Inter, operazione rimonta: San Siro, fasce e qualità per ribaltare il Bodø
LECCE – Che il primo obiettivo dell’Inter sia lo scudetto, ormai è chiaro. Ma Cristian Chivu, come il suo predecessore, è convinto che nulla vada lasciato per strada. Dopotutto siede sulla panchina di José Mourinho, suo allenatore ai tempi del Triplete, che a chi gli chiedeva il senso di schierare i titolari in Coppa Italia rispondeva così: “Vincere aiuta a vincere”. In quest’ottica, una rimonta contro il Bodø/Glimt sarebbe preziosa non solo per il cammino europeo, ma per tutta la stagione. All’andata, sul sintetico di Bodø, i norvegesi hanno vinto 3-1. Il ritorno del play-off di Champions League è in programma martedì a San Siro. Ma come fare?


Il fattore campo
In casa loro, i vicecampioni di Norvegia – che si sono trasferiti a Marbella per preparare il match di ritorno – hanno battuto l’Inter soprattutto grazie a due alleati: il gelo, a cui pure l’Inter è piuttosto abituata, e il campo, al quale per fortuna nessun’altra squadra europea è invece avvezza. Così come i giocatori nerazzurri faticavano a stoppare il pallone sul sintetico scivoloso di Bodø, è probabile che i norvegesi soffrano il contesto di San Siro. E in questo caso il meteo non c’entra: lo stadio pieno, i cori, quel prato molto più curato e prevedibile nei rimbalzi rispetto a quello a cui sono abituati. Il Bodø/Glimt, nella fase a campionato della Champions League, ha sì vinto a Madrid contro l’Atletico conquistando il play-off, ma per il resto in trasferta non ha brillato: una circostanza che l’Inter dovrà sfruttare a proprio favore.

I primi minuti della partita
Una delle fasi su cui ha lavorato di più l’allenatore Kjetil Knutsen, dal suo arrivo a Bodø, è la tenuta difensiva nei primi minuti di partita, tradizionale tallone d’Achille della squadra artica. Ma capita che qualcosa scappi ancora. Lo scorso 22 ottobre a Istanbul, nella fase a campionato della Champions, Osimhen segnò contro i norvegesi dopo appena tre minuti e alla fine i padroni di casa si imposero per 3-1, esattamente il risultato che servirebbe all’Inter. Per portare la sfida ai supplementari, i nerazzurri dovranno infatti vincere con due gol di scarto. Un buon inizio sarebbe cominciare a segnare subito.
Lo sfruttamento delle fasce
Negli anni, contro il Bodø/Glimt si è spesso sollevata una polemica: il campo di casa dei norvegesi è infatti piccolo e in particolare molto stretto. Troppo? Secondo la Uefa, no. La misura dichiarata è di 105 per 65 metri. La stampa spagnola in passato ha sostenuto che in realtà la larghezza sia di 63 metri, uno in meno di quelli previsti dal regolamento. Vero o meno che sia, di sicuro San Siro è più largo: il campo di casa dell’Inter misura 68 metri. Sembra una differenza minima, ma non lo è. Tre metri in più di larghezza significano 315 metri quadrati aggiuntivi in cui correre e crossare. L’Inter non solo è più abituata a farlo, ma ha anche gli uomini giusti, a partire da Dimarco. I norvegesi sono efficaci nella costruzione centrale, ma soffrono di più i duelli sugli esterni.
La qualità della rosa
L’ultimo, forse banale, punto a favore dell’Inter è la qualità tecnica della rosa. Martedì a San Siro i nerazzurri non saranno certo al completo. Non ci sarà Lautaro, che per recuperare dall’infortunio al polpaccio avrà bisogno di almeno altre quattro settimane. Çalhanoglu e Dumfries, finalmente rientrati in gruppo, dovrebbero partire dalla panchina. Ma i giocatori a disposizione di Chivu bastano e avanzano – almeno sulla carta – per avere ragione di Hauge e compagni. Da Akanji a Bastoni, da Zieliński a Dimarco, fino agli attaccanti, l’Inter ha qualità tecnica in ogni reparto. La sfida sarà riuscire a sfruttarla, attraverso organizzazione tattica e coraggio nelle giocate.




