Infanzia e giovani in Calabria: poche risorse per attuare politiche di ampio respiro
«Non può esserci sviluppo economico, coesione sociale né futuro del lavoro senza una generazione posta nelle condizioni di crescere con dignità, diritti e opportunità». Lo scrive in un documento la Uil che si concentra sul tema delle politiche per infanzia e adolescenza nel nostro Paese.
Il documento fotografa la situazione in cui versa il comparto delle azioni per lo sviluppo psicofisico, culturale e sociale delle giovani generazioni e punta il dito contro l’evoluzione – ormai strutturale – di un sistema pensato sulla base di progettazioni specifiche, spesso di piccolo e medio cabotaggio, in luogo di azioni e misure capaci di affrontare le esigenze in maniera strutturale e specifica su tutto il territorio.
«Il nodo strutturale è che non è in discussione soltanto l’ammontare delle risorse disponibili – si legge nel report -, ma la loro capacità di sostenere un sistema pubblico di servizi programmato. La riduzione dei fondi strutturali nazionali, a fronte dell’espansione di quelli straordinari, spesso di origine europea, ha spostato l’asse delle politiche dalla programmazione ordinaria alla logica del progetto».
Alcuni dati. Il Fondo infanzia e adolescenza, all’atto della costituzione nel 1998, contava su risorse per 48,3 mln di euro. Oggi mette a disposizione 26 mln di euro per tutto il Paese (a Reggio Calabria appena 990mila euro). Una riduzione del 46% in termini nominali che, in termini di economia reale, arriva quasi al 70%.
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