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Informazione Campania – NAPOLI – “NON VOLEVO USCIRE”: LORENZO GOCCIA IN CONCERTO

Non voleva uscire, alla fine è uscito. Finalmente. e adesso anche il concerto. Non volevo uscire è il disco d’esordio di Lorenzo Goccia, cantautore – o meglio, come lui sottolinea, “scrivano canterino” – che debutta con un lavoro fresco, ispirato, un esempio di canzone d’autore contemporanea nella quale temi esistenziali, dalla fragilità all’identità, dall’antispecismo all’alienazione, convivono in una veste talvolta ironica, agrodolce, sempre delicata.

Con un pensiero speciale alla memoria di Paolo Benvegnù, l’indimenticato cantautore morto il 31 dicembre 2024, la cui scomparsa ha definitivamente spinto Lorenzo a terminare il disco. Il cantautore sarà in concerto – insieme a La Claud (chitarra elettrica e synth) e Rossella Rizzaro (voce e percussioni) – venerdì 5 giugno a Porto Petraio (Salita Petraio 18 D, stazione Petraio della Funicolare Centrale): un’occasione ghiotta per ascoltare le canzoni del suo nuovissimo disco.

Lorenzo Goccia, di origine salentina ma napoletano d’adozione, ha debuttato nel 2018 con il romanzo Fiore di Zolfo, promosso con le “presentazioni esperienziali”, degli incontri in cui i partecipanti diventavano protagonisti con attività di scrittura emotiva ed esercizi di nostalgia. In tanti lo hanno avvistato nelle vie di Napoli con una curiosa azione artistica: maschera con muso suino, chioma di salsicce di cartapesta, eseguiva una buffa coreografia sulle note del brano Salsiccia, una canzone antispecista con la quale ha vinto il Premio Radio Alba nel Green Music Contest. Nell’estate del 2025 ha lanciato la campagna di crowdfunding intitolata Il disco che non voleva uscire, giunta a compimento grazie al sostegno della sua fanbase, che finalmente ha consentito la realizzazione di Non volevo uscire.

A metà tra uno scrittore e un cantautore, Lorenzo Goccia si sente più a suo agio nella definizione ibrida di “scrivano canterino”: «Non è semplice definirsi cantautore perché questo termine mi fa venire in mente i miei miti, i miei modelli: mi fa sempre un po’ strano che la parola che ci definisca sia la stessa per me e per loro. Lascio volentieri a chi mi ascolterà la possibilità di definirmi “cantautore”. E se lo farà, accetterò volentieri questa definizione!». Non volevo uscire è un ideale cammino tra temi chiave del mondo contemporaneo, con riflessioni caustiche sulle relazioni (Indifferenziato, Verme Solitario, Digiuno, con la partecipazione di Elisabetta Serio al pianoforte); senza dimenticare la potente arma dell’ironia, Lorenzo dà voce ai nostri nuovi connazionali strizzando l’occhio a L’Italiano di Toto Cutugno (Italiano Nero con la partecipazione di Seb alla voce), si interroga sulla condizione animale immedesimandosi in un insaccato (Salsiccia), parla di alienazione (La Rivoluzione può aspettare) e di disuguaglianze sociali (la ballata Tutti Uno). L’album si chiude con una irriconoscibile versione, melodicamente stravolta, di un classico del pop italiano degli anni ’80 che qui diventa sussurrato e malinconico (Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri). Dichiara Goccia: «Spesso creiamo dei legami intimi con le canzoni e scegliere di rileggerne una che amiamo è una responsabilità. Con Sarà perché ti amo le cose sono andate diversamente: il distacco emotivo che nutro nei confronti di questo brano mi ha concesso una maggiore libertà, perfino quella di modificarne la melodia che, in una canzone, ha la fama di essere l’elemento intoccabile. E visto che l’originale è anche un brano che conoscono tutti, mi diverte pensare che l’ascoltatore possa immaginare un po’ del mio processo creativo. Inserirla mi ha permesso di mostrare una sfumatura diversa di me».

Dopo venticinque anni di vita napoletana, Lorenzo Goccia è di fatto un partenopeo acquisito e Non volevo uscire è figlio anche della vitalità cittadina, delle sue contraddizioni, come spiega l’autore: «Napoli è come un’amante che ha continui sbalzi d’umore che, di conseguenza, influenzano anche i tuoi. Sa incantarti e fornirti continua ispirazione oppure stordirti con la sua sovrastimolazione continua, anche sonora. È una città così intensa che vuoi distaccartene, ma se te ne distacchi ti manca».


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