indagati un ragazzo, la fidanzata e un buttafuori. La polizia il coltello che ha ucciso Hekuran

Tre indagati per minacce e porto abusivo di armi, mentre per l’accusa di omicidio volontario il fascicolo resta a carico di ignoti. Certo che i coltelli usati erano due, uno dei quali ritrovato. Gli investigatori hanno hanno copiato il contenuto dei telefoni di tutti i ragazzi identificati e che hanno partecipato alla rissa.
I tre indagati e il secondo coltello
Le tre persone finite sotto la lente degli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Gemma Miliani, sono un ragazzo, che ha fatto ritrovare alla Squadra Mobile un coltello, dichiarando di averlo gettato dopo la colluttazione e di averlo impugnato solo per difendersi da un’aggressione. Questo secondo coltello, differente da quello che ha ucciso Hekuran, conferma la pericolosità della rissa e la presenza di più armi bianche sul luogo della tragedia e desta preoccupazione per il fatto che nelle notti perugine circolano persone con il coltello in tasca. Indagata anche la fidanzata, che avrebbe ammesso di aver tenuto momentaneamente l’arma per conto del ragazzo. Avviso di garanzia anche per un vigilante del locale, il cui ruolo negli eventi accaduti a distanza dall’entrata del locale è ancora tutto da chiarire per gli investigatori.
Il giallo dell’omicidio: nessun testimone e nessun video
A rendere particolarmente complesso il lavoro degli investigatori è l’assenza di testimoni oculari decisivi. Nessuno, infatti, ha dichiarato di aver visto il momento preciso dell’accoltellamento che ha ucciso il giovane. Anche il fratello della vittima, pur essendo stato ferito a una gamba da un fendente, non è stato in grado di fornire indicazioni utili per identificare l’aggressore di Hekuran.
A questo si aggiunge il buio delle telecamere di sorveglianza. Le uniche presenti, all’ingresso del parcheggio, non hanno ripreso la scena del delitto. Le immagini provenienti dall’interno della discoteca, invece, non hanno sono state ritenute utili ai fini investigativi. La Polizia sta, quindi, procedendo con le analisi forensi dei contenuti dei telefoni cellulari sequestrati agli indagati, nella speranza di ricostruire la dinamica e individuare i responsabili.
La ricostruzione: una serata tra amici trasformata in tragedia
Hekuran Cumani non era un ragazzo in cerca di guai. Lavoratore saltuario in inverno e impiegato nella stagione estiva in un ristorante di Senigallia, era a Perugia per una delle sue consuete serate nel fine settimana con gli amici di sempre, partiti in dieci da Fabriano.
Gli screzi tra i due gruppi sarebbero avvenuti durante la serata nel locale di Porta Conca. Da un lato gli amici della vittima, dall’altra dei giovani di Ponte San Giovanni, periferia di Perugia, composto per lo più da giovanissimi di origini nordafricane e già noti alle forze dell’ordine per comportamenti sociali pericolosi.
La situazione è degenerata quando i due gruppi si sono ritrovati nel vasto parcheggio non custodito di fronte al Dipartimento di Matematica e Informatica. È lì che, intorno alle 4.30 dell’alba, è scoppiata la rissa che è culminata con il fendente letale al cuore di Hekuran. Il gruppo dei perugini è poi fuggito, lasciando il giovane esanime sull’asfalto.
Le ipotesi e il mistero sull’arma del delitto
Tra le piste seguite dagli inquirenti, c’è quella che il coltello del delitto sia stato portato sul posto da una persona inizialmente non presente alla discussione, forse chiamata come rinforzo. Un’altra ipotesi è che l’arma si trovasse già in una delle auto. Coltello che non è stato ancora ritrovato.
Le indagini hanno finora escluso che dietro l’omicidio ci siano questioni di droga o legami con bande criminali organizzate. L’episodio sembra essere il tragico esito di una lite nata per motivi futili, ma in un clima già teso e reso ancor più pericoloso dalla facile disponibilità di armi.
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