025, sono arrivati gli investitori retail, che investono anche attraverso Etf”, ricorda Monastero, spiegando che lo storno registrato a fine gennaio era legato al fatto che “il maggior fondo sovrano cinese, compratore massiccio di oro e argento, aveva avuto un blocco tecnico, un impedimento nel continuare a comprare oro fisico, e quindi è venuta meno una componente di sottostante a tutti gli scambi hedge e quindi di carta, sostanzialmente i derivati, che in quei giorni avvenivano sui mercati”. In sostanza, il mancato acquisto del fondo sovrano cinese è stato letto come un segnale di vendita.

La valutazione di Jupiter Asset Management sull’oro è che il trend da un punto di vista secolare continuerà ad essere di supporto, “perché appunto ci sono più volumi e stanno diventando volumi retail fisici, a differenza di quelli originali che erano più sottili, di carta, perché erano quelli generati dagli hedge”, continua Monastero, aggiungendo che “l’asset class è destinata a crescere in un orizzonte temporale di medio termine, ma non lo farà in maniera lineare”. L’esperto evidenzia inoltre altri effetti della presenza di metalli preziosi nel portafoglio: “Nel breve termine, l’oro ha una funzione di decorrelazione e genera un beneficio di diversificazione aggiungendolo alle altre asset class. Nel lungo termine, il potere reale che ha il metallo giallo è quello di proteggere il potere d’acquisto, vale a dire consentire all’investitore di avere la stessa capacità di consumo di beni reali nel corso del tempo”.

Marco Monastero, Head of Advisory Business, Jupiter Asset Management

Marco Monastero, Head of Advisory Business, Jupiter Asset Management 

Tra le soluzioni di diversificazione del portafoglio, Monastero cita poi le strategie Equity long short e Global macro: “Con i mercati azionari prevalentemente in perdita, se io faccio uno spostamento geografico di settore, rischio soltanto di perdere di meno ma di partecipare comunque alla perdita. Se io invece, al contrario, compro un settore e l’altro lo vendo allo scoperto, probabilmente riesco a marginare quella differenza e quindi realizzo un utile netto anche in un mercato che tendenzialmente come indice è negativo”.

Un altro trend che sta condizionando fortemente l’andamento dei mercati è lo sviluppo e la diffusione dell’intelligenza artificiale. Dopo l’euforia in Borsa per i grandi titoli tecnologici, più di recente la preoccupazione per gli effetti disruptive dell’IA ha provocato forti vendite dei titoli legati a software e servizi digitali. Secondo Monastero, i titoli del comparto tecnologico “sono confusivi, nel senso che non ci fanno capire realmente che tendenza possono prendere. Inoltre, il fatto che siano così cari dal punto di vista dei fondamentali non supporterebbe un attrattivo e un’attenzione. Nelle nostre strategie long short, questi titoli sostanzialmente non li facciamo finire né nel lato long né nel lato short, ma tendiamo a trascurarli e a evitarli”. E aggiunge: “L’altro elemento di grossa incertezza su questo settore, è che non si capisce quanta quota parte sia stata già scontata e quanta parte invece possa essere generata in termini di profitti. Inoltre, c’è una parte di settore che rischia di essere cannibalizzata”. Monastero sottolinea che c’è un “momentum” e quindi il mercato continua a comprarlo, ma che il comparto capitalizza troppo: in generale, la valutazione di Jupiter è neutrale: un settore “con un’abbondanza di rischi” ma che ha il supporto dei volumi.


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