Marche

incursioni choc tra chiese e edifici del sisma, 4 denunce dei carabinieri di Caldarola e Norcia


CALDAROLA – Profanazioni, incursioni illegali e video pubblicati online per ottenere visibilità: è questo lo scenario inquietante emerso dall’indagine condotta dalla Stazione dei carabinieri di Caldarola, che ha portato al deferimento di quattro persone – due uomini e due donne, tra i 26 e i 49 anni, residenti in Lombardia – alla Procura della Repubblica di Macerata. Sono ritenuti responsabili, in concorso, di violazione di domicilio, violazione di sepolcro e danneggiamento aggravato.

Non sono le prime incursioni

I quattro indagati non erano nuovi all’attenzione degli investigatori. Già nell’ottobre 2025 erano stati coinvolti in un’altra inchiesta degli stessi carabinieri, insieme ad altre sette persone, per una serie di incursioni in edifici privati, storici e religiosi resi inagibili dopo il terremoto del 2016.
Un contesto fragile, quello delle aree colpite dal sisma, trasformato in bersaglio per azioni illecite.

Il macabro “spettacolo” sui social

Le indagini hanno fatto emergere un modus operandi tanto lucido quanto inquietante: gli indagati si introducevano negli edifici abbandonati, esplorandoli e documentando tutto con video e fotografie, poi pubblicati su Instagram.
L’obiettivo era raccontare “il tempo che si è fermato”, ma dietro quei contenuti si nascondeva anche la ricerca di visibilità e guadagni legati alle visualizzazioni.

Il culmine: la profanazione della tomba

Il punto più grave dell’intera vicenda si è registrato lo scorso 6 gennaio a Norcia.
Secondo quanto ricostruito, i quattro si sarebbero introdotti all’interno di una chiesa del Seicento, in una frazione del centro benedettino, utilizzando torce e arnesi da scasso.
Qui avrebbero profanato la bara contenente le spoglie della badessa dell’antico monastero, un gesto che ha superato ogni limite, trasformando una “esplorazione” illegale in un atto gravissimo e offensivo.

Le prove tra telecamere e social

Fondamentali per ricostruire l’intera vicenda sono state le immagini dei sistemi di videosorveglianza, sia pubblici che privati, insieme all’analisi dettagliata dei contenuti pubblicati online.
Un lavoro incrociato che ha permesso agli investigatori di seguire le tracce del gruppo e documentare una condotta reiterata nel tempo.




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