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Informazione Campania – SALERNO – VERNISSAGE DELLA MOSTRA FOTOGRAFICA “LE PRIME TRE ORE DI FERDINANDO VASSALLO 8=16 +7”

Ferdinando Vassallo in mostra a Salerno | Artribune

Venerdì 30 gennaio, presso gli spazi di Linee Contemporanee, in Salerno, vernissage della mostra fotografica “Le prime tre ore di Ferdinando Vassallo 8=16 +7”, in sinergia con Fornace Falcone e Cerzosimo Fotografia, che sarà fruibile sino al 16 febbraio. Il ri-sveglio, la ri-nascita, il ri-conoscersi dei due artisti rovellesi.

Sarà giorno di cuspide venerdì 30 gennaio, presso gli spazi di Linee Contemporanee, siti in Salerno alla via Parmenide 39, dove si incroceranno i segni e le ragioni estetiche di due artisti nati in Montecorvino Rovella, Ferdinando Vassallo, che va a chiudere la sua mostra la mostra “45 Ceramiche da 45 cm”, ovvero 45 piatti di ceramica, per la XVIII edizione di questo format ideato da Valerio Falcone, e dalla sua Fornace, frequentata dal ceramista e il fotografo Armando Cerzosimo, il quale andrà ad inaugurare, alle ore 19, la sua originale mostra “Le Prime tre ore di Ferdinando Vassallo 8=16 +7” (il 14 gennaio 2026, dalle ore 15,07 alle 18,05) che sarà fruibile sino al 16 febbraio. “Tra i tanti esercizi fotografici, – ha rivelato Armando Cerzosimo – questo ultimo mi è particolarmente caro. Ho ri-visto Nando dopo anni. Pur essendo figli della stessa terra, a volte ci allontaniamo, ognuno alla continua ricerca di rive più sicure. Gli ho chiesto di poter fotografare le prime tre ore della sua giornata. Entrando nel suo mondo, ho voluto essere da lui “ri-conosciuto” come colui che “Im-mortala”. “Armando Cerzosimo – scrive la docente Cristina Tafuri – sembra interessato in maniera quasi esclusiva dalla presenza dell’uomo sulla scena del mondo, anzi dal destino dell’uomo, dalla sua fatica di vivere. Nello stesso tempo non prescinde da una osservazione minuziosamente attenta della quotidiana realtà, sopprimendo il sospetto dell’effimero e del contingente insito nella rappresentazione di immagini naturali. In queste foto particolari, che Cerzosimo ha fatto al ceramista e caro amico Ferdinando Vassallo, è presente una insuperabile capacità di condurci “dentro” agli aspetti didascalici, a scoprire le significazioni di un rapporto intensissimo con le cose e gli uomini. Le foto che riprendono il ceramista sono state fatte in un unico giorno e solo in tre ore, e Cerzosimo, data la sua familiarità con l’artista, con un sapiente gioco di luci, che sembrano avvicinarsi timidamente, accarezzando quasi il protagonista, fa emergere il suo sguardo che sembra essere sospeso tra i confini dell’inconscio e dell’angoscia, in bilico su un precipizio invisibile ma non per questo meno pauroso. Guardando le foto di Cerzosimo si assiste ad uno spettacolo, potremmo dire, ad una “visione” di un doppio, in cui l’uomo cerca la sua più segreta ragione di vita, che inventa nuove metamorfosi, e nelle stesse cose, negli oggetti banali e quotidiani, cerca di ricomporsi”. “(…)È quel che rende avvincente – scrive Marco Alfano curatore delle due mostre contingenti – il racconto sospeso di queste fotografie di Armando Cerzosimo, che lascia lo sguardo libero di vagare nelle ore, nei minuti trascorsi insieme, concentrandosi a volte sugli occhi malinconici, animandosi altrove dinnanzi al tono fremente d’uno sguardo amorevole rivolto alle ultime opere disposte in penombra, in una fotografia che chiude la serie, “composta” con sobria, abile sicurezza”.

“Fare fotografie significa riconoscere – simultaneamente e in una frazione di secondo –contemporaneamente il fatto stesso e la rigorosa organizzazione di forme percepite visivamente che gli dà significato. E’ mettere la testa, l’occhio e il cuore sullo stesso asse”. È questa la più nota affermazione di Cartier-Bresson. La fotografia rappresenta un mezzo attraverso cui si raccontano le piccole e grandi storie dell’umanità. Come tutte le arti, la fotografia ha la capacità di andare oltre il semplice significato del soggetto, rivelando dimensioni più profonde e spesso imprevedibili, ma per farlo è necessario “pulire continuamente lo specchio” per dirla con John Coltrane. Un ordine entropico, una sorta di forza caotica ma al tempo stesso strutturata, guida il viaggio attraverso le infinite possibilità offerte dal mezzo fotografico. Scene e oggetti creano un dialogo continuo tra le immagini, il soggetto e il fotografo, una conversazione a più voci che attraversa il tempo e lo spazio. Una prospettiva, questa che permette, attraverso il segno di Armando Cerzosimo, di vedere la fotografia come un mezzo di rappresentazione, un viaggio nell’infinito istante che si apre a molteplici interpretazioni e connessioni, rivelando come ogni immagine sia parte di un discorso ampio e condiviso nel tempo e nello spazio. Esercizio fotografico, quello di Armando Cerzosimo che ha il suo inizio nel sonno, quel momento in cui Platone, scrive nel Fedro in cui si perde il controllo della nostra razionalità” e Schopenhauer che “La vita e i sogni sono pagine di uno stesso libro. La lettura continuata si chiama vita reale. Ma quando l’ora abituale della lettura (il giorno) viene a finire e giunge il tempo del riposo allora spesso seguitiamo ancora, fiaccamente senza ordine e connessione, a sfogliare qua e là qualche pagina: spesso è una pagina già letta, spesso un’altra ancora sconosciuta, ma sempre dello stesso libro” (Die Welt, I, 5). L’arte è e resta continua recherche, fino alla morte fisica, e anche se la vita reale non è un sogno, ciò non dimostra il contrario, quindi il sogno fa parte integrante della vita reale: contiene più realtà di quanta se ne possa immaginare, scrive Cartesio, il quale in sogno abbracciò la Nuova scienza, tuffandosi in acque profondissime. “Essercizi” di fotografia, esercizi d’arte, Armando Cerzosimo plays Ferdinando Vassallo: lo Scarlatti che, nel “Memoriale del convento” di Josè Saramago guarisce, attraverso il suono dell’incantevole strega Blimunda, è un personaggio del sogno che usa il suo clavicembalo per operare un prodigio. Ma quel che ci trascina, nella scena creata da Saramago, non è il clavicembalo: è il prodigio. L’occhio fotografico di Cerzosimo, non diviene solo veicolo di verità storiche, che “im-mortala”, ma di prodigi, con i suoi silenzi, le attese, i colori sottilissimamente variati e con tutta l’apertura dei “piani” prospettici, in tutto il loro “significante”.


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