Industria della difesa: quanto valore crea un addetto?
Quando si parla di Industria della Difesa il dibattito pubblico tende ancora a restare astratto. I numeri, invece, sono estremamente concreti. Secondo i dati di settore ripresi anche da Fortune, la spesa militare globale ha superato nel 2024 i 2.400 miliardi di dollari, con un incremento annuo superiore al 6%. In Europa la crescita è stata ancora più marcata, con diversi Paesi che hanno portato la spesa oltre il 2% del PIL e piani di investimento pluriennali già coperti a bilancio fino al 2030. Dentro questo scenario, l’elemento chiave non è solo quanto si spende, ma dove si crea valore. Un addetto dell’Industria della Difesa ad alta tecnologia genera mediamente tra i 110.000 e i 140.000 euro annui di valore aggiunto. La media manifatturiera italiana si ferma tra i 55.000 e i 65.000 euro. In termini semplici significa che un lavoratore IdV vale quasi il doppio. Non per magia, ma perché lavora su elettronica avanzata, software critico, sensoristica, integrazione di sistemi e cyber security, tutti ambiti ad altissima intensità di competenze.

Il gruppo Leonardo è uno degli esempi più chiari di questa dinamica. Nel 2024 ha superato i 17 miliardi di euro di ricavi, con un portafoglio ordini che ha oltrepassato i 39 miliardi. Più del 60% arriva da elettronica per la difesa, sistemi radar, sensori, avionica e soluzioni digitali. La marginalità industriale di questi segmenti è nettamente superiore alla media manifatturiera tradizionale e garantisce continuità occupazionale su orizzonti decennali. Applicare questo ragionamento a Bolzano non è un esercizio teorico. In un territorio piccolo, un singolo addetto IdV che genera 120.000 euro di valore aggiunto produce un impatto economico sproporzionato. Se si considera l’effetto indotto, ogni posto di lavoro diretto ne attiva almeno altri due nell’indotto qualificato, tra fornitori, servizi avanzati, ricerca e formazione. Significa che 100 addetti ad alta specializzazione possono generare oltre 30 milioni di euro annui di PIL complessivo tra diretto e indiretto.

Bolzano ha alcune caratteristiche chiave per intercettare questa filiera. Un ecosistema formativo in grado di produrre competenze STEM (legate a scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Un tessuto di PMI tecnologiche adattabili alle catene di fornitura complesse. Un contesto territoriale stabile che riduce il turnover. In un settore come quello della difesa, dove la sicurezza delle competenze è tanto importante quanto la sicurezza dei sistemi, questi fattori pesano quanto i costi. Con Leonardo, il territorio potrebbe rafforzare attività su elettronica e sensoristica, test e validazione di sistemi complessi, cyber security industriale e integrazione software hardware. Sono segmenti in cui il valore per addetto supera spesso i 130.000 euro annui e dove la domanda europea è strutturalmente destinata a crescere almeno per i prossimi quindici anni.
Il punto politico ed economico è semplice. Senza una base industriale nella difesa non esiste autonomia strategica. Senza territori capaci di assorbire e sviluppare tecnologia, l’industria resta concentrata e fragile. I dati di Fortune e i numeri di Leonardo indicano che l’Industria della Difesa non è un costo da subire, ma una leva di sviluppo ad altissimo rendimento. Per Bolzano scegliere di starci dentro significa più occupazione qualificata, più PIL e più capacità di decidere il proprio futuro industriale. Restarne fuori non è prudenza. È rinuncia.
⌨️ Marco Pugliese




