Indigo De Souza – Precipice: Synth sull’orlo del precipizio :: Le Recensioni di OndaRock
Tempo di cambiamenti per Indigo De Souza. Cambiamenti di vita, anche traumatici, con il trasferimento a Los Angeles dopo che la sua casa ad Asheville (North Carolina) era stata distrutta dall’uragano Helene. Cambiamenti musicali, con la firma per la Loma Vista Recordings, fondata da Tom Whalley (in precedenza Ceo della Warner Bros. Records). “Precipice”, uscito a luglio di quest’anno, è il primo lavoro per la nuova etichetta, nonché il quarto album della cantante americana, che nel corso degli anni s’è guadagnata, meritatamente, un suo spazio nella variegata galassia dell’indie-rock. Spazio contrassegnato dalla sua indiscussa capacità di unire una sensazione di immediatezza, spontaneità, financo urgenza nelle composizioni, con una buona dose di cura nelle melodie, risultanti subito gradevoli e orecchiabili.
Il nuovo album spinge su entrambe le direzioni; lo fa innestando nelle canzoni di Indigo De Souza la parziale novità dei synth e delle drum machine, laddove prima c’era un rock imperniato su chitarra, basso e batteria. E che forse cominciava a stare un po’ stretto, considerato che rispetto a “Any Shape You Take” (2021), “All Of This Will End” (2023) suonava più scontato e meno d’impatto. Ma tra evoluzione e tradimento, a volte, il crinale è molto sottile, così non sono mancate le critiche per la direzione intrapresa, in particolare perché le soluzioni melodiche non sono sempre state giudicate particolarmente originali e all’altezza.
L’album si apre con “Be My Love”, una vera e propria intro, quasi totalmente musicale, nella quale compaiono i nuovi suoni e strumenti. La successiva “Crying Over Nothing” mette subito al centro la novità sonore, mentre con una voce carica di dramma Indigo canta la propria sofferenza emotiva. “Crush” è un brano molto eighties e con un ritornello pop zuccheroso che è una novità nella discografia della cantante, nonché uno dei pezzi che più farà storcere il naso ai fan della prima ora. Non convince del tutto neanche la successiva “Not Afraid”, rock con sonorità elettroniche e un ritornello che prova a farsi solenne. Eco della Indigo più vecchio stampo è la successiva “Be Like The Water”, che, pur nella nuova veste indie-pop, risulta efficace.
“Heartthrob”, il primo singolo, funziona grazie all’urgenza che riesce a trasmettere e al ritornello che fa il vuoto all’improvviso. “Dinner” e “Clean It Up” sono due ballate intimiste e melodiche, che anticipano “Heartbreaker”, che segue la stessa scia ma con più chitarre ed energia.
Prima della fine incontriamo ancora “Pass It Bay”, uno dei pezzi più riusciti, in cui la nuova veste più pop si incontra con l’indie-rock e con una melodia ben congegnata. La title track chiude il lavoro con richiami a Phoebe Bridgers e conferendo al tutto una dimensione intimista che così risulta più a fuoco.
“Precipice” può essere visto come un album di transizione; e come spesso capita in questi casi, non abbiamo un lavoro del tutto riuscito, perché l’innovazione non è ancora ben metabolizzata e non mancano quindi momenti più deboli. Ma a dare consistenza al disco è il fatto che Indigo De Souza conferma ancora una volta una delle sue qualità principali, chitarre (che comunque stanno ancora al centro) o synth che siano: l’immediatezza emotiva che traspare dalle sue storie, la capacità di affrontare temi pur molto presenti nella canzone (e nel dibattito odierno) come il trauma, l’identità, l’amore e salute mentale, e soprattutto la sincerità che trasmette la sua voce (ma così ben governata). Per certi versi, si può vedere come una conferma del suo talento, in una fase di passaggio, in attesa di scoprire dove ci porterà.
10/09/2025




