Iran, i funerali delle 165 vittime del raid che ha colpito scuola femminile: sepolte in fossa comune. L’Onu: inchiesta indipendente
Una fossa comune con oltre 150 buche, una accanto all’altra. Sono state seppellite così le 165 persone rimaste uccise in quello che è stato descritto come un attacco a una scuola femminile di Minab, città meridionale dell’Iran. Il funerale delle vittime è stato celebrato martedì: la televisione di Stato iraniana ha mostrato migliaia di persone che riempivano una piazza pubblica. Gli uomini sventolavano la bandiera della Repubblica Islamica, tenendosi per lo più a distanza dalle donne avvolte in chador neri.
Dal palco, una donna che ha dichiarato di essere la madre di “Atena” ha mostrato un’immagine stampata di ritratti che ha definito “un documento sui crimini americani”. Ha aggiunto: “Sono morti sulla via di Dio”. La folla è esplosa in cori di “Morte all’America”, “Morte a Israele” e “Nessuna resa”. Sul bombardamento l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha esortato le forze responsabili – senza nominarle – a indagare e a condividere le proprie opinioni sull’“orribile” incidente. Turk ha chiesto un’indagine rapida, imparziale e approfondita. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha dichiarato che le forze statunitensi “non avrebbero preso di mira deliberatamente una scuola”.




Lunedì il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha affermato che il suo Paese non sarebbe “rimasto in silenzio” dopo quelli che ha definito “attacchi” a una scuola e a un ospedale, attribuiti a raid aerei israeliani e americani: “Sono attacchi alla vita stessa. Gli attacchi alle scuole colpiscono il futuro di una nazione… Il mondo deve condannare questi atti”, ha scritto Pezeshkian su X. “L’Iran non rimarrà in silenzio e non cederà a questi crimini”, ha aggiunto. Né gli Stati Uniti né Israele hanno confermato l’attacco, spiegando che l’obiettivo sarebbe stata una base militare.
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