“Io fallito? Fiero di esserlo se significa stare alle logiche dei numeri. Dopo Amici avevo perso il senso di fare musica, l’ho ritrovato vivendo”: parla NDG
NDG non insegue più i numeri, l’hype e i riflettori. E no, non desidera più “vivere in funzione degli altri”. Dopo aver partecipato all’edizione 2022 di “Amici di Maria De Filippi“, si è sentito chiedere più volte se si dedicasse ancora alla musica. Terminato il talent si è preso una lunga pausa: “Non credevo più in me stesso, pensavo di non avere niente da dire”, confessa a FqMagazine. Oggi Nicolò Di Girolamo (questo il suo vero nome), romano classe 2000, si è ritrovato. E non vuole addosso l’etichetta della meteora discografica dalla singola hit. Nel 2019 il successo gli era scoppiato in mano con il singolo “Panamera”, andato virale e certificato platino, ma “ritengo che il percorso sia più importante del singolo risultato”. Adesso, dopo quasi due anni senza musica è tornato con “Scomparso”, un brano sarcastico per denunciare le logiche dell’esposizione social e rispondere a chi riteneva finita la sua carriera musicale.
Da dove nasce l’esigenza di scrivere questa canzone?
Dopo tanto tempo che non mi facevo sentire e vedere sui social, sono andati virali dei trend con una mia canzone in cui mi si dava dello scomparso. In giro mi chiedevano se volessi continuare a fare musica. Sono passato da un periodo di grande visibilità a uno senza riflettori addosso. E lì è nata l’idea del pezzo. Oggi, se non ti fai vedere sul web, è come se scomparissi. La scatola che ho in testa nel videoclip che uscirà, formata da volantini e mie foto segnaletiche, simboleggia questa etichetta che mi è stata affibbiata.
Nel singolo canti “fiero di essere un fallito”. È una risposta a chi ti criticava di esserti allontanato dai riflettori?
Per molti bisognerebbe sempre navigare sulla cresta dell’onda e macinare numeri sui social e in streaming. Se non farlo significa essere bollato come un fallito, allora sono fiero di esserlo. È un ragionamento che non ha senso perché ognuno ha il proprio percorso.
“Scomparso” ha anche dei riferimenti al business musicale. Lo streaming sta fagocitando l’industria?
Non penso sia fatto con cattiveria, ma viviamo in un mondo in cui ci arrivano molte informazioni ed è tutto accessibile e veloce. Se una canzone va virale diventa un fenomeno gigante, ma poi siamo investiti da altre notizie, altra musica e altri personaggi e a scomparire ci vuole un attimo. Nei momenti positivi vieni idolatrato, altrimenti sei facilmente sostituibile. Degli artisti si tende a osservare sempre il successo, ma non il percorso.
Il successo del singolo “Panamera” e la partecipazione ad Amici ti hanno sovraesposto?
Ad Amici ero un po’ più pronto perché con “Panamera” avevo vissuto le montagne russe del successo e i loro contraccolpi. Sapevo che il mio è un lavoro in cui gli alti possono essere altissimi e i bassi bassissimi. Sono soddisfatto di alcune cover che ho realizzato durante la trasmissione, meno degli inediti. Non avevo una direzione artistica chiara e inseguivo l’hype. Dopo il talent ho sentito il bisogno di prendermi una pausa.
Perché?
Avevo perso un po’ il senso di fare musica. Non mi sentivo all’altezza e non credevo di avere qualcosa da dire. È stato un momento di vuoto causato da delusioni personali e divergenze con alcune persone con cui collaboravo. Ho smesso di credere in me stesso e questo stato emotivo si è riflettuto sulla mia scrittura.
Come ti sei ritrovato?
Vivendo. Ripartendo da me, dai miei amici, dalle persone che mi vogliono bene. Leggendo, studiando, ascoltando tanta musica. In questo modo ho ritrovato la voce, la necessità e il bisogno di dire qualcosa, l’esigenza di esprimermi.
“Cento mozziconi a terra, sono i miei dubbi”. Con quali incertezze convivi?
Erano tante e tali rimangono. Essere artista è il lavoro che mi piace ma è anche uno dei più precari al mondo. Mi porto dietro il dubbio del famoso piano B, la paura di non farcela, le ansie. Per vivere facendo musica bisogna ottenere risultati. E poi mi interrogo su me stesso, sul futuro. Tutte queste preoccupazioni sono racchiuse nei mozziconi di sigaretta che magari fumo in casa.
Che consapevolezze, invece, hai raggiunto?
Sono ripartito quasi dalle fondamenta, con il timore di mettermi in gioco, sbagliare e fallire. Ma è una fase che sto superando, non dobbiamo farci frenare dalle paure perché si finisce per non muoversi. Sono molto riflessivo, ma al contempo mi sono reso conto che non devo spaventarmi di cominciare nuovi progetti.
Cosa ti piace della popolarità e quali aspetti invece ti danno fastidio?
Mi piace avere dei fan veri e affezionati alle canzoni, alle parole che scrivo e canto. Riuscire a diventare voce per qualcuno e sentire l’affetto del pubblico mi riempie di gioia. Mi disturba invece chi mi associa solo a un volto di un talent in tv e viene a chiedermi “Mi ricordi chi sei?”. E poi chi si prende troppa confidenza. Una volta una ragazza mi ha chiesto perché non “avessi spaccato come quella precedente” e mi ha detto: “Eri bravo”. Ci sono ancora, non sono esistito solo dentro Amici.
È una situazione che ti ferisce?
No, ma mi dà fastidio. Conosco i meccanismi di un programma musicale in televisione, ma c’è anche chi prima mi chiede una foto e poi mi domanda chi io sia. Come se dovesse collezionare una figurina. Se incontrassi in giro uno dei miei idoli come Francesco Totti, lo ringrazierei per le emozioni che mi ha fatto provare. Poi magari con lui una foto… (ride, ndr). Preferisco comunque scattare un ricordo con chi conosce davvero le mie canzoni.
“Sono due mesi che non posto e voi pensate che sia morto”. Che rapporto hai con i social?
Ho staccato per quasi due anni. Adesso voglio tornare attivo, farmi sentire da chi mi segue. Ci sono aspetti del mio lavoro che amo di meno, come la vetrina social, ma ora l’obiettivo è esserci senza esagerare. Non voglio che questo pensiero diventi un’ansia, ma neanche tornare ogni volta con il racconto di “Scomparso”. Essere presente è parte del mio mestiere e ho molto da raccontare.
Dopo due anni di stop, chi sono oggi NDG e Nicolò?
Non c’è molta differenza perché credo di essere un ragazzo della gente. NDG tira fuori ciò che Nicolò rischia di tenere dentro. È la maschera del me bambino che già da piccolo ha avuto bisogno di esprimersi scrivendo pensieri, con la danza e poi con il canto. Il mio nuovo progetto non parla solo d’amore, ma della mia storia e del mondo che mi circonda. Voglio che sia uno specchio per la mia generazione, per chi si è perso e ha voglia di sentirsi vivo.
E tu, ti senti vivo?
Ci sto lavorando. Sono andato anche in terapia, che per me è importantissima, proprio per recuperare la libertà che mi mancava. Quando vivi il successo, pensi di contare qualcosa solo con quello. Prima, credevo Nicolò valesse solo in relazione alla fama di NDG. Pian piano mi sto liberando da questa catena. Ora mi sento più vivo.
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